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Novelle per un anno, Luigi Pirandello

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Tese l’orecchio. Ma no: tutto era silenzio. Forse s’era già addormentata. Era già bujo. Il lume della luna entrava, per il balcone aperto, nella sala.
Senza pensar d’accendere il lume, Gerlando prese una seggiola e si recò a sedere al balcone, che guardava tutt’intorno, dall’alto, l’aperta campagna declinante al mare laggiù in fondo, lontano.
(Scialle nero)

Beh, qui parliamo di classici classici 🙂

Novelle per un anno. Un intero anno da passare con un maestro del raccontare storie, con uno che sa come e dove puntare l’attenzione per farci capire, farci pensare, farci immaginare.

Snocciolando una novella dopo l’altra ritroviamo la vita quotidiana, le lacrime, i sospiri, le disgrazie, la famiglia, la fatica. Protagonisti paralizzati nei loro ruoli, il peso di una vita quasi mai leggera, fatta di lavoro deprimente,  tristezza, vincoli rigidi e obblighi imposti. E ironia. E follia, spesso.

«Veramente, la magnificenza delle casse e la solennità della pompa potrebbero far supporre, che qualche cosa gli uomini debbano sapere su queste loro spedizioni. Ma li vedo troppo incerti e sbigottiti. E dalla lunga consuetudine, che ormai ho con essi, ho ricavato questa esperienza: che tante cose fanno gli uomini, caro mio, senza punto sapere perché le facciano!»
(La rallegrata)

Una raccolta immensa, da gustare piano piano. Una novella al giorno, per esempio!

Lo so, lo so. A nominare Pirandello vi arriva subito il ricordo di quei tempi di scuola e di quei libri che andavano letti per forza. E lo so che le cose fatte per forza non piacciono mai. È successo anche a me. Ma poi ho provato a leggerle in piena libertà, quelle storie, senza alcun obbligo, e mi sono resa conto di quanto c’era di bello, di quanta ricchezza era nascosta tra le righe, di quanto potevano aiutarmi a riflettere sulle cose del mondo, quelle storie.
È davvero il caso di leggerle, quelle storie. Magari di tornare a leggerle fuori dai vincoli scolastici, quando le vediamo con occhi nuovi (anche se più invecchiati, sigh), quando le esperienze vissute ci fanno capire certe frasi scritte, all’apparenza innocue, con un altro spirito…

Sarebbero mille le citazioni da fare al riguardo, forse anche di più. Una per tutte, una che mi ha dato molto da pensare sugli affanni della vita quotidiana:

Chi vive, quando vive, non si vede: vive.
Se uno può vedere la propria vita, è segno che non la sta vivendo più: la subisce, la trascina. […] Solo si conosce, chi riesca a veder la forma che si è data o che gli altri gli hanno data, la fortuna, i casi, le condizioni in cui ciascuno è nato.
Ma se possiamo vederla, questa forma, è segno che la nostra vita non è più in essa, perché se fosse, noi non la vedremmo; la vivremmo, questa forma, senza vederla.
(La carriola)

Meditate, gente, meditate! 😉

Novelle per un anno. Ediz. Integrale
Luigi Pirandello
Newton Compton, 2016, p. 1472, €. 9,90

Per acquistare:

Polepole è Silvia, lettrice affamata e da poco tempo molto selettiva, geometra, architetto, perenne studente della vita. Sono nata nel 1973, in un soleggiato ultimo giorno di aprile, ho un marito e due figli meravigliosi, che riempiono la mia vita di emozioni belle. Passerei l’intera esistenza sui libri, con tazza di cioccolata fumante al seguito, senza distogliere lo sguardo se non per farmi conquistare dalla copertina di un altro libro.

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