Van’ka, Anton Cechov

“Al nonno, al villaggio, a Konstantin Makaryc“.

Van’ka corre alla casella postale del villaggio e imbuca la sua lettera. Non può sapere che quella lettera non arriverà, non può sapere che il suo destino è drammatico, che la speranza (vana) a cui è affidata quella lettera è l’unica cosa che gli resta.

La recensione di Van’ka, Anton Cechov

Van’ka, povero ragazzino orfano di nove anni, è stato mandato a far l’apprendista da un calzolaio in città, nella grande Mosca. Ma la vita non è certo bella, per lui, piccolo orfano cresciuto nella casa dei padroni, dove le cameriere lo viziavano con le caramelle e il nonno, suo unico parente ancora vivo, lo portava con lui nel bosco quando c’era da tagliare l’abete per Natale. La lettera che indirizza al nonno, al villaggio, è la sua richiesta di aiuto, l’ultimo atto disperato di un ragazzino abbandonato in un mondo cattivo e ignobile, dove gli adulti lo picchiano e lo umiliano, invece che difenderlo e amarlo.

La mia opinione su Van’ka, Anton Cechov

Anton Čechov è un grande della letteratura: le sue descrizioni sono quadri, sa farti annusare la neve sui tetti, scorgere le luci e le spirali di fumo che escono dai camini, sentire tutto il terrore di Van’ka, solo in quella città terribile e desolata.
In queste pagine, riproposte da Orecchio Acerbo, con illustrazioni a effetto, si rilegge “tutta l’assurdità e l’ingiustizia del mondo degli adulti”.

“E gli apprendisti mi prendono in giro, mi mandano all’osteria a prender la vodka e mi dicono di rubare i cetrioli ai padroni, e il padrone mi picchia con qualsiasi cosa. E da mangiare non c’è niente. La mattina mi danno del pane, a pranzo grano bollito, la sera ancora del pane.”

La lettera di Van’ka è un ricordare il felice tempo ormai passato, alternandolo a quello terribile presente, fatto di solitudine, tristezza, fame e umiliazioni.

“Prima di tagliare l’albero, di solito il nonno fumava la pipa, fiutava a lungo tabacco, e si burlava di Vanjuska, tutto infreddolito… D’un tratto, sbucata da chissà dove, una lepre vola come una freccia sui cumoli di neve… il nonno non può fare a meno di gridare: -Prendila…Prendila! Ah, diavolo senza coda!- “

Cosa salverà Van’ka? Forse proprio quella lettera, anche se non raggiungerà mai il suo destinatario, forse quella speranza di salvezza di cui è piena, forse il miraggio di vedere un giorno il nonno arrivare da lui e portarlo via da tutte quelle brutture.

Pensiamoci bene, a tutti quei Van’ka, passati e presenti.
Pensiamo bene al loro cuore terrorizzato, alla fame d’amore e di protezione, alla cattiveria che li circonda.
Pensiamoci, oggi come allora, a tutte quelle richieste di aiuto inascoltate.

Certi commessi della macelleria che aveva interpellato il giorno prima gli avevano detto che le lettere si infilano nelle cassette postali, e dalle cassette vengono poi portate per tutto il mondo sulle trojke della posta, guidate da postiglioni ubriachi e tutte squillanti di campanelli. Van’ka corse fino alla prima cassetta postale e infilò la preziosa lettera nella fessura…
Cullato da dolci speranze, un’ora dopo egli dormiva profondamente… Sognava una stufa. Su di essa stava seduto il nonno, con i piedi scalzi a penzoloni, e leggeva la lettera alle cuoche… Accanto alla stufa girava V’jun, dimenando la coda…

Età di lettura: dagli 8 anni in su

Van’ka
Anton Cechov
(illustrazioni di Fabian Negrin)
traduzione di Paolo Nori
Orecchio Acerbo (collana: Pulci nell’orecchio), 2018, pag. 36, € 8,50
pagine 36, cm. 11 x 18,5
ISBN: 9788899064792

polepole
Polepole è Silvia, lettrice affamata e da poco tempo molto selettiva, geometra, architetto, perenne studente della vita. Sono nata nel 1973, in un soleggiato ultimo giorno di aprile, ho un marito e due figli meravigliosi, che riempiono la mia vita di emozioni belle. Passerei l’intera esistenza sui libri, con tazza di cioccolata fumante al seguito, senza distogliere lo sguardo se non per farmi conquistare dalla copertina di un altro libro.

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