Intervista a… Emanuela Bussolati

“Architetto, invece di case e grattacieli ha scelto di progettare e illustrare libri per bambini, in particolare per piccolissimi. L’idea di seminare emozioni e allegria le piace molto, ed è così che con i suoi disegni e le sue storie ha raggiunto bambini di tutto il mondo.”

Dopo aver dedicato due interi mesi a Emanuela Bussolati non potevamo fare a meno di una chiacchierata con lei: i suoi personaggi, le sue illustrazioni, le immagini fantastiche che ha saputo creare, sono entrate a far parte della nostra vita di lettori/lettrici.
Non basta: abbiamo in serbo altre sorprese per chi avrà la pazienza di attendere e leggere tra le righe… 😉

Eccoci allora con le nostre domande:

“Mi ritengo una figurinaia che inventa libri”: una definizione che ci è piaciuta tanto, che parla di mestiere, di modo, di fantasia e di libri, così importanti per la formazione e l’educazione dei nostri bambini. Inventare libri, per bambini molto spesso piccolissimi (le sue collane in collaborazione con La Coccinella sono famosissime) non deve essere così facile: la sete di imparare e la voglia di conoscere dei piccoli sono la sua fonte ispiratrice, ma cos’altro? Da dove partono le idee? Come nascono e come crescono?

Quando studiavo chitarra classica, il mio maestro diceva che per riuscire la passione non basta: occorre la costanza. Ma costanza e passione non bastano. Occorre la capacità di coinvolgere, di comunicare. Credo sia la stessa cosa per tante discipline (e che creare libri sia anche disciplina, è fuor di dubbio!)
Ma per entrare nel cuore del mio lavoro, io osservo molto i bambini e ho giocato e gioco spessissimo con loro. Le situazioni di stupore, di paradosso, di interpretazione della realtà, la loro “logica” sono una continua fonte di spunti che mi piace mettere nei libri. Altri spunti-incredibilmente ma a mio parere molto naturalmente, “entrano” quando, invece di lavorare, riesco ad andare a spasso, a “far flanella”. Allora i miei piedi portano sempre la testa in luoghi interessanti, pieni di storie. Ma certo non è finita qui: di questi spunti e di queste storie, nel setaccio della realizzazione, passano poche idee. Alcune, dopo poco, mi sembrano inconsistenti. Altre non saprei come renderle vivaci e raccontabili, altre sono troppo complesse…
Alla fine ne restano un paio sulle quali sarebbe bene buttarsi a capofitto, per conservare la freschezza dell’illuminazione (ricordo la lampadina di Edy – da Edison, il personaggio disneyano di Eta Beta, fantastico e purtroppo passato di moda. Eta Beta dopo aver ricevuto la luce della lampadina di Edy, si metteva subito al lavoro, tirando fuori dal suo gonnellino di selvaggio extraterrestre ogni attrezzo che riteneva utile.
Ecco, così devo fare: tirar fuori matite, colori, carta, computer e vederla fuori di me quell’idea, per capire se altre persone possano apprezzarla, divertendosi, sognando, emozionandosi. E questo è un percorso ben più lento dell’accendersi della lampadina. Per me, figurinaia, significa pulire dai fronzoli, portare all’essenziale, fare rinunce, riconoscere difetti ai quali magari ci si è affezionati, scontrarmi con il senso di inadeguatezza… insomma lavorare duro!
Comincio che vorrei subito mollare il colpo. Poi la matassa si dipana e tutto scorre e alla fine si vorrebbe avere il tempo di rivedere, lucidare, sistemare… Invece spesso la scadenza di consegna- se l’idea è piaciuta a un editore- non lo consente. Si consegna e mi dico: tanto lavoro ed è tutto qui? Ma questo lavoro poi arriva a molti bambini, che si emozionano, si divertono, scrivono e così ogni cosa è illuminata!

bussolati

In una sua intervista abbiamo letto che uno dei libri che ama di più è “Storie per occhi e per bocca“, realizzato insieme a Roberto Piumini. Lo abbiamo letto anche noi tempo fa e lo riprendiamo spesso in biblioteca, tanto che forse Babbo Natale o qualche folletto ce lo regaleranno presto: la musica nelle storie, il leggere a voce alta, l’essere coinvolti in prima persona nelle letture dei nostri figli, non solo belle immagini, ma anche musica e suoni fanno più bella una storia!

“Storie per occhi e bocca” fanno parte di quel gruppo di libri che ho illustrato per grandi autori divenuti anche grandi amici: Bianca Pitzorno (L’incredibile storia di Lavinia, primo fra tutti), Beatrice Solinas Donghi (La gran fiaba intrecciata, Quell’estate al castello, ecc.), Roberto Piumini.
Lo amo particolarmente perché la collana aveva delle regole che ho rotto autonomamente, comportandomi come un regista che interpreta con il suo film un romanzo. Ho sperimentato una proposta del tutto diversa da quella attesa e ha funzionato. Un linguaggio originale. I libri sono stati usati anche per aiutare i bambini di altre lingue a comprendere l’italiano. Ho tentato qualcosa di simile coordinando la collana L’Oca Blu per Il castoro. In “Fiabe per occhi e bocca” il mio commento personale alla storia è nei teatrini delle pagine dispari, che si scompongono e partecipano alle emozioni delle fiabe. Io amo il teatro e in particolare quello di animazione e da lì, dai mei ricordi di bambina seduta in piazza a vedere Fagiolino e Sandrone, ho tirato fuori le mie illustrazioni per questo libro.

