
Io voglio alzarmi ora, e voglio andare, andare ad Innisfree
E costruire là una capannuccia fatta d’argilla e vimini:
nove filari e fave voglio averci, e un’alveare,
e vivere da solo nella radura dove ronza l’ape.
E un po’ di pace avrò, chè pace viene lenta
Fluendo stilla a stilla dai veli del mattino
Philomena è un libro dal titolo fuorviante, almeno nella versione italiana, bisogna dirlo.
E anche la copertina, in fondo, cavalca l’onda del volto noto di Judi Dench e del film.
Non che il libro non tratti anche di Philomena e della sua vita ma il tutto è marginale perché in realtà la storia racconta della vita del figlio di Philomena, Anthony, e infatti il titolo originale del libro è: The lost child of Philomena Lee.
Nato nel convento di Roscrea, dove la ragazza era stata rinchiusa dalla famiglia per evitare la vergogna di una gravidanza peccaminosa, Anthony viene dato in adozione ad una famiglia americana appena compiuti i tre anni.
Madre e figlio non si rivedranno mai più anche se si cercheranno per tutta la vita.
Quello che l’Irlanda e la Chiesa hanno fatto nella seconda metà del ventesimo secolo è agghiacciante.
In nome della moralità e del peccato hanno rubato, perché non si può definire in altro modo il loro operato, i figli a ragazze cacciate dalla famiglia, messe alle strette e convinte che non avrebbero mai potuto essere accettate nella società con un figlio illegittimo.
Dico rubare perché costringere una ragazza, a volte minorenne, a firmare e cedere ogni diritto sul proprio bambino è un atto di barbarie.
Bambini trattati come merce: più paghi, prima ti darò il bambino, questo il messaggio dei conventi ai genitori desiderosi di adottare.
Adozioni di cui tutti sapevano: governo, stampa, Chiesa e che, proprio perché ben viste dalla Chiesa era impossibile fermare.
Anni fa uscì nelle sale un film bellissimo, Magdalene. Forse il primo film che metteva a nudo il fenomeno delle gravidanze al di fuori del matrimonio in Irlanda e raccontava di come i conventi si rivelassero luoghi di tortura fisica e psicologica per quelle povere ragazze che avevano la sfortuna di rimanere incinta.
Nel libro Philomena si ritrovano le stesse atmosfere del film. La prima parte del romanzo è il racconto della permanenza di Philomena nel convento di Roscrea fino al giorno in cui Anthony le venne tolto per mandarlo negli Stati Uniti con la sua nuova famiglia.
Anthony in America divenne Michael Hess. Ebbe una vita normale: scuola, amici, divertimenti. Divenne un avvocato importante ed ebbe parte attiva all’interno della politica di quegli anni.
Mike però non riuscì mai a sentirsi a casa perché sentiva che la sua vita, senza la sua vera madre, non aveva senso.
Si sentiva come diviso in due, per anni si convinse che sua madre lo avesse abbandonato perché non era stato abbastanza buono da meritare il suo affetto e anche da adulto non riuscì mai ad accettare di essere amato per ciò che era.
Una vita difficile quella di Mike, una vita alla ricerca di quelle radici irlandesi da cui era stato strappato con la forza.
Il romanzo è il resoconto della vita di Anthony, resoconto fatto da Martin Sixsmith, giornalista, venuto a conoscenza della vicenda per puro caso.
Il libro è interessante anche se forse un po’ troppo lungo. L’autore racconta la vita di Anthony lasciando marginalmente quella di Philomena, di cui fa un breve riassunto nella pagine finali.
Personalmente avrei dato più risalto alla vita della madre e ai suoi tentativi di ritrovare tracce del figlio.
Una lettura interessante che non posso dire mi abbia entusiasmato; una di quelle letture, però, che hanno il merito di far conoscere vicende rimaste troppo a lungo sconosciute.
Da poco è uscito nella sale italiane il film omonimo per la regia di Stephen Frears con Judi Dench nel ruolo di Philomena. Non ho ancora avuto occasione di vedere la trasposizione cinematografica ma il trailer mi dà l’idea che la pellicola si concentri molto sulla vita della donna. Credo che vedere il film sia come dare uno sguardo all’altro lato della medaglia, quello volutamente celato nel libro. Forse ci troviamo davanti al raro caso in cui libro e film si compenetrano aggiungendo qualcosa l’uno all’altro.,
Buona lettura e buona visione.
Philomena
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