Sulle strade del silenzio. Viaggio per monasteri d’Italia e spaesati dintorni, Giorgio Boatti

E poi il silenzio. Il silenzio nei monasteri non è come gli altri silenzi. È un silenzio denso, pieno. Un silenzio parlante, verrebbe da dire, se non si avesse orrore degli ossimori e dei luoghi comuni.

Sottotitolo: Viaggio per monasteri d’Italia e spaesati dintorni. Il giornalista e scrittore Giorgio Boatti, autore di diversi libri-inchiesta sulla storia del nostro paese, dal terremoto di Messina alla strage di Piazza Fontana, ci accompagna in un percorso inatteso attraverso l’Italia, alla ricerca dei luoghi in cui il Silenzio è prezioso custode dell’Anima:

Davanti a me la scritta ‘Silenzio’.

Campeggia cubitale sul bianco della parete.

Silenzio? E silenzio sia.

Forti, fortissime impressioni

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Uno dei chiostri dell’abazia di Montecassino

Vi è mai capitato di avere un grande, profondo e inconsapevole bisogno di Silenzio?

Un giorno può succedere di imbattersi per caso in qualcosa, una frase, un’immagine, un titolo – è sempre la stessa storia: i libri ti cercano! – che te lo ricorda e che ti fa rendere conto di quanto il tuo inconsapevole bisogno sia grande.

A me è capitato con questo libro, in cui mi sono imbattuta per caso, non ricordo nemmeno come. Però, fin dalla prima pagina, è stato come se ritrovassi me, quella me che si era persa lungo il percorso. Non che Sulle strade del silenzio sia uno di quei libri che parlano di New Age e via dicendo (ma forse in un certo modo lo fanno, sì):

No, non sto cercando il monastero giusto. Vado per questa strada perché ho il sospetto che le luci nascoste che giungono da questi luoghi siano ancora capaci di offrire qualche solido orientamento. Perfino nella densa penombra calata sui giorni italiani. Busso a queste porte perché ho l’impressione che qui si impari davvero che si può cambiare il mondo, ma – impresa piuttosto complicata – a patto di cominciare a cambiare se stessi, partendo dalle cose più semplici e concrete.

Piano piano però, leggendo pagine, brani, sentendomi a fianco dell’autore lungo il suo percorso, mi sono accorta di aver modificato qualcosa del mio modo di vedere le cose, anche del mio modo di vivere, forse: Giorgio percorre le strade con la sua fedele automobile, abbandona volentieri l’autostrada per passare dalle strade lente, che attraversano i paesi e i boschi, lì dove non trovi nessuno per chilometri ma anche lì dove il traffico è più frenetico. Un gran voglia di partire, anche se sei già in viaggio mentre leggi e non te ne rendi conto.

E’ Vita, su quelle strade.
Come è Vita quella dentro i monasteri alle cui porte bussa, Giorgio.*

Il fatto che venga accolto con dei silenzi – e che quei silenzi gli vengano richiesti come pegno dell’accoglienza che gli viene offerta, in monasteri dove il Silenzio è Regola – invece che con l’assordante confusione della vita di tutti i giorni, è un segno forte: è il cercare dentro di sé quello che di solito vogliamo trovare fuori, nel mondo.

E’ Vita, l’ascolto delle storie che durante la cena comune si scambiano gli ospiti del monastero. E’ Vita anche il semplice osservare, in Silenzio, quello che accade intorno a te: i profumi e i rumori nell’orto dei monaci, le chiacchiere delle ragazze straniere in gita, i visi che si somigliano e di cui stai già ricostruendo la tua versione della storia.

Diario di viaggio in cui si raccontano luoghi, avvenimenti, curiosità, oltre ad essere una ricerca approfondita su un particolare aspetto di quell’Italia ‘non troppo popolare’, questo libro sa come arrivare al cuore. Forse proprio perché è nato grazie ad un momento di ricerca personale, diventa luogo di condivisione, di obiettivi e di strada da percorrere insieme.

Poi – ma mi piace pensare che non sia la cosa fondamentale -, è anche indagine storica sui monasteri e sulle storie che da questi luoghi (e in questi) arrivano (e partono): storie che intrecciano vita umana e paesaggio, storie come quella del certosino fra Paolo, ex campione nazionale di calcio portoghese, che vive nel monastero di Serra San Bruno, nel cuore della Calabria; storie come quella della vocazione di Enzo Bianchi, fondatore della comunità di Bose, e storie come quella di Miguel Romualdo, fondatore di Camaldoli.

Credo sia proprio così che – se fossi riuscita a fare la giornalista, uno di quei sogni che fai da piccola – avrei voluto scrivere: semplice, diretto, pulito. Con tanto entusiasmo e tanta volontà di condividere il viaggio. “Andare, guardare, ascoltare, verificare e infine raccontare”: è così che si fa buon giornalismo, sì!

Ma non solo: questo scrivere sa di Vita, di persona vera, di amico e compagno di viaggio, di prendersi tempo per sé, di libro da portarsi dietro e da rileggere in ordine sparso ogni volta che se ne sente il bisogno.

In quest’anno, da quando l’ho letto la prima volta a oggi, la mia copia del libro si è arricchita di passi sottolineati, di orecchie alle pagine – piccole ma presenti – di note e commenti. Certi libri hanno proprio questa missione: accompagnarti, passo passo, in un viaggio.

Che sia materiale o spirituale questo dipende da Te.

 

Sulle strade del silenzio. Viaggio per monasteri d’Italia e spaesati dintorni
Giorgio Boatti
Laterza Editore (collana i Robinson / Letture), 2012, pag. 330, € 18,00
ISBN: 9788842098157
 

* è del tutto inutile: ho provato a scrivere “l’autore”, a chiamarlo per cognome, che fa tanto ‘professionale’, ma questo viaggio insieme a lui me l’ha fatto diventare amico, Giorgio, e non riesco a chiamarlo se non per nome… mi perdonerà? Grazie, Giorgio!

 

 

Polepole è Silvia, lettrice affamata e da poco tempo molto selettiva, geometra, architetto, perenne studente della vita. Sono nata nel 1973, in un soleggiato ultimo giorno di aprile, ho un marito e due figli meravigliosi, che riempiono la mia vita di emozioni belle. Passerei l’intera esistenza sui libri, con tazza di cioccolata fumante al seguito, senza distogliere lo sguardo se non per farmi conquistare dalla copertina di un altro libro.

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