I rintocchi della festa – Il racconto di Halloween

Anche quest’anno ZeBuk ha pensato di farvi un piccolo regalo da brivido in occasione di Halloween.
Stavolta abbiamo chiesto a Luigi Schettini, vista la sua (insana) passione per la paura di crearci un racconto esclusivo.
Ed eccolo qua.
Una storia decisamente in tema con le atmosfere della giornata più maledetta dell’anno.

Buona lettura e Felice Halloween, o cari lettori!!

Boo!

I rintocchi della festa, Luigi Schettini

Quello era un quartiere normale.
Sereno, sicuro… forse il luogo ideale in cui vivere. O almeno così era stato per gli ultimi nove anni, da quando Joshua aveva memoria. Quello era il luogo in cui tutte le feste dell’anno prendevano forma e si tramutavano in avvenimenti sensazionali. SpringWood era un bel nome per un quartiere, e rispecchiava esattamente ciò che era. Un giardino felice. Un bosco di primavera.
Joshua liberò il viso dalla maschera di gomma che raffigurava Dracula e si ammirò allo specchio, decisamente euforico. Non l’avrebbe indossata. Preferiva il trucco che gli aveva fatto sua madre.
Era giunto finalmente il momento. Aveva atteso per anni di sgusciare fuori di casa la sera di Halloween, assieme ai suoi coetanei del vicinato, per fare il giro delle case del quartiere e richiedere dolciumi vari, dietro la consueta minaccia del “Dolcetto o Scherzetto?”
Il volto imbiancato dal cerone, le labbra violacee col rivolo di sangue che fuoriusciva da un angolo della bocca… i piccoli e sporgenti canini… la camicia bianca in stile ‘700… il mantello nero dal risvolto interno amaranto. Sì… Joshua era decisamente pronto. Pronto per quella prova che SpringWood riservava da sempre ai nove enni come lui. Pronto a girovagare durante la buia notte delle Streghe, giurando solennemente di rientrare prima dei Rintocchi della Festa.
Sua madre glielo ripeteva da anni. Ne aveva abbastanza di quella leggenda che permeava SpringWood. Che sciocchezze! Un luogo così ameno… vietato al male. Alla morte.
La diceria, vecchia di secoli e secoli, metteva in guardia i ragazzini di nove anni e donava loro dei consigli da seguire durante la fatidica “spedizione”, la notte di Halloween.

“un, due, tre… i Rintocchi della Festa…
tocca a te ora perdere la testa…”

“Sai cosa ti succede se non torni a casa prima dei Rintocchi?” gli ripeteva spesso sua mamma.
Joshua di volta in volta sbuffava. In verità non vedeva l’ora che arrivasse il giorno della sua tanto agognata spedizione alla ricerca dei dolciumi.
“Sì mamma. Me lo ripeti tutte le sante volte. Devo essere di ritorno dalla spedizione prima dei Rintocchi della Festa. Altrimenti il demone ignoto mi taglierà via la testa…”
Sua mamma di consueto annuiva e sorrideva. Ciò voleva significare che i suoi insegnamenti stavano dando dei frutti molto succosi. Suo figlio stava crescendo bene. E fargli seguire delle piccole regole fittizie, seppur imposte dalla tradizione di SpringWood, non era altro che un modo per far sì che si preparasse al meglio ad affrontare le difficoltà della vita.
I tre Rintocchi della Festa erano gli ultimi tre secondi che separavano la Notte del Diavolo da quella delle Streghe. Gli ultimi tre secondi che separavano il giorno precedente dalla festa di Ognissanti. Gli ultimi tre secondi per salvarsi la pelle… e la testa.
“Forza Joshua! I tuoi amici sono qui fuori che ti aspettano già da dieci minuti. Non vorrai farli congelare.”
Joshua diede un ultimo sguardo d’insieme allo specchio.
“Arrivo.” E raggiunse sua madre nel soggiorno.

