Stupore e tremori, Amélie Nothomb

Il signor Haneda era il capo del signor Omochi, che era il capo del signor Saito, che era il capo della signorina Mori, che era il mio capo. E io non ero il capo di nessuno.
Si potrebbe dire diversamente. Io ero agli ordini della signorina Mori, che era agli ordini del signor Saito, e così di seguito, con la precisazione che gli ordini verso il basso potevano saltare i gradini della scala gerarchica.
Per cui. alla Yumimoto, io ero agli ordini di tutti.

Per una giovane ragazza europea, neolaureata, essere assunta per un anno in una grande multinazionale giapponese può significare un grande salto di qualità.
Se poi la giovane in questione è anche legata sentimentalmente al Giappone, perchè è li che è nata e ha vissuto parte della propria infanzia, l’episodio assume un significato ancora più importante.
E’ con questi sentimenti che Amélie Nothomb si appresta ad iniziare il suo periodo lavorativo alla Yumimoto.

Non fosse che per un piccolo, trascurabile particolare: la suddetta società applica uno stretto (e decisamente crudele agli occhi di un occidentale) codice di comportamento, al quale tutti i dipendenti devono sottomettersi.
E quando scrivo la parola sottomettersi, non è sempliemente una figura retorica.
La scala gerarchica aziendale è ferrea. Più o meno come quella delle multinazionali occidentali.
E ciascun capo tende ad esercitare il proprio potere nei confronti dei sottoposti.
Come da noi.
Solo che alla Yumimoto, esercitare il potere comprende anche pubbliche umiliazioni, o affidare compiti non propriamente professionali ai dipendenti.
La nostra Amélie, poco incline alle ferree regole nipponiche, si ritrova prima a ricoprire il ruolo di traduttrice e, via via, ad essere incaricata di lavori sempre meno consoni ai suoi studi e sempre più umilianti.
Fino a che passerà gli ultimi mesi della sua permanenza alla Yumimoto…nei bagni del piano, con l’onorevolissimo compito di rifornire la carta igienica e di cambiare gli asciugamani.
A darle quest’incarico il suo capo, la bellissima e algida Fubuki Mori, una delle poche donne con un pizzico di potere all’interno della multinazionale giapponese.
E per questo temibilissima, perchè decisa a mantenere quella piccola fetta di prestigio.

Stupore e tremori avrebbe potuto essere un libro altamente drammatico, nei contenuti.
Ma stiamo parlando di Amélie Nothomb.
E, quindi, è inutile che ve lo dica: si passa il tempo a ridere leggendo il libro.

Una cosa la si deve dire per forza: complimenti all’autrice per la forza d’animo che l’ha spinta comunque ad arrivare alla scadenza del contratto senza licenziarsi anticipatamente.
Io, personalmente, sarei scappata a gambe levate!

Stupore e tremori
Amélie Nothomb
Voland, 2008, 120 pag.
ISBN 9788886586955

40enne, mamma di una ex Vitellina, moglie di un cuoco provetto. Le mie passioni: lettura e scrittura. E ZeBuk. Fresca Expat in quel di Londra, vago come un bambino in un negozio di giocattoli nei mercatini di libri usati. Forse è questo il Paradiso!

3 COMMENTS

  1. Ecco, mettiamola così: questa donna mi sta sempre più simpatica.
    E per ora sembra proprio che l’unico libro che in nessun punto suscita ilarità è quell’acido solforico che mi ha dato il benvenuto nel suo incredibile mondo! 🙂

    p.s.: silbi, che dici se lo spediamo anche a lei Il metodo antistronzi? 😀

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