Il grande Gatsby, Francis Scott Fitzgerald

Negli anni più vulnerabili della giovinezza, mio padre mi diede un consiglio che non mi è mai più uscito di mente.
“Quando ti vien voglia di criticare qualcuno” mi disse” ricordati che non tutti a questo mondo hanno avuto i vantaggi che hai avuto tu”. Non disse altro, ma eravamo sempre stati insolitamente comunicativi nonostante il nostro riserbo, e capii che voleva dire molto più di questo. Perciò ho la tendenza a evitare ogni giudizio, una abitudine che oltre a rivelarmi molti caratteri strani mi ha anche reso vittima di non pochi scocciatori inveterati.

La trama

James Gatz, figlio di contadini poveri, fugge dalla sua casa per costruire la sua fortuna e incontra Mr Dan Cody, ricco proprietario di uno yacht, che lo assume alle sue dipendenze.
A Louisville si innamora, ricambiato, di Daisy Fay, giovane ereditiera; insieme trascorrono un periodo felice ma quando James (che intanto ha cambiato il suo nome in Jay Gatsby) parte per le armi, viene a sapere che Daisy ha sposato un giocatore di football, Tom Buchanan.
Jay giura allora che riconquisterà Daisy ad ogni costo… Ogni sua azione, da quel momento in poi, è finalizzata al raggiungimento del suo sogno impossibile.

Gatsby si trasforma in un uomo ricco, potente e invidiato ma condannato all’infelicità: solo, davanti alla sua villa sull’Hudson, insegue il suo unico sogno non raggiunto, l’amore di quella donna del passato, tra feste stravaganti, alcool e contrabbandieri, nuovi ricchi sfavillanti e miti americani.

Aveva fatto molta strada per giungere a questo prato azzurro e il suo sogno doveva essergli sembrato così vicino da non poter più sfuggire. Non sapeva che il sogno era già alle sue spalle, in quella vasta oscurità dietro la città dove i campi oscuri della repubblica si stendevano nella notte. Gatsby credeva nella luce verde, il futuro orgiastico che anno per anno indietreggia davanti a noi. C’è sfuggito allora, ma non importa: domani andremo più in fretta, allungheremo di più le braccia… e una bella mattina…

Gatsby è nonostante tutto un vero e proprio “eroe romantico”, che crede al suo sogno e per quel sogno vive e muore. La storia, drammatica e piena di malinconia, parla di tanti, diversi temi; tra tutti il più importante è sicuramente la solitudine, il dramma di un’epoca e di una generazione che ha perso la capacità di vivere e credere nei propri miti. Un dramma ancora molto attuale, direi.

Ogni volta che leggo (e rileggo) questo libro la tristezza, la solitudine e la volontà di quest’uomo riempiono ogni spazio libero: il suo sogno impossibile sa coinvolgere ed emozionare, ti fa soffrire e provare rabbia. Ma è pur sempre un sogno da inseguire, se ci credi davvero. Cosa realmente accada, al di là di tutto, è privo di significato: l’unica cosa che conta è seguire il tuo sogno, ad ogni costo!

Il periodo storico

L’Età del Jazz è il periodo che va dal 1918 al 1930, caratterizzato dagli anni successivi alla fine della prima guerra mondiale fino alla venuta della Grande depressione: la tendenza di questo periodo è quella del protendere verso il progresso e la modernità, tendenza che si nota in tutti i campi, dalla letteratura all’architettura ed all’arte in genere (vedi i progetti rampanti del Futurismo).
La nuova generazione, che ha subito le ristrettezze del periodo della Guerra, si fa ora trascinare dalla gioia irrefrenabile e da un senso di esaltazione collettiva, che porta ad abbandonarsi ad una facile spensieratezza, alla ricerca di forti emozioni ed avventure esaltanti: “non pensare per dimenticare”, verrebbe da dire…

L’autore

Francis Scott Fitzgerald nacque a Saint Paul il 24 settembre 1896. Fu scrittore e sceneggiatore, tra i maggiori dell’Età del jazz e del XX secolo in generale.
Il padre era un gentiluomo del Sud, distinto e aristocratico nei modi ma abbastanza inconcludente nei fatti, tanto da non riuscire a provvedere ai bisogni della famiglia, che visse in condizioni di ristrettezza economica.
La corrente letteraria di cui faceva parte era quella della Generazione Perduta: un gruppo di scrittori americani che si stabilì in Francia dopo la Prima Guerra Mondiale, tra cui Ernest Hemingway, Ezra Pound, John Dos Passos.

