
Bologna, 9 luglio 1982.
Ci era voluta arrivare a piedi in via de’ Coltelli, quasi a reclamare, nel sacrificio di quella processione solitaria, la redenzione che desiderava da decenni.
L’aria era completamente ferma, densa di estate, la città semideserta.
Da una finestra arrivavano il gracchiare malinconico di una radiolina a transistor e l’odore acre di un soffritto che decantava la sua gloria fino giù in strada.
Nei pochi minuti di cammino aveva incrociato soltanto un passante, un garzone in bicicletta e un gatto addormentato all’ombra di un portone.
La recensione di I buoni propositi di Sabrina Gabriele
Vanni Maestri gestisce a Bologna una libreria dal nome singolare, I Buoni Propositi. Qui i clienti affidano anonimamente a piccoli foglietti i loro desideri, promesse a se stessi, sogni rimandati. Vanni li conserva con cura sugli scaffali, come fossero reliquie: tracce fragili di vite sospese tra ciò che è stato e ciò che avrebbe potuto essere.
L’arrivo di Agata, giovane assistente, rompe l’equilibrio silenzioso della libreria. Nel retrobottega la ragazza ritrova il primo di quei biglietti, e con esso riaccende in Vanni ricordi che credeva sopiti. La memoria lo riporta alla sua giovinezza, durante la Seconda Guerra Mondiale, quando era studente universitario insieme all’amico Ermanno e a Costanza, ragazza di diversa estrazione sociale.
Tra i tre nasce un legame intenso, nutrito da discussioni appassionate su letteratura e filosofia, ma incrinato dalle tensioni del tempo: le persecuzioni razziali, i bombardamenti, le scelte obbligate che cambiano per sempre il corso delle vite.
Nel presente, Costanza Castelvetri, ora contessa e vedova di Ermanno, riceve dal marito defunto un manoscritto ingiallito che racconta proprio quegli anni lontani. Il testo intreccia passato e presente, riportando alla luce verità taciute, sentimenti irrisolti e tradimenti mai confessati. Il ritrovamento costringe Vanni e Costanza a fare i conti con le ferite lasciate dal tempo e con ciò che non è mai stato davvero superato.
Il valore dei buoni propositi non è nel loro compimento. È nel viaggio verso la realizzazione…e quel viaggio, cara Agata, è la vita”.
La mia opinione di I buoni propositi di Sabrina Gabriele
I buoni propositi di Sabrina Gabriele è un romanzo delicato e profondo, ambientato nella Bologna degli anni Ottanta, che parla di rimpianti, di promesse fatte a se stessi e mai mantenute, di seconde possibilità che arrivano quando meno ce lo aspettiamo.
La libreria di Vanni diventa presto un luogo simbolico: uno spazio in cui i desideri restano in attesa, come se il tempo potesse essere messo tra parentesi. È impossibile non chiedersi, leggendo, quali foglietti potremmo lasciare noi su quegli scaffali, quali buoni propositi abbiamo dimenticato o accantonato per paura, stanchezza o per le circostanze della vita. Io almeno l’ho fatto.
Lo stile di Sabrina Gabriele è misurato e intenso al tempo stesso: non cade mai nel sentimentalismo, ma accompagna il lettore con una scrittura gentile, capace di emozionare senza forzature. I personaggi portano addosso il peso delle scelte mancate e degli errori, ma non vengono mai giudicati, al contrario, sono osservati con uno sguardo umano e partecipe.
È un romanzo che parla di memoria e di perdono, soprattutto di quello più difficile: il perdono verso se stessi. Chiudendo il libro resta una sensazione sottile ma persistente, la consapevolezza che forse non è mai troppo tardi per rileggere i propri buoni propositi e provare, almeno una volta ancora, a renderli reali.
Buona lettura.
I buoni propositi
Sabrina Gabriele
Salani, 2025, 256 pag., € 16.90








