La strada per Be’er Sheva, Ethel Mannin

La gente devastava gli uliveti, i frutteti e i vigneti per procurarsi la legna per i fuochi; i proprietari trasalivano, ma mettevano in pratica la tradizionale ospitalità araba. 《Tfadalu》, dicevano.《Servitevi pure!》. Come si poteva negare aiuto agli affamati, ai disperati e ai senzatetto? Le nazioni del mondo avevano votato per cedere la loro terra agli ebrei, e gli ebrei avevano preso possesso delle loro case e dei loro terreni. Dio abbia pietà degli affamati e dei senzatetto. Ciò che abbiamo, lo diamo a loro. Tfadalu.

La recensione di La strada per Be’er Sheva, Ethel Mannin

L’esodo, l’esilio e il ritorno. Sono i tre grandi capitoli che raccontano le vicende della famiglia Mansour e degli abitanti di Lidda e dei villaggi circostanti, che il 12 luglio 1948 vennero attaccati dalle truppe sioniste che li cacciarono nel deserto fino a Ramallah: solo da questi piccoli villaggi furono espulse con violenza e crudeltà circa centomila persone, soprattutto anziani, donne e bambini, obbligati ad attraversare a piedi lande desolate fino alla città di Ramallah.
La storia che ci racconta Ethel Mannin è quella della famiglia Mansour: di Anton, suo padre Butros e sua madre Marian, dei parenti e dipendenti che vivono con loro. Ci racconta il terribile viaggio nel deserto, a piedi, senza acqua né cibo, la fortuna di avere parenti e un’altra casa dove andare, gli accampamenti infiniti di gente a cui è stato tolto tutto quello che aveva per darlo ad altri. E la volontà, comunque, di tornare, di recuperare quello che è stato tolto, ingiustamente.

Fu solo quando si trovarono nel deserto che i palestinesi compresero fino a che punto gli usurpatori della loro terra fossero determinati a umiliarli. Quel popolo fiero e generoso era stato spogliato persino delle qualità che definiscono l’essere umano.

La mia opinione su La strada per Be’er Sheva, Ethel Mannin

Abbiamo iniziato questa nuova rubrica, La guerra non è mai lontana, con una lettura che conferma come una medaglia abbia sempre almeno due facce.

La strada per Be’er Sheva è il racconto dell’uccisione e dell’espulsione dei Palestinesi dalla loro terra, perpetrate dalle milizie sioniste. È la storia di un popolo allontanato dalla sua terra perché qualcuno ha deciso così.
È la storia della diaspora palestinese.
Già, perché è successo davvero. C’è stato un tempo – che non è leggenda, ma storia vera, neanche troppo lontana – in cui qualcuno ha deciso che le terre abitate da un certo popolo dovevano essere sgomberate per essere abitate da un altro popolo.
Quella che racconta Ethel Mannin, che ha raccolto le testimonianze di molte persone che quella storia l’hanno vissuta in prima persona, è
la storia dell’esodo di un milione di Palestinesi durante la guerra arabo-israeliana del 1948.

Penna potente e obiettiva, Ethel Mannin fa luce – è un romanzo scritto negli anni 60, quindi meglio dire “faceva già” luce – sull’altra verità, quella dalla parte opposta a quella che siamo abituati a sentirci raccontare. Utilissimo per capire meglio e farsi una minima opinione in merito, La strada per Be’er Sheva potrebbe essere uno di quei romanzi da consigliare ai ragazzi, che visti i tempi che stiamo vivendo ancora oggi, possono documentarsi e farsi un’idea un po’ meno parziale della storia.
Emozionante e potente. Assolutamente da leggere.

L’autrice

Ethel Edith Mannin autrice britannica estremamente prolifica, nasce a Londra nel 1900 e nel corso della propria vita scrive più di cento libri – oltre cinquanta romanzi, innumerevoli racconti, autobiografie, diari di viaggio e saggi – senza mai preoccuparsi di seguire un determinato filone letterario, ma anzi muovendosi con notevole mestiere ed eleganza attraverso i generi.

Esordisce nel 1923 e pressoché da subito si fa notare per il proprio impegno politico: è infatti sin da giovanissima un’attivista vicina a idee anarchiche e socialiste, fortemente antimonarchica, femminista e antifascista, e queste inclinazioni non mancano di emergere, in maniera più o meno esplicita, in quasi tutto ciò che scrive.

Viene a mancare nel dicembre del 1984, tenendo vivo sino all’ultimo istante lo spirito combattivo e anticonformista che l’ha sempre caratterizzata.

La strada per Be’er Sheva
Ethel Mannin
Agenzia Alcatraz, 2025, p. 398, €. 19,00

Puoi acquistarlo qui >>>

cinzia
Mamma, lavoratrice full time, 45 anni, una figlia di 14 e la passione per la lettura ...

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here