Eventi: Una visita al Museo della Follia

Entrate,
ma non cercate un percorso,
l’unica via è lo smarrimento
(Sara Pallavicini)

In un’estate 2019 che sembrava non finire mai (ma poi è proprio finita, ahimé) sono riuscita a visitare una mostra di cui avevo tanto sentito parlare e che mi aveva ispirato fin dal primo momento: Il museo della follia è stato allestito a Lucca, la mia città, ed ha accolto visitatori per diversi mesi.
Curata da Vittorio Sgarbi, con opere di Silvestro Lega, Antonio Ligabue, Telemaco Signorini ed altri artisti meno noti al pubblico non specializzato ma non per questo meno importanti, la mostra prometteva bene: avevo solo una mezza idea di cosa aspettarmi all’interno, ero combattuta tra l’entusiasmo e la paura di perdermi, così ho trascinato con me alcune amiche per niente convinte ma fedeli e il risultato è stato sorprendente anche per loro.

La griglia
credits: http://www.museodellafollia.it/stampa-tv/

Un ingresso soffocante, nel buio e nel caldo, tra rumori e suoni che davvero smarrivano… le parole e la voce di Alda Merini ad accompagnarti:

Ho conosciuto Gerico,
ho avuto anch’io la mia Palestina
le mura del manicomio
erano le mura di Gerico
e una pozza di acqua infettata
ci ha battezzati tutti. […]

La presentazione della mostra è avvenuta in anteprima mondiale alla 54^ Esposizione Internazionale d’Arte alla Biennale di Venezia nel 2011 e da quel momento ha viaggiato per diverse città, arricchendosi di opere legate al luogo in cui di volta in volta risiede.

Lucca ha avuto il suo momento di celebrità grazie alla presenza del manicomio di Maggiano, quello in cui ha lavorato per molto tempo Mario Tobino e a cui ha dedicato tante delle sue opere.
Di Mario Tobino abbiamo già parlato su ZeBuk (trovate qui la pagina che gli abbiamo dedicato e le recensioni di alcune delle sue opere) ma la sua produzione è così varia e ricca che lo incontreremo di nuovo sulla nostra strada.

Addentrarsi nelle stanze della mostra è stato come fare un terribile viaggio, smarrirsi nelle menti affollate di paure e nevrosi di persone più o meno comuni:

Uomini e donne come noi, sfortunati, umiliati, isolati. E ancora vivi nella incredula disperazione dei loro sguardi. Condannati senza colpa, incriminati senza reati per il solo destino di essere diversi, cioè individui. […] (Vittorio Sgarbi)

Allucinante l’allestimento, tra giganteschi e agghiaccianti apribocca (a guardare certi attrezzi esposti sembrava di trovarsi in una camera delle torture), personaggi ambigui dipinti su enormi murales, sculture che esprimono angoscia, folli immersioni in oggetti ingigantiti, ritratti che raccontano paura, dolore e follia ad ogni pennellata, lettere dal manicomio che straziano il cuore e la mente.

MiocarissimoadolfomuseofolliaUna mostra che ha suggerito molte riflessioni, sull’arte, sulla desolazione, sulle ingiustizie perpetrate su porzioni di umanità colpevoli solo “di essere diversi, cioè individui”, come sostiene Sgarbi; riflessioni che sono proseguite approfondendo i modi con cui un tempo venivano curate, gestite ed aiutate le persone – umane oltre ogni dire – che soffrivano di patologie definibili “follia”: i due punti di vista riguardo alla Legge Basaglia, le sperimentazioni, gli elettroshock…

Molto da imparare, come sempre. Molto su cui meditare. Tanto, tantissimo da non ripetere più.

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