Il codice da Vinci, Dan Brown

Il famoso curatore del Louvre, Jacques Saunière, raggiunse a fatica l’ingresso della Grande Galleria e corse verso il quadro più vicino a lui, un Caravaggio. Afferrata la cornice dorata, l’uomo di settantasei anni tirò il capolavoro verso di sé fino a staccarlo dalla parete, poi cadde all’indietro sotto il peso del dipinto.
Come da lui previsto, una pesante saracinesca di ferro calò nel punto da cui era passato poco prima, bloccando l’ingresso al corridoio. Il pavimento di parquet tremò. Lontano, un allarme cominciò a suonare.

Notte fonda, Museo del Louvre.
Saunière, curatore del museo, viene brutalmente ucciso.
Riesce preò a lasciare delle tracce.
Tracce che solo occhi allenati potranno leggere e interpretare.
Saranno gli occhi del professore Robert Langodon, esperto di simbologia, e di Sophie Neveu, nipote di Saunière, a trovare le molte chiavi disseminate dal curatore.
In un viaggio frenetico dalla Francia all’Inghilterra, Langdon e Sophie seguiranno le tracce del priorato di Sion e scopriranno chi e perchè ha ucciso Saunière.

Il codice da Vinci, pubblicato nel 2003, è un best seller internazionale.
Appropriandosi, anche indebitamente, di testi precedenti e teorie religiose da molti criticate, il romanzo scrive una trama appassionante in cui la figura di Gesù viene presentata in modo molto poco ortodosso.
E proprio gli spunti religiosi della storia sono stati uno degli aspetti più criticati del romanzo tanto che la Chiesa invitò i credenti di tutto il mondo a non leggere il romanzo.
A tal proposito Ian McKellen, uno degli interpreti del film dichiarò: Le persone sono per natura attirate dal mistero, ma quando questo mistero presuppone che tutto quello che la religione fino ad oggi ci ha raccontato è una balla allora diventa un caso sensazionale. L’idea che per questo motivo il libro non debba essere letto, che è poi la linea ufficiale del Vaticano, credo sia semplicemente patetica.

Dan Brown presenta Gesù non già come figlio di Dio ma come uomo.
Uomo che ama Maddalena e da cui ha un figlio.
Si immagina così una discendenza di Gesù che arriva fino ai giorni nostri.
Ovvio che la Chiesa non abbia visto di buon occhio un romanzo che altera così profondamente la figura di Cristo.
Altre critiche sono state mosse al romanzo poichè Brown è stato accusato, a più riprese, di aver attinto ad altri romanzi precedenti, in modo alquanto sfacciato, e di essersi ispirato a teorie che già circolavano da molti anni; bisogna dare merito a Dan Brown di aver saputo reinterpretare questo materiale e di averlo presentato ai lettori in modo molto accattivante.

Il Codice da Vinci è un buon romanzo.
Incolla il lettore alle pagine, è incalzante, la vicenda si svolge nell’arco di pochi giorni, non annoia e dà anche qualche informazione, non sempre errata, sul cristianesimo delle origini e sul femminino sacro.
Non sarà un capolavoro ma nel suo genere è una lettura piacevole.
In fondo credo che a un romanzo di questo genere non si possa chiedere di più se non di appassionare il lettore e fargli dimenticare, per qualche ora, le preoccupazioni quotidiane e regalargli una qualche emozione.

Dan Brown mischia sapientemente verità e finzione letteraria creando una storia che ha saputo stregare i lettori di tutto il mondo e di questo bisogna dargli merito.

Nel 2006 Ron Howard ha diretto la trasposizione cinmatrografica del romanzo con Tom Hanks nei panni del professor Langdon e Audrey Tatou in quelli di Sophie Neveu.
Il film non è perfetto e non riesce ad affascinare lo spettatore da subito.
La trama zoppica un pochino e anche alcune situazioni non risultano coinvolgenti come nel romanzo.
Probabilmente la cosa migliore del film è la meravigliosa colonna sonora ad opera di Hans Zimmer.


Il Codice da Vinci

Dan Brown
Mondadori, 2003, p. 523, €. 18,60

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Photo : mediaset.it

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