L