Le libere donne di Magliano, Mario Tobino

“[…] La Fratesi è bruna, giovane, tutta bella, e una tenerezza sempre vicina al pianto. Ha una voce femminile con una incrinatura di umile, di chi non può essere consolata benché ne abbia tanto bisogno; una volta sola l’ho vista ridere e pareva un miracolo di umana bellezza. […]”

Il medico racconta i giorni nell’ospedale psichiatrico di cui è direttore.

Racconta le persone, racconta i malati ma anche gli infermieri, racconta gli altri medici, racconta i paesaggi e la natura che lo accompagnano durante le giornate passate nel manicomio, a prendersi cura dei suoi ‘matti’, come li chiama lui, dando pane al pane e vino al vino.

Quelli che ci lascia Tobino sono dei delicati, teneri e crudi ritratti di un’umanità ‘altra’, dalla quale spesso ci capita di stare lontani. Un’umanità diversa, che non è capìta, di cui si ha a volte paura. Ma pur sempre di umanità si tratta, e come dice lui “[…] è stolto crederci superiori perché una persona si muove percossa da leggi a noi ignote […]”.
Profonda, si scava dentro chi legge una domanda: “[…] La pazzia è davvero una malattia? non è una delle misteriose e divine manifestazioni dell’uomo? Non esiste per caso una sublime felicità che noi chiamiamo patologica e superbamente rifiutiamo? […]” è la domanda che si pone anche il nostro medico, e – alternativamente – si risponde con speranze e tristezze, cercando la soluzione ad una realtà difficile e scomoda per tanti… la sua soluzione lui l’ha trovata, prendendosi cura dei suo malati come fossero tutti suoi fratelli, parlando con loro e dedicandogli tutta la vita.

Le descrizioni in questo libro sembrano acquerelli, dove con pochi tratti e tenui colori si racconta un’emozione: è come esser lì di fianco al dottore, mentre passa dai corridoi di fronte alle celle, o mentre passeggia nei vecchi chiostri dove le malate hanno l’ora d’aria: in un angolo c’è la signora Alfonsa, sola, aristocratica, con l’animo misurato e gentile; dall’altra parte passa Tono, con il volto “un faccione di bambino con due occhi piccoli e brillanti di un focherello, che a prima vista può esser giudicato arguto ma poi si conosce che deriva da una inesauribile festa di immagini che gli tumultuan nel cervello […]”

Sono tanti i brani ‘forti’ di questo libro, tanti quelli che andrebbero letti, a voce alta, per sentire ancor più forte l’emozione; è stato difficile sceglierne qualcuno per fare una citazione e quelli segnalati sono solo alcuni dei passi più profondi e toccanti.

Mai una volta in questo racconto ho provato la paura, l’angoscia per le storie crude e a volte drammatiche, o la necessità di smettere di leggerlo, perché quello che rimane sempre evidente, in ogni parola di questo libro, è l’ “essere umano”, inteso come oggetto e come soggetto.

Con quel suo scrivere semplice e colloquiale, Tobino è stato una piacevolissima scoperta, fatta ahimé troppo tardi (ma c’è sempre tempo per recuperare…).

Un rimprovero va a me per non averlo mai letto prima, uno ad alta voce va ai miei insegnanti di allora, che non hanno scuse: bisognerebbe conoscere fin da piccoli i propri luoghi e le proprie celebrità e pur essendo lucchese ho sentito troppo poco spesso parlare di Mario Tobino!

LE LIBERE DONNE DI MAGLIANO
Mondadori, Collana Classici
prezzo: 8,40 €
144 pagine
EAN 9788804492566

Polepole è Silvia, lettrice affamata e da poco tempo molto selettiva, geometra, architetto, perenne studente della vita. Sono nata nel 1973, in un soleggiato ultimo giorno di aprile, ho un marito e due figli meravigliosi, che riempiono la mia vita di emozioni belle. Passerei l’intera esistenza sui libri, con tazza di cioccolata fumante al seguito, senza distogliere lo sguardo se non per farmi conquistare dalla copertina di un altro libro.

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here