Il giardino di Amelia, Marcela Serrano

Quando una volta le domandarono come potesse nuotare nelle acque gelide del Pacifico del Sud, lei rispose, non me ne accorgo, sono già congelata. Con quella affermazione impressa nella memoria, Miguel Flores spalanca le ante del vecchio armadio bianco e segue con il dito la patina ramata che percorre le venature del legno. Ha imparato che vestirsi ogni mattina significa raccontare qualcosa di sé. Non è ancora sicuro di che cosa dovrà, cosa vorrà raccontare quel giorno.

La recensione di Il giardino di Amelia, Marcela Serrano

MarcelaSerrano. Ho letto qualche suo libro tempo fa, l’ho trovata appassionante e appassionata. Soprattutto al tema Donna. Di lei mi sono piaciuti i toni, la delicatezza con cui affronta i sentimenti, la forza e l’energia che mette nelle frasi che devono conquistare e convincere gli altri, e le sue protagoniste: donne deboli, come tutte, e forti al tempo stesso, come tutte. Con Il tempo di Blanca mi aveva ammutolita, letteralmente.
Poi è sparita per qualche attimo dal panorama libresco ma mi è rimasta nel cuore.
Da poco è uscito Il giardino di Amelia e io l’ho voluto leggere di impulso, con la certezza che ci fosse una nuova donna da raccontare e da conoscere. E invece trovo Miguel Flores.

No all’autocompatimento, ribadisce tra sé Miguel Flores, e decide di farne la prima regola per superare quella strana fase della vita cui l’hanno costretto suo malgrado. Decide di ispezionare i dintorni, osservare tutto perbene e conoscere i luoghi in cui si muove. Raggiunge la strada principale. Solo campagna. Guarda in basso, case sparse qua e là.

Ma è stato solo un’apparente errore, ecco: sebbene il protagonista all’inizio della storia possa sembrare lui, giovane studente confinato politico negli anni ottanta della dittatura cilena di Pinochet, la protagonista è ancora una volta una donna. Anzi, una famiglia di donne. Ancor di più: è di nuovo un romanzo tutto al femminile, fatto di presenze e di assenze, di appartenenza e radici, di donne, madri, nonne, amiche, figlie, di proprietà terriere declinate al femminile (la Novena, un nome che dice moltissimo), di esemplari di cavalli solo e solamente femmine.
Che curano, proteggono, salvano vite.
Che consolano e minacciano.
Che abbandonano e non tornano più, se non nei sogni più oscuri.
Che a loro volta sono abbandonate e tradite da quelli a cui hanno dato fiducia.
E tutto questo è vissuto, letto, partecipato dallo spirito di un ragazzo con una vita che non ha avuto una partenza per niente facile.

La mia opinione su Il giardino di Amelia, Marcela Serrano

Ma non racconterò oltre: la prima bellezza del leggere questa storia è il ricomporla a poco a poco, tra racconti e richiami, tra Cile e Inghilterra, tra miserie e angoscia e sensi di colpa, con piccoli gesti fondamentali, con spunti di libri da leggere (ci torneremo sopra, merita davvero!), con atmosfere incantate da paradiso sudamericano e pagine che raccontano l’uomo, il suo modo di vivere la vita, la sua incapacità di perdonarsi e di chiedere perdono.

“Magari lei ti avrà perdonato, ma noi no,” gli dice con voce bassa ma nitida, e si volta subito dall’altra parte, dirigendosi verso il conoscente successivo che la reclamava.

Miguel lascia la chiesa e, attraversando plaza Las Lilas, recita Thomas Hood:

Ma quando sopraggiunse l’alba
cupa e fredda per le prime piogge,
le sue placide palpebre si chiusero…
E per lei ci fu un mattino diverso dal nostro.

Amore, abbandono, tradimento, amicizia, perdono. E un finale che mi ha sorpresa: forse perché un po’ scontato, forse perché da donna non l’ho accettato del tutto. Un dolceamaro in bocca che mi fa fare pace con Miguel, alla fine.
Si trova tutto questo nel giardino di Amelia, e sono sicura che a rileggerlo si trovi anche altro, basta provare a farlo!

Il booktrailer di Il giardino di Amelia, Marcela Serrano

Ascoltare la storia della nascita di un libro dalla voce dell’autore è sempre un’altra cosa. Marcela Serrano qui ci racconta qualcosa di davvero importante:

Il giardino di Amelia
Marcela Serrano
Feltrinelli (collana I narratori), 2016, pag. 256, € 17,00
ISBN: 9788807032004

Per acquistare:

Polepole è Silvia, lettrice affamata e da poco tempo molto selettiva, geometra, architetto, perenne studente della vita. Sono nata nel 1973, in un soleggiato ultimo giorno di aprile, ho un marito e due figli meravigliosi, che riempiono la mia vita di emozioni belle. Passerei l’intera esistenza sui libri, con tazza di cioccolata fumante al seguito, senza distogliere lo sguardo se non per farmi conquistare dalla copertina di un altro libro.

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