“Una buona mamma serve sempre frutta fresca a colazione, adora giocare con i suoi bambini, compra loro vestiti deliziosi, non alza mai la voce. E la sera non è mai troppo stanca per fare sesso con papà.”
L’autrice di “Sono una cattiva mamma” ha affrontato il tema della maternità e dell’essere madre oggi, concludendo che in ogni caso si è pessime madri, sia che si lavori sia che si faccia la casalinga.
Il libro è nato dopo che lei aveva affermato di amare più il marito ai figli scrivendolo sul New York Times, per difendersi dalle accuse che ha ricevuto sui vari blog e giornali. Un’affermazione un po’ esagerata detta da una mamma di 4 figli, anche perché credo che l’amore per il marito sia un amore diverso da quello per i figli, ma non per questo è giusto stilare una classifica.
Ci racconta le sue mille difficoltà, che sono poi quelle di tutte le mamme del mondo, ma ci fa capire che in fondo i figli hanno bisogno di mamme anche imperfette, perché quelle perfette in realtà non esistono.
Tra le tante cose afferma di essere una mamma “consapevole” e non “buona”, definizione che le si addice. Tra i vari temi trattati c’è l’evolversi in positivo del rapporto con la suocera, la diagnosi della sindromi da deficit di attenzione e iperattività diagnostica ad uno dei suoi figli, un aborto , la divisione dei lavori domestici, l’educazione femminista impartitale dalla madre.
Un personaggio che a volte ho ammirato altre volte un po’ meno, perché non sempre ho condiviso le sue scelte.
Lo avete letto, cosa ne pensate? Siamo delle buone o delle cattive madri?
Buona lettura.
Sono una cattiva mamma
Ayelet Waldman
Rizzoli, 2011, p. 263, € 17,90
ISBN978-88-17-04775-3









Be’, io il libro non l’ho letto ma devo dire che in linea di massima mi piace il fatto di non volermi descrivere come una “buona” mamma: lo sappiamo tutte cosa voglia dire dividersi tra mille cose, impegni, necessità. Lo sappiamo quanto costi a livello emotivo e psichico il dedicarsi costantemente a qualcuno che dipende così fortemente da te. Lo sappiamo che se non impariamo a gestire il nostro tempo in maniera mooooolto elastica l’unico che ci guadagna alla fine è l’analista… 😉 insomma: credo che per essere una buona mamma si debba prima di tutto non essere (non pretendere di essere) perfetta. E questo non perché io non tenga a mia figlia o non voglia il meglio per lei (e non parlo della ‘marca’… ;)) o perché lei non sia sempre il primo dei miei pensieri: questo soprattutto perché per far felici loro e per farli stare bene, i primi ad essere felici dobbiamo essere noi.
Magari anche migliorando il rapporto con la suocera, se ci riusciamo, perché no? 😉
Grazie del consiglio, Angela. Cercherò questo libro, per capire meglio l’opinione della ‘cattiva’ mamma… 🙂
Anch’io non ho letto il libro, ma è un tema che mi interessa. Ho infatti appena finito di leggere Mamme cattivissime? di Elisabeth Badinter. Il titolo originale è “Le conflit. La femme e la mère” e ben dimostra come il ruolo della donna-madre sia sotto i riflettori. Si possono o meno condividere le conclusioni dell’autrice francese, ma un dato mi sembra abbastanza certo: la letteratura comincia a dare una rappresentazione di noi donne-mamme un po’ meno ideale e idealizzata di quanto le riviste patinate e le pubblicità vogliono farci credere.
Concordo con te, e aggiungo anche era ora…