“un, due, tre… i Rintocchi della Festa…
tocca a te ora perdere la testa…”

“Hai preso il sacco per i dolci?”
“Sì.”
“Hai messo i canini di plastica?”
“Sì”, e allargò la bocca in un ghigno, in modo da mostrarglieli.
“Sei pronto?”
“Sì.” Era impaziente.
Fece per aprire il portone quando sua mamma lo trattenne a sé.
“Sei diventato grande ora. Questo è un passo importante. Mi raccomando la massima prudenza. Come vuole la tradizione, torna a casa prima dei Rintocchi… e non sganciarti dal gruppo. Abbi cura di te.”
I suoi amici erano fuori che lo aspettavano, imbellettati nei loro costumi policromi.
Richie era un folletto sanguinario. Stan un lupo mannaro. Drew una strega. Emily una diavoletta. Theodore un troll. Erano pronti sul serio. Era il momento di iniziare la spedizione.

“un, due, tre… i Rintocchi della Festa…
tocca a te ora perdere la testa…”

Il signor Brooks, il più anziano del quartiere, fu piuttosto generoso con i ragazzi, cosa alquanto strana. Versò nei loro sacchi fiumi di leccornie dai colori e forme più disparati. Offrì addirittura banconote da cinque dollari ciascuno.
La signora Valley fu meno clemente, e si limitò a lanciare dal portone semichiuso un pacchetto di chewing-gum già consumato per metà, assieme ad una robusta quantità di imprecazioni.
I ragazzi andarono avanti zigzagando per tutta SpringWood, sfavillante di luci e colori. Centinaia di Jack O’Lantern brillavano nell’oscurità con i loro ghigni color arancione pastello.

“un, due, tre… i Rintocchi della Festa…
tocca a te ora perdere la testa…”

“Credo che la nostra spedizione sia giunta al termine… non pensate anche voi?” chiese Theodore dopo poco più di un’ora. Gli altri annuirono. Tutti. Tranne Joshua.
“Sono d’accordo. Vorrei essere a casa prima dei rintocchi” disse Drew facendo una smorfia.
Joshua non voleva. Aveva aspettato da una vita quella spedizione. Non aveva mai vissuto la notte in quella maniera. A quell’ora si era sempre ritrovato a letto, col solo pensiero della scuola del giorno dopo. Non voleva tornare a casa. O perlomeno… ancora no. Al diavolo la balla dei Rintocchi!

“un, due, tre… i Rintocchi della Festa…
tocca a te ora perdere la testa…”

“Ragazzi correte! Manca poco ai Rintocchi! Su! Forza!” Gridò il papà di Stan dallo stipite della porta. Senza pensarci due volte, tutti quanti si affannarono in una corsa improvvisata, diretti verso le proprie case, ridendo di gusto per aver provato l’esperienza della spedizione, ed averla fatta in barba al demone taglia-teste.
Tutti. Tranne Joshua, ammaliato dalla notte. Si perse nei colori, nei rumori.. negli odori.
Finché non giunsero i Rintocchi.

“un, due, tre… i Rintocchi della Festa…
tocca a te ora perdere la testa…”

Al suono del campanello la mamma di Joshua si rallegrò. Doveva ammetterlo, era stata in ansia per tutto il tempo della spedizione. Ma tutto si era ormai concluso, e suo figlio era tornato a casa sano e salvo… e senz’altro più maturo. Era contenta di vivere in un quartiere come SpringWood. Offriva una coscienza catartica ai giovani… e una vita serena ai veterani.
Aprì il portone.
La testa di Jack O’Lantern era scomparsa.
Lì davanti ai suoi occhi, gettata a terra, imbrattata di sangue, c’era quella di suo figlio.

“un, due, tre… abbiam perso ormai la testa…
un, due, tre… la speranza più non resta.”

40enne, mamma di una ex Vitellina, moglie di un cuoco provetto. Le mie passioni: lettura e scrittura. E ZeBuk. Fresca Expat in quel di Londra, vago come un bambino in un negozio di giocattoli nei mercatini di libri usati. Forse è questo il Paradiso!

6 COMMENTS

  1. A me è piaciuto molto.Credo sia un giovane scrittore con istinto creativo naturale e pieno di buone promesse.In bocca a lupo a Schettini.

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