L’avventura di Piripù: un esempio di quanto sia importante la voce, la modulazione dei toni, e di quanto non siano tanto le parole – a volte – a fare le storie quanto le espressioni e le emozioni. Ci racconta come sono nati il piccolo Piripù Bibi e la sua famiglia?

Si era in un periodo in cui si diceva che il libro fa tutto nella vita di un bambino. C’erano gare di lettura e vinceva chi leggeva di più, non chi leggeva meglio.
Pensavo che da piccola avevo diverse esperienze: quelle di narrazione delle anziane, al camino, la sera o delle donne che raccoglievano l’uva, durante un temporale, quando con i bambini (me compresa) si rifugiavano in un casottino di legno e raccontavano, raccontavano. L’esperienza vissuta con mio padre, grande lettore a noi bambini, la sera, prima di dormire. Le storie della bibbia, le saghe dei miti, i grandi classici, a me di pochissimi anni facevano comparire immagini e visioni, perché lui interpretava i passaggi con voci diverse, rallentava o sospendeva la lettura per farci stare in sospeso… usava tutti i trucchi che divertivano lui prima ancora di noi. Poi trasformava le fiabe in bellissimi spettacoli di marionette, nel teatrino che avevamo. Eravamo incantati come solo Bergman, in Fanny e Alexander ha saputo raccontare. Io leggevo, sì. Ho sempre letto molto ma non per vincere. Questa cosa mi disturbava profondamente. Desideravo trasmettere a insegnanti e genitori che la lettura è importante se gli adulti vi si appassionano. A un convegno, durante il quale volevo parlare di questo, era presente un attore, Antonio Panella. Mi venne un’idea: gli chiesi, a un mio cenno di raccontare una fiaba in gramlo, il linguaggio dei guitti medioevali, che dovendo passare di dialetto in dialetto, avevano inventato un modo di comunicare trasversale. Malgrado la stranissima lingua usata da Antonio, il pubblico indovinò la fiaba e capì benissimo che il messaggio era:

appassionatevi a quello che leggete, con l’idea di condividere questa gioia con il bambino e il bambino amerà i libri.

Ma in quel momento pensai che bisognava raggiungere tante persone e mi venne in mente il linguaggio piripù: per il puro piacere di raccontare storie ai piripù bibi.

Piripù Bibi è piccolo, un po’ indolente, un po’ furetto, di gran cuore e vuole diventare grande ma naturalmente parla una sua lingua. Se vogliamo accogliere, comprendiamo qualsiasi lingua del mondo. I bambini capiscono benissimo. A Genova hanno fatto più di 500 laboratori con bambini provenienti da tutto il mondo. La maestra Rosa, che aveva seguito questa esperienza, l’ha riproposta alla scuola dell’infanzia più colorata del mondo e funziona. Funziona perché chi legge ci mette cuore e piacere di leggere ai bambini. e li guarda, per capire se li coinvolge o no. E fa facce strane e voci diverse emersi, senza sentirsi ridicola. Così sono nate queste storie.

Ecco cosa sarebbe fantastico: uno schizzo da portare sempre con noi, un personaggio per i lettori di ZeBuk, piccolo piccolo, un segnalibro o una dedica che ci ricordi le nostre chiacchiere di oggi e la gioia di raccontare storie ai nostri bambini!

[Questa ultima domanda è uscita così, per azzardo, direi. Definiamolo “esperimento”: un sogno nel cassetto di Zebuk è quello di raccogliere un bel gruppo di personaggi, donati dai nostri autori preferiti nella forma che loro preferiscono. Personaggi che insieme al nostro gufo portafortuna potranno – un giorno, chissà, stando insieme e conoscendosi – andare in giro per il mondo a raccontare una storia, fatta di amicizia, libri e giochi. La risposta di Emanuela, che scoprirete cliccando qui sopra, è stata fantastica! Addirittura una canzoncina fatta su misura per Zebuk!
Ma quanto ci piace, il nostro piccolo Piripù? 😉

Grazie Emanuela, per l’amore, la semplicità e la fantasia che sai far entrare nei cuori di chi legge le tue storie. Grazie da tutto lo staff di Zebuk!

[credits: morguefile.com]

Polepole è Silvia, lettrice affamata e da poco tempo molto selettiva, geometra, architetto, perenne studente della vita. Sono nata nel 1973, in un soleggiato ultimo giorno di aprile, ho un marito e due figli meravigliosi, che riempiono la mia vita di emozioni belle. Passerei l’intera esistenza sui libri, con tazza di cioccolata fumante al seguito, senza distogliere lo sguardo se non per farmi conquistare dalla copertina di un altro libro.

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