Marcia decise che esistevano diversi tipi di felicità. Quella che desideravano quasi tutti consisteva nell’avere ciò che volevano gli altri. Subito dopo veniva una felicità di tipo inferiore, che durava solo per pochi attimi, quando ottenevi quello che soltanto tu, e nessun altro, desideravi. Questo guastava un po’ le cose. Alcuni si facevano un’idea sbagliata di ciò che volevano gli altri, ma se non se ne accorgevano riuscivano comunque a essere felici, magari chiedendosi di tanto in tanto per quale motivo tutti desiderassero proprio quella cosa lì. Altri ancora perdevano una tale quantità di tempo nel tentativo di ottenere una determinata cosa da non rendersi conto che in realtà erano perfettamente felici anche senza. Lo shock più grande del diventare adulti era scoprire che non ti piacevano le stesse cose che piacevano agli altri e che gli altri ti consideravano pazza proprio a causa di ciò che ti piaceva. Marcia riteneva che la felicità più grande consistesse nell’essere lasciati in pace. Se avevi qualcuno tra i piedi, ti impediva di pensare o di leggere, oppure ti prendeva in giro per il tuo diario, o magari ti frustava o ti sgridava per un motivo qualsiasi.
A volte certe storie ti entrano nell’anima senza che tu te ne accorga; le leggi, ti piacciono, ne apprezzi la tecnica, lo stile, discuti sul modo particolare che ha l’autore di ‘far ritratto’… poi finisci il libro, lo appoggi sulla libreria e non ti rendi conto che nel frattempo i suoi personaggi ti sono arrivati dritti al cuore, simpatici o antipatici che siano, che ti sorprendi a pensarli durante la giornata, a soffrire per le loro sofferenze, a gioire per le loro gioie.
Non ti accorgi – almeno fino all’ultimo momento – che la piccola Florrie l’hai amata come fosse stata tua sorella, che Marcia aveva un qualcosa di te quando eri piccola (Ecco a chi somigliava! Ecco chi ti ricordava quando si nascondeva per leggere!), che l’altra sorella… ecco, di lei nemmeno ti ricordi il nome per quanto poco ti è piaciuta… Lena, così opportunista, lei che cerca sempre di mettere gli altri in secondo piano… lei che, comunque, ha sofferto assieme alle sorelle per tutto quello che è capitato…
La storia raccontata in questo libro è autobiografica. E’ la storia di una famiglia smembrata, a causa di un uomo senza valori e senza amore vero, a causa di una madre che muore troppo presto ma che è presente più che mai nei pensieri delle sue figlie, a causa della crudeltà e della sadica gelosia della seconda moglie del padre. E’ la storia di quello che è realmente accaduto a Dawn Powell nella sua vita. E arriva in fondo all’anima, se ne può stare certi. Perché il modo di raccontare di questa scrittrice è diretto, senza giri di parole, con tante tantissime parole, fittefittefitte come sono i pensieri di una bambina, ma tutte utili a far capire, a rendere ‘veramente’ l’idea di quello che è accaduto, a vedere con gli occhi di chi ha vissuto.
Alcuni ne parlano come di una delle migliori storie sull’infanzia. Per me è una storia bellissima, scritta benissimo, da leggere assolutamente.
Ma è una storia di una tristezza infinita. Di quelle che vorresti tanto non credere vere.
LA MIA CASA E’ LONTANA
Dawn Powell
Fazi Editore (collana Le strade), 2008, 395 pag.
ISBN: 978-8881129546









🙂 (Sospiro d’invidia…): Perchè, prima di mandarti sto libro, non me lo sono letto?? (no beh, non avevo proprio un attimo di tempo in effetti).
Mi piacerebbe davvero tanto leggerlo…allunghiamo la wishlist.
Possiamo sempre suggerire alla Pole di metterlo in ring;)
eheheh… se proprio insistete… ;))
😀
Facciamo che aspettiamo qualche giorno, eh?! 😉
Va bene? così lo preparo per benino… 🙂
si si attendiamo 😉
E che ring sia! Sul forum di Zebuk (http://zebuk.it/forum), nella sezione BOOKRING potete trovare il libro a disposizione! Iscrivetevi al forum, leggete il regolamento e… buona lettura! 🙂
Tutti li voglio, tutti…:-)