
Secondo me non siamo diventati ciechi, secondo me lo siamo. Ciechi che vedono. Ciechi che, pur vedendo, non vedono.
Pubblicato nel 1995, Cecità è un romanzo straziante e assurdamente realistico, considerato uno dei capolavori della letteratura contemporanea.
La recensione di Cecità, José Saramago
Ci troviamo in una città mai nominata, in un tempo sconosciuto ma abbastanza attuale. All’improvviso, senza una causa, le persone iniziano a perdere la vista, precipitando in un mondo completamente bianco di luce.
Il primo a diventare cieco è un automobilista fermo a un semaforo, che viene aiutato da un passante, che lo accompagnerà a casa per poi rubargli l’auto. Con la moglie, il primo cieco si reca da un oculista per capire cosa sia successo, ma lì trovano altri personaggi in sala d’aspetto nella stessa sua condizione. Uno dopo l’altro, tutti gli abitanti della città diventano ciechi e quelli che ancora non lo sono corrono ai ripari per scongiurare l’epidemia, rinchiudendo i ciechi e i contaminati in quarantena all’interno di un ex manicomio… è proprio qui che accade l’inevitabile e l’umanità dimostra la totale perdita di quella Umanità che dovrebbe incarnare…
L’unica persona a non perdere la vista – e soprattutto il senso morale – è la moglie del medico, che si finge anch’essa cieca per non lasciare andare il marito da solo in isolamento: sarà il personaggio positivo, che in un modo e nell’altro salverà il gruppo che è riuscita a tenere unito nonostante le violenze inaudite che hanno dovuto sopportare durante la loro triste avventura.
Com’è fragile la vita, se la si abbandona.
La mia opinione su Cecità, José Saramago
Non subito facile la lettura, se non si entra nella modalità usata da Saramago anche in altri romanzi, Cecità mi ha letteralmente incantata dopo poche pagine.
Lo stile di scrittura – utilizzato anche in altre opere di Saramago – prevede l’assenza di nomi propri per i personaggi, che vengono individuati mediante descrizioni impersonali (come la ragazza dagli occhiali scuri, il vecchio con la benda, la moglie del medico) e i dialoghi non seguono le regole grammaticali (due punti, aperte virgolette…) ma le frasi si susseguono separate solo da una virgola e dall’iniziale maiuscola quando cambia la voce che prende la parola.
Parliamo di indifferenza.
Parliamo di quella cecità di cui tutti oggi purtroppo siamo affetti, in un modo o nell’altro: siamo ciechi perché si è perso il senso di solidarietà tra le persone, come ha commentato lo stesso José Saramago nel suo discorso durante l’assegnazione del Premio Nobel per la letteratura nel 1998.
Un romanzo costruito su questa constatazione, con una profonda analisi della società, delle strutture di potere e della loro corruzione, della nostra coscienza e dell’incapacità dei più di costruire una società solidale che si occupi degli interessi di tutti e non ricorra alla violenza, alla prepotenza, all’egoismo, alla liberazione degli istinti bestiali, alla sopraffazione del più debole.
Ho raccolto molte citazioni così forti e crude e purtroppo così vere… che mi viene da pensare: stiamo leggendo una storia che si svolge in una realtà distopica. Ma alla fine neanche troppo lontana dalla realtà che viviamo ogni giorno, vero?
Se non siamo capaci di vivere globalmente come persone, almeno facciamo di tutto per non vivere globalmente come animali.
Il tema del mese di gennaio 2026, quello dei classici, non poteva iniziare per me in modo migliore: un monito, quello di restare vedenti, di non farci contagiare dalla cecità dilagante che ci circonda, che va ricordato e tenuto ben presente.
Cecità
José Saramago
Feltrinelli, 2025, p. 288, €. 13,00








