La fiera del libro per ragazzi di Bologna: ogni volta una meraviglia #giuntipercrescere

*Scritto in collaborazione con Giunti

 

Devo fare una confessione piuttosto imbarazzante: la mia vita da lettore è cominciata molto tardi, almeno fino a 18 anni i libri sono stati per me entità distanti e nebulose. A quanto pare però, l’imbarazzo è solo mio vista la percentuale di lettori in Italia, ammesso e non concesso che iniziare a leggere da giovanissimi porti davvero ad un futuro da forte lettore.

Adesso che posso dirmi con piacere una onnivora di libri, amo partecipare agli incontri importanti, le fiere di settore e gli eventi mondani: per questo cerco di andare appena posso a Bologna Children’s Book Fair, l’appuntamento leader dell’editoria per ragazzi.

Mi sento come Alice dietro lo specchio: continuo a girare fissando gli stand a bocca aperta senza sapere dove fermarmi.

La particolarità del libro per ragazzi è la fase illustrativa, che diventa padrona e leva di qualità: ho visto migliaia di libri meravigliosi e li avrei voluti comprare tutti, tutti.

Ospite di Giunti ho avuto la possibilità -sempre più rara- di sentire dalle parole di Beatrice Fini, uno dei dirigenti dell’azienda, come si sviluppa e quale sia la mission di una casa editrice che è leader del settore ragazzi con più del 27% del mercato. Il tempo è volato ascoltando questa donna appassionata, direttrice editoriale del gruppo, che parla di futuro e progetti, toccando punti tanto interessanti e delicati e facendomi venire voglia di andare a visitare l’archivio storico Giunti a Firenze, dove si possono trovare anche le tavole originali di Pinocchio, uno dei primi libri pubblicati. Sapere che esistono standard di qualità tecnica a cui non tutti gli editori aderiscono, fa comprendere quanto sia importante fare attenzione a ciò che leggono i nostri figli e permette di confrontare prodotti e prezzi. Sentire che c’è una grandissima attenzione dal parte del gruppo Giunti per le piccole case editrici inglobate da poco, a cui si lascia intatta l’identità territoriale e una indispensabile indipendenza di scelta.

Esiste un progetto molto interessante che riguarda la pubblicazione in Italia di best seller internazionali non ancora tradotti; ad esempio “Bisa Bia, Bisa Bel” dell’autrice brasiliana Ana Maria Machado è un libro vendutissimo che parla del rapporto tra nonni e nipoti e dell’importanza di conoscere la storia, uscirà in aprile. Quale migliore occasione per viaggiare con la mente per i nostri ragazzi, conoscere abitudini e vissuti diversi, sapere ciò che piace ai coetanei di tutto il mondo: in fondo se un testo piace ad una certa latitudine potrebbe certamente essere apprezzato anche oltre, soprattuto nei giovani, che sono per definizione liberi dai condizionamenti delle sovrastrutture sociali?

Avete mai assistito ad un incontro con l’autore? Vi siete mai persi dentro il suo racconto? E’ un’esperienza magnifica ed ogni volta diversa, non smetterò mai di stupirmi.

Francesco D'Adamo
Francesco D’Adamo

Tu sei lì, molte volte non conosci il titolo, perché è nuovo oppure non è il tuo genere, davanti a te ci sta questa persona normalissima che ad un certo punto si accende: e parte con il suo volo. Lunedì ho incontrato Francesco D’Adamo e mi è venuta subito voglia di leggere “Dalla parte sbagliata-La speranza dopo Iqbal”, perché parla di Pakistan e di Italia, perché parla di donne e di lotta contro i soprusi, perché è un libro che finisce bene in memoria di un personaggio tragico del romanzo precedente. Dice l’autore che per qualche tempo ha avuto la curiosità di sapere dove fossero finiti i suoi personaggi, quelli che lui aveva inventato e che per lui erano veri e indipendenti; li ha lasciati andare per un po’ e poi si è messo a guardare e a scrivere quello che era capitato loro, perché un personaggio in fondo non finisce con la fine del libro. Allora si è accorto che non c’è bisogno di fare migliaia di chilometri per trovare situazioni dolorose e ingiuste tra i bambini o tra le donne, che a tutte le latitudini troviamo (purtroppo) chi nasce dalla parte sbagliata e che possiamo fare tanto -anche consigliare un libro- per aiutare i nostri ragazzi a vedere quello che succede nel mondo. Alla mia domanda se fosse consapevole che l’autore ha una responsabilità oggettiva nella crescita culturale di una generazione, D’Adamo ha risposto molto semplicemente che non ha paura, per lui l’importante è scrivere bene, in modo da alzare l’asticella e spingere i giovani a non appiattirsi e ad usare il cervello, il resto viene da solo perché i ragazzi sanno bene cosa fare.

Sono stata una giornata intera in fiera e sono riuscita a gustarmi metà di quello che avrei voluto vedere, tornando a casa molle come una gelatina e a pezzi per la stanchezza.

C’è però questa sensazione meravigliosa che mi rimane costantemente nel pensare che il futuro sarà bellissimo: perché un popolo che crea questi libri meravigliosi, persone che hanno voglia di diffondere la verità e leggere e combattere non possono che avere la vittoria dalla loro parte. E i ragazzi continuano ad avere strumenti bellissimi per poterlo fare: libri e potenziale, armi di distruzione della ignoranza di massa.

 

(Photo credits immagine in evidenza: Il post)

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