
Voglio scrivere storie diverse, lo giuro.
Dinosauri sprigionati dal centro della terra che emergono per distruggere città, robot che conquistano la consapevolezza di sé e rendono schiavi gli esseri umani. Vorrei scrivere di invasioni aliene, astronavi che planano sopra le nostre teste.
Sono figlio unico e queste storie mi hanno salvato dal morire di noia. In realtà scrivo storie di provincia ambientate in un paese che non ho mai visto davvero, Fabbrico. Storie di emozioni e sentimenti, intimiste. Che speravo avrebbero riempito il vuoto, riempito il buco che ho sempre sentito tra lo sterno e lo stomaco.
Questo libro è per chi conserva ancora i buffi bigliettini d’amore ricevuti alle elementari, per chi si emoziona davanti alla delicata potenza della Veduta di Delft di Vermeer, per chi sente di essere il personaggio di una storia che non può controllare, e per chi ha trovato il coraggio di attraversare la nebbia per andare incontro al suo cielo magnifico e azzurro.
La recensione di Qualcosa nella nebbia di Roberto Camurri
Fabbrico.
Il paese sperduto nella pianura padana che abbiamo già imparato a conoscere nei precedenti romanzi di Roberto Camurri.
Questa volta è il luogo dove uno scrittore decide di ambientare i suoi romanzi, anche se non lo ha mai visitato.
Il suo primo libro ha avuto successo ma lui è un uomo insoddisfatta, odia il suo lavoro.
Per il suo nuovo romanzo decide di raccontare di tre personaggi: Alice, che ha avuto una carriera in tv ma poi ha scelto di tornare a vivere a Fabbrico. Giuseppe, che da sempre è innamorato di Alice e con cui ha incontri erotici particolari. Andrea detto Jack, che da bambino assiste all’arrivo di una famiglia nella casa vicina alla sua e diventa testimone di una terribile tragedia.
Invitato in Olanda ad un festival letterario, lo scrittore comincerà a confondere realtà e finzione….
La mia opinione di Qualcosa nella nebbia di Roberto Camurri
Fabbrico è davanti a me: si distende oltre i campi, oltre le case e i capannoni, oltre il campanile, il cimitero, la strada che leggera curva prima del castello, l’asilo, la piazza. Mi guardo passare lungo strade che scorrono placide tagliando campi rigogliosi che esplodono di colore, il verde dell’erba, il marrone della terra, il giallo dei girasoli che si allunga all’orizzonte. Non è strano che la temperatura sia tiepida, che il vento sia caldo, non è strano che i fiori siano sbocciati in colori intensi e pieni. Fabbrico è meravigliosa, la vedo. E lì, al centro, vedo me stesso.
La penna di Roberto Camurri mi ha incantata fin dall’inizio, da quando lessi “A misura d’uomo” e poi “Il nome della madre“.
Da romagnola nata e cresciuta in un piccolo paesino ho sentito subito Fabbrico quasi “casa”. Ritrovarlo in questo libro così intimo quanto intenso me lo ha fatto apprezzare fin da subito.
Qualcosa nella nebbia è sicuramente un libro più complesso dei suoi predecessori e devo dire che ho faticato di più a leggerlo. Un romanzo quasi claustrofobico, dove troviamo una nebbia spettrale, che non lascia passare nessuno raggio di sole. Nebbia che mi ha inghiottito fin da subito.
Lo stile di Camurri però lo rende incalzante, una lettura che non si può interrompere fino alla fine, e che tocca argomenti comunque importanti e a tratti spinosi.
Una lettura che non potete farvi mancare se avete già letto i precedenti!
Buona lettura.
Qualcosa nella nebbia
Roberto Camurri
NN Editore, 2022, 208 pag., € 17.00








