Le città invisibili, Italo Calvino

“Partendosi di là e andando tre giornate verso levante, l’uomo si trova a Diomira, città con sessanta cupole d’argento, statue in bronzo di tutti gli dei, vie lastricate in stagno, un teatro di cristallo, un gallo d’oro che canta ogni mattina su una torre. Tutte queste bellezze il viaggiatore già conosce per averle viste anche in altre città. Ma la proprietà di questa è che chi vi arriva una sera di settembre, quando le giornate si accorciano e le lampade multicolori s’accendono tutte insieme sulle porte delle friggitorie, e da una terrazza una voce di donna grida: uh!, viene da invidiare quelli che pensano d’aver già vissuto una sera uguale a questa e d’esser stati quella volta felici.”

Kublai Khan, il grande imperatore della Cina, ascolta i racconti sulle città e le meraviglie del suo impero fatti dal suo favorito Marco Polo, che le descrive nei particolari, con attenzione per dettagli che a molti viaggiatori sono invisibili. Marco parla della forma delle città, dei materiali con cui sono costruite, delle sensazioni che si provano visitandole, del differente modo di vederle a seconda della direzione da cui si proviene… in realtà le città che racconta Marco sono reali solo per lui; è lui stesso che le crea mentre le racconta, lui che fa apparire torri di alluminio, pinnacoli dei grattacieli, maniche a vento bianche e rosse, danzatrici che muvono le braccia nei cortili di piastrelle…

“E’ delle città come dei sogni: tutto l’immaginabile può essere sognato ma anche il sogno più inatteso è un rebus che nasconde un desiderio oppure il suo rovescio, una paura. Le città come i sogni sono costruite di desideri e di paure.”

Le città invisibili è un romanzo che fa parte del periodo combinatorio di Calvino, nel quale lo scrittore porta il lettore a riflettere sui meccanismi della scrittura, per renderlo cosciente del suo ruolo: si tratta di un romanzo metanarrativo, “il racconto di un racconto”, per dirla più brevemente; un contenitore di racconti, di storie slegate tra loro, di mondi chiusi in se stessi che non entrano in relazione tra loro ma solo col lettore: a far da cornice, all’inizio e alla fine di ognuno dei nove capitoli, il dialogo tra Marco e Kublai Khan. Nel mezzo, le descrizioni immaginarie di 55 città, accuratamente dettagliate, fin nel più piccolo particolare, visibile o no all’occhio di chi osserva:

“… il viaggiatore vede arrivando due città: una diritta sopra il lago e una riflessa capovolta. Non esiste o avviene cosa nell’una Valdrada che l’altra Valdrada non ripeta, perché la città fu costruita in modo che ogni suo punto fosse riflesso dal suo specchio, e la Valdrada giù nell’acqua contiene non solo tutte le scanalature e gli balzi delle facciate che s’elevano sopra il lago ma anche l’interno delle stanze con i soffitti e i pavimenti, la prospettiva dei corridoi, gli specchi degli armadi. Gli abitanti di Valdrada sanno che tutti i loro atti sono insieme quell’atto e la sua immagine speculare, cui appartiene la speciale dignità delle immagini, e questa loro coscienza vieta di abbandonarsi per un solo istante al caso e all’oblio.” Valdrada – Le città e gli occhi

Le città invisibili

Le città e la memoria (Diomira, Isidora, Zaira, Zora, Maurilia)
Le città e il desiderio (Dorotea, Anastasia, Despina, Fedora, Zobeide)
Le città e i segni (Tamara, Zirma, Zoe , Ipazia, Olivia)
Le città sottili (Isaura, Zenobia, Armilla, Sofronia, Ottavia)
Le città e gli scambi (Eufemia, Cloe, Eutropia, Ersilia, Smeraldina)
Le città e gli occhi (Valdrada, Zemrude, Bauci, Fillide, Moriana)
Le città e il nome (Aglaura , Leandra, Pirra, Clarice, Irene)
Le città e i morti (Melania, Adelma, Eusapia, Argia, Laudomia)
Le città e il cielo (Eudossia , Bersabea, Tecla, Perinzia, Andria)
Le città continue (Leonia, Trude, Procopia, Cecilia, Pentesilea)
Le città nascoste (Olinda , Raissa, Marozia, Teodora, Berenice)

Le impressioni

Questa recensione mi ha messo in difficoltà, per il semplice motivo che ci sarebbe davvero tantissimo da dire. Le città invisibili è un romanzo particolare: non ha una vera storia di per sé, non ha un inizio, non ha azioni e intenzioni dei personaggi. Protagoniste sono le città, le loro descrizioni e quello che significano. Per chi le legge.

Per ognuna di queste città si potrebbe sognare fantasticare immaginare per ore. E non ce n’è una che ti piace più delle altre perché in ognuna di esse è custodita una parte di te, un pezzetto della tua vita, un angolo buio del tuo Io, una tua sensazione, un tuo pensiero.

L’augurio è che anche voi proviate a fare questo fantastico viaggio: al ritorno mi racconterete cosa avete provato. Se e quando deciderete di tornare.

“Le immagini della memoria, una volta fissate con le parole, si cancellano… Forse Venezia ho paura di perderla tutta in una volta, se ne parlo. O forse parlando di altre città, l’ho già perduta a poco a poco.”

LE CITTA’ INVISIBILI
Italo Calvino
Mondadori (collana Oscar opere di Italo Calvino), 1996, 176 pagine
ISBN: 9788804425540

Polepole è Silvia, lettrice affamata e da poco tempo molto selettiva, geometra, architetto, perenne studente della vita. Sono nata nel 1973, in un soleggiato ultimo giorno di aprile, ho un marito e due figli meravigliosi, che riempiono la mia vita di emozioni belle. Passerei l’intera esistenza sui libri, con tazza di cioccolata fumante al seguito, senza distogliere lo sguardo se non per farmi conquistare dalla copertina di un altro libro.

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