Questa è una storia ribelle, Arjuna Cecchetti

Fermo sul piazzale c’è un pulmino bianco. Il motore è acceso e il borbottio è accompagnato da una sinfonia di violini che esce dalla radio. I sassolini bianchi mi entrano nelle palme dei piedi ma io non la smetto di correre verso il pulmino. Il conducente ha la testa che gli ciondola sul petto che pare morto e l’unica cosa che indica che non è morto davvero è il fatto che ogni tanto le spalle si alzano e ricadono giù, si alzano e ricadono giù.

La recensione di Questa è una storia ribelle di Arjuna Cecchetti

Selvaggia è una bambina che perde l’intera famiglia in un devastante terremoto che rade al suolo numerosi borghi dell’Appennino. Rimasta sola, sopravvive per giorni tra le macerie, sospesa tra trauma e istinto di sopravvivenza, prima di essere soccorsa e trasferita in un compound per sfollati: uno spazio provvisorio che diventa permanente, impersonale e regolato da ritmi artificiali. In questo non-luogo, fatto di prefabbricati e procedure, i ricordi del “prima” iniziano a scolorire fino a dissolversi, come se la memoria stessa fosse incompatibile con la nuova realtà.

Selvaggia cresce così in una sorta di limbo esistenziale, lontana dagli ulivi, dai boschi e dalle tradizioni che avevano plasmato la sua identità. Il paesaggio naturale — un tempo casa — diventa un’assenza dolorosa, sostituita da superfici lisce, recinzioni e norme.

L’incontro con Penny, sedicenne ribelle e carismatica, segna la svolta. Amica d’infanzia che non ha mai smesso di interrogarsi su ciò che è stato perduto, Penny incarna la rabbia lucida di chi rifiuta di accettare la narrazione ufficiale della “ricostruzione”. Attraverso i suoi occhi, Selvaggia scopre l’altra faccia del dopo-terremoto: speculazione edilizia, cancellazione delle comunità, trasformazione del dolore collettivo in opportunità economica per pochi.

Le due ragazze decidono di opporsi a questo processo di cancellazione — non solo fisica, ma anche culturale e affettiva. La loro resistenza prende forma in azioni clandestine sempre più audaci, fino a un gesto clamoroso: l’esplosione di una gru nel cuore della notte, simbolo di una ricostruzione percepita come invasione. Da quel momento, sabotaggi mirati contro cantieri e macchinari diventano il loro linguaggio politico e identitario.

Mentre Penny guida la ribellione con determinazione quasi visionaria, Selvaggia intraprende un percorso parallelo di ricostruzione interiore: recupera frammenti di memoria, riconnette il proprio corpo alla terra, riscopre cosa significhi appartenere a un luogo. La loro lotta diventa così non solo un atto di opposizione, ma anche un tentativo di salvare ciò che resta dell’infanzia e della comunità.

La mia opinione di Questa è una storia ribelle di Arjuna Cecchetti

La scrittura di Arjuna Cecchetti è essenziale, diretta, quasi spoglia: una lingua che sembra rifiutare ogni ornamento per aderire alla durezza della realtà raccontata. Questa scelta stilistica rispecchia il mondo dei compound post-sismici, dove tutto è funzionale, temporaneo e disumanizzato. Il risultato è una prosa che colpisce, capace di trasmettere vuoto, smarrimento e tensione senza bisogno di enfasi.

Il romanzo si muove tra più registri: è una storia di formazione, un racconto di trauma e resilienza, ma anche una narrazione politica che mette in discussione l’idea stessa di ricostruzione quando questa ignora le persone e la memoria dei luoghi. Il tema della perdita delle radici è centrale: non si tratta solo di case distrutte, ma di identità spezzate e comunità disperse.

Il romanzo offre anche una riflessione più ampia sul rapporto tra esseri umani e territorio: la terra non è solo uno spazio geografico, ma un archivio di memorie, relazioni e identità. Quando viene sostituita dal cemento, ciò che si perde non è soltanto un paesaggio, ma un modo di esistere.

In definitiva, Questa è una storia ribelle è un libro duro ma necessario, che invita a interrogarsi su cosa significhi davvero “ricostruire” dopo una catastrofe. Non propone soluzioni semplici né consolazioni facili, ma mostra come dal dolore possano nascere forme di resistenza inattese. È una lettura intensa, capace di lasciare un senso di inquietudine e, allo stesso tempo, una sottile speranza nella forza delle comunità e nella possibilità di non dimenticare.

Questa è una storia ribelle
Arjuna Cecchetti
Dalia Edizioni, 2025, 160 pag., € 14.00

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Nicoletta
Classe 1983 anni, romagnola, mamma di due splendidi bambini e di una stella nel cielo. Programmatrice, lettrice e multitasking (o almeno ci si prova!) Mi piace la lettura da sempre, ho voluto una libreria ampia e spaziosa nella casa nuova, che accogliesse tutti i miei libri. A natale, stufo dei libri accatastati ovunque, mio marito mi ha comprato un ereader. Ed è stata la fine…..

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