The surrender, Tony Bentley

L’umiliazione è il mio più grande demone ma, una volta che il centro del mio terrore viene violato, scopro che la mia paura è infondata. E’ tramite questa resa fisica, questo sentiero proibito, che ho trovato il mio io, la mia voce, il mio spirito, il mio coraggio…e la risata stridula della vecchia strega. Questo non è un trattato femminista sulla parità. Questa è la verità sulla bellezza della sottomissione. Sulla potenza che c’è nella sottomissione. Vedete, secondo me mi sono imbattuta per caso nella grande barzelletta dell’universo, nell’ironia suprema di Dio.
Entrate nell’uscita. Il paradiso vi attende.

La recensione di The surrender di Tony Bentley

The surrender è un memoir erotico come recita il sottotitolo.
Un diario intimo e preciso del risveglio sessuale e sentimentale dell’autrice e della sua presa di coscienza, del suo divenire donna forte e consapevole non più schiava e succube di uomini, amori e peni sbagliati.

E come si arriva a trovare la strada che mette al riparo dalle paure e dalle angosce?
Passando dall’entrata posteriore.
La sottomissione, totale, fiduciosa, assoluta, diviene il mezzo per arrivare oltre il dolore e la paura e ritrovarsi in paradiso.

A-man, così lo chiama Tony, è l’uomo che la porta in paradiso e le fa scoprire la trascendenza che passa attraverso il sesso anale perché, come scrive lei stessa

se permettete a un uomo di incularvi (e tale privilegio dovrebbe spettare solo a un amante davvero sensibile) imparerete ad abbandonarvi ciecamente non solo a lui ma a voi stesse, a perdere completamente il controllo. E oltre il controllo c’è Dio.

Atea, alla disperata ricerca di Dio e dell’approvazione di suo padre, scopre che il suo didietro, quello stesso sedere sculacciato dal genitore nell’infanzia, quel sedere, sede metaforica dalla sua vergogna, diventa invece il luogo della sua liberazione; luogo alla cui scoperta l’autrice si dedica con l’entusiasmo del giovane esploratore per una terra vergine descrivendo anatomie e sensazioni.

E non solo la scrittrice si concentra sulle sue budella ma indugia in magnifiche e divertenti digressioni: il perbenismo della società aperta solo all’apparenza, persino Ophra, infatti, parla di tutto ma guai a nominare la sodomia ancora illegale in molti stati; il rito della preparazione e la biancheria, impareggiabile la descrizione delle mutande senza cavallo che incorniciano il glory hole, ,qual è il lubrificante migliore e come capire con una sola domanda l’orientamento sessuale degli uomini, la dissertazione sul mito della lunghezza.

La mia opinione su The surrender di Tony Bantley

Tony Bentley nella sua prima vita è stata ballerina del New York Ballet.
Poi ha avuto un incidente all’anca ed è iniziata la sua seconda vita, da scrittrice.
E scrive bene, molto bene.
Senza giri di parole, con  uno stile spudorato, fresco, ironico, senza falsi pudori, chiamando le cose con il loro nome, dal più puritano al più volgare, racconta questo suo percorso, questo suo passare da sotto a sotto, dalla sua dolorosa sottomissione emotiva al padre rude e autoritario alla sottomissione sessuale verso l’amante perfetto.
Il libro, devo dire, mi è piaciuto.
Ha un modo di scrivere diretto, senza fronzoli.
E poi, sotto la superficie,  emerge il vero racconto, la grande storia d’amore, perché di amore si è trattato non solo di sesso, con A-man, l’amante perfetto, e la grande forza e il coraggio di questa donna nello scegliere di amare prima di tutto se stessa.

Ed è topico che alla fine di tutto, del libro e dei tre anni di passione col suo dio personale, la trasformazione da masochista a Mistress e finalmente a donna indipendente si attui comprando un paio di scarpe dal tacco altissimo, un paio di scarpe che urlano -Non rompetemi il cazzo-, scarpe da cui osservare il mondo con calma, senza fretta, e anche con un po’ di presunzione.
Buona lettura.

THE SURRENDER
Toni Bentley
Fazi, 2007, p. 220, €. 9,50

Francesca, 44 anni, mi firmo come SIBY su Zebuk. Amo leggere e fin da piccola i libri sono stati miei compagni. Leggo di tutto: classici, manga, thriller, avventura. Unica eccezione Topolino; non me ne vogliate ma non l’ho mai trovato interessante.

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