Io e il Papu, Luigi Garlando

La mia gola è un pozzo così profondo che le parole non hanno fatto rumore quando sono precipitate giù.
Margot dice cose strane di questo tipo perché è strana lei, a cominciare dal nome, che termina con una consonante, dalle parolacce che spara a raffica e dalla pelle bianchissima, quasi trasparente.

Parte dalla lunga e piacevole tradizione delle figurine dei calciatori, questo libro di Luigi Garlando. Per raccontare la storia che lega un ragazzino di 11 anni, la violenza degli attentati terroristici, il papa. Immagina la vittima di uno di questi attentati, la sua famiglia, il baratro senza fondo delle parole perdute dallo shock, l’unica passione che riesce ancora a legarlo al mondo: il calcio. E con questi ingredienti, poco affini, costruisce una storia adatta ai ragazzini ma che coinvolge e fa partecipe chiunque legga.

La recensione di Io e il Papu, Luigi Garlando

La sera stessa mi sono chiuso nell’Astronave con un foglio bianco.
Per prima ho incollato la figurina di Alejandro Gòmez, attaccante dell’Atalanta. Nella foto è tutto contento, come se al momento dello scatto qualche compagno fuori quadro gli avesse raccontato una barzelletta veramente spiritosa.
Arkadiusz Milik, ex attaccante dell’Ajax passato al Napoli, invece, sorride ma non troppo. Si intuisce però che è orgoglioso di posare con la maglia della sua squadra.
La terza è quella di Lazaros Christodoupoulous, il centrocampista greco che indossa la casacca del Verona. Punta il fotografo con un severo sguardo di sfida, tipo: prova a non mettermi a fuoco bene e poi facciamo i conti…
Per ultimo ho attaccato al foglio bianco il laziale Marco Parolo, che sembra mezzo addormentato.

Non conosco tutte le figurine che hanno fatto parte dei dialoghi fra Arcadio e il papa, ma alcuni nomi li ricordo, altri li ho imparati grazie a loro. Leggendo ho anche recuperato la memoria del mio primo album di figurine di calcio: correva l’anno 1982, l’anno dei Mondiali, quelli che portarono l’Italia sulla vetta: con quanto entusiasmo scartavo e raccoglievo, attaccavo e curiosavo…


La mia opinione su Io e il Papu, Luigi Garlando

Io e il Papu mi ha portato ai miei nove anni, alla gioia dell’assistere alle partite: ho provato di nuovo quella sensazione di libertà, di partecipazione. Ma Io e il Papu ha anche riportato la mia attenzione sui possibili traumi di un ragazzino che si trova nel mezzo di un attentato, su quello che può accadere nella sua mente, come in quella di chiunque si trovi in una situazione così estrema (e purtroppo così facilmente ripetibile).


La reazione di questo papa, verosimilmente ispirato a Papa Francesco, è sorprendente. Il suo mettersi nei panni di un qualsiasi nonno, il suo riprendere contatto con una vita ‘normale’, in pantaloni coi tasconi e maglioncini azzurri, tra passeggiate al parco e partitelle al campino tra ragazzi, è piacevole e credibilissimo. I dialoghi fra lui e il ragazzino, che non parla da due anni e si esprime solo a suon di figurine dei calciatori, sono commoventi.

«Risponda a questa domanda, Klaus» lo interrompe Francesco. «Secondo lei, tra un bambino e l’uomo più potente della Terra, il nostro Cristo chi avrebbe privilegiato?»

Bella storia! Bel modo di coinvolgere i ragazzi! Sono certa che se i miei figli fossero appassionati di calcio avrebbero già divorato Io e il Papu, di Luigi Garlando. Ma non demordo: troverò il modo di farli incontrare, col pretesto giusto!

Io e il Papu
Luigi Garlando
BUR, 2018, pag. 227, € 12,00
ISBN: 978-8817102872

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