Fitzgerald scrisse quattro romanzi (Di qua dal paradiso, Belli e dannati, Il Grande Gatsby, Tenera è la notte, oltre a Gli ultimi fuochi, rimasto incompiuto alla sua morte) e molti racconti brevi (tra questi anche Il curioso caso di Benjamin Button, già recensito da Zebuk), che parlavano di giovinezza, disperazione e disagio dei giovani della sua generazione.
Nella sua formazione ebbe grande importanza l’esperienza all’Università di Princeton, grazie alle numerose letture (da Bernard Shaw a Oscar Wilde, fino a Keats) ed alle esperienze di teatro e di collaborazione con alcune riviste.

Nel 1920 il suo romanzo, Di qua dal paradiso, viene pubblicato e accolto molto bene dal pubblico, diventando un best-seller. Fitzgerald diviene così improvvisamente uno dei portavoce della nuova generazione di scrittori.

Raggiunta l’agiatezza economica, sposa Zelda Sayre, anch’essa scrittrice: la vita si alterna tra scrittura e feste mondane e i due scandalizzano la società dell’epoca coi loro comportamenti anticonformisti ma guadagnano l’entusiasmo dei più giovani. Nel frattempo però Zelda si ammala (di una forma di schizofrenia, si scoprirà più tardi) e Scott deve far fronte ai gravi debiti accumulati con la loro vita sregolata.

Gli ultimi anni di vita vedono Scott di nuovo alle prese con un romanzo, Gli ultimi fuochi, che ha per protagonista una nuova forma di Gatsby, molto più matura: il romanzo però rimane incompiuto, per l’improvvisa morte dello scrittore a causa di un attacco di cuore.

[fonte: Wikipedia]

E’ di quest’anno una versione audio del libro, letta da Claudio Santamaria, edita da Emons Audiolibri.

Cinema

Il grande Gatsby ha riscosso particolare successo nella sua trasposizione in film, sia nella versione girata nel 1949 da Elliott Nugent e interpretata da Alan Ledd e Betty Field, ma soprattutto nella versione del 1974, diretta da Jack Clayton, sceneggiata da Francis Ford Coppola e interpretata da Robert Redford e Mia Farrow: questa versione ha ricevuto l’Oscar nel 1975 per i costumi e la colonna sonora

Del film esiste anche una versione muta, girata nel 1926 ma andata definitivamente persa.

polepole
Polepole è Silvia, lettrice affamata e da poco tempo molto selettiva, geometra, architetto, perenne studente della vita. Sono nata nel 1973, in un soleggiato ultimo giorno di aprile, ho un marito e due figli meravigliosi, che riempiono la mia vita di emozioni belle. Passerei l’intera esistenza sui libri, con tazza di cioccolata fumante al seguito, senza distogliere lo sguardo se non per farmi conquistare dalla copertina di un altro libro.

10 COMMENTS

  1. Vi dirò, ricordo che non mi è piaciuto…è anche vero però che l’ho letto prima dei 18 anni quindi non ero ancora matura…penso sia un romanzo che si capisca con l’età!

    • Hai ragione, sai? alla prima lettura non da le stesse emozioni… e poi spesso accade di leggerlo “per obbligo scolastico”, e questo – almeno nel mio caso – non è mai stato un gran incentivo all’entusiasmo!

      Quando però lo rileggi di tua spontanea volontà, e ti immergi nella storia e nell’ambiente degli anni ruggenti, ti assicuro che è tutta un’altra cosa…

      Prova a rileggerlo, Sabrina, e poi facci sapere! 😉

  2. Ah che meraviglia questo libro, e il tuo approfondimento non è da meno: se volete cadere nell’innamoramento completo vi consiglio Tenera è la notte, la storia di Zelda e Francis!

  3. Ottima presentazione!
    A me in realtà quel libro non ha fatto impazzire…anzi, penso di aver capito bene la storia solo ora…lo trovo scritto in modo un po’ macchinoso, però forse il mio solito problema è la traduzione della pivano. Però so che questo libro è stato recentemente ritradotto pare piuttosto bene.
    Forse dovrei rileggerlo.

    • Grazie polly!
      Anch’io ho letto quello tradotto dalla Pivano… non so, forse dovrei vedere le differenze con la nuova traduzione, oppure provare direttamente a leggerlo in lingua originale, che dici? comunque se lo rileggi facci sapere, ok? 🙂

      • La lettura in lingua originale è un mio limite, nel senso che perdo un po’ il piacere della lettura…e la lettura è forse l’unico hobby che riesco a coltivare 🙁

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