Parole e Musica: Canzoni, Francesco Guccini, Gabriella Fenocchio

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Io chiedo quando sarà che l’uomo potrà imparare
a vivere senza ammazzare e il vento si poserà e il vento si poserà
e il vento si poserà.
(Auschwitz)

Il primo ricordo che ho di Francesco Guccini è un’immagine viva e intensa: io e una mia amichetta davanti al camino, a lato il mangiadischi arancio, mentre ascoltiamo Auschwitz. Un ricordo terribile, perché imparavo proprio allora cosa volessero dire quelle parole, cosa intendesse quel vento. Nello stesso tempo però la voce di Guccini, le sue erre arrotate, il vocione buono che ho sempre amato trasmettono il tepore piacevole delle cose importanti che non si vogliono perdere mai…
Francesco Guccini è tornato nella mia vita molti anni dopo, con un’Amica di quelle con la A maiuscola, con i pomeriggi a studiare a casa sua, con la sorella più grande e i suoi amici, con la chitarra, le assemblee di classe e quelle cuffiette attaccate a walkman sempre in funzione.

Culodritto, che vai via sicura, trasformando dal vivo cromosomi corsari
di longobardi, di celti e romani dell’ antica pianura, di montanari,
reginetta dei telecomandi, di gnosi assolute che asserisci e domandi,
di sospetto e di fede nel mondo curioso dei grandi
(Culodritto)

E allora sono arrivate Culodritto, L’avvelenata, Canzone per un’amica, Vedi cara, Dio è morto, Canzone delle domande consuete, La locomotiva… e non si smetteva mai di cantare e di ascoltare.
Sì, Francesco Guccini è un po’ la mia adolescenza, è una certa maturità e la parziale consapevolezza, il capire quei testi o almeno il provarci con serietà.

Sono ancora aperte come un tempo le osterie di fuori porta
ma la gente che che ci andava a bere fuori o dentro è tutta morta.
Qualcuno è andato per formarsi, chi per seguire la ragione
chi perché stanco di giocare, bere il vino, sputtanarsi, ed è una morte un po’
peggiore.
(Canzone delle osterie di fuori porta)

Oggi rileggo di nuovo le sue canzoni come fossero poesie, come le ho sempre viste e trascritte sui miei diari di allora. Ci leggo ancora cose nuove, riflessioni importanti, ma in questa antologia con il commento di Gabriella Fenocchio (filologa e insegnante di lettere in un liceo) scopro altro: il modo più serio di analizzare un testo, le citazioni colte e i riferimenti fitti a poeti e filosofi, le storie dentro le storie e i retroscena, che, se da una parte possono ispirare e interessare chi conosce già Guccini, dall’altra stuzzicano nuove riflessioni. Sulla possibilità di studiare e analizzare una canzone così come si fa con una poesia, sull’opportunità di farlo tagliando parte integrante di una canzone, la musica.
Alcuni – ho letto qualche recensione per confrontare il mio pensiero con quello altrui – si sono dimostrati scettici su questa opportunità, giustificando il loro no proprio con gli effetti che questo taglio avrebbe sull’insieme.
Io credo che questa analisi non tolga nulla alla canzone, anzi: forse proprio perché ho sempre considerato i suoi testi delle vere poesie in musica, vedo questo saggio letterario (quindi opera di un certo spessore, da affrontare con consapevolezza) come una celebrazione, uno scavo profondo nei significati e nel mondo storico e letterario che ha nutrito l’autore.

Scrive così l’autrice nelle prime pagine del libro:

“D’altro canto, se è vero che lo statuto della canzone si identifica con l’intreccio di parole, musica e voce, in molti casi appare piuttosto evidente che al testo possa essere riconosciuta una vita autonoma, soprattutto quando, depositato sulla pagina, sia in grado di svelare con maggiore intensità la propria fisionomia letteraria.”

Poi è evidente che si tornerà a cantare Il vecchio e il bambino con la leggerezza di un tempo, quando non avevamo ancora capito che si trattava del racconto di un mondo post atomico, che si mormoreranno di nuovo le strofe di Canzone per un’amica, con la tristezza per una perdita che non doveva essere, che ancora ripeteremo

Vedi cara,
È difficile spiegare,
È difficile capire,
Se non hai capito già.

a chi proprio non ci vuol capire…

Nel complesso, credo che questa antologia sia un bel modo di celebrare un personaggio che si è conquistato un posto tra i grandi della musica ma anche “nel panorama poetico del Novecento Italiano” e che non sia una proposta da scartare quella di farlo entrare in aula, in più di un’occasione, tra giovani che conoscono un altro tipo di musica e che magari potrebbero sorprenderci positivamente se solo si desse loro l’occasione di farlo.

Come direbbe Guccini, “Può darsi ch’io sbagli”, ma sarebbe un bel provare…

Canzoni
Francesco Guccini (con introduzione e commento di Gabriella Fenocchio)
Bompiani (collana Overlook), 2018, pag. 352, € 20,00
ISBN: 978-8845295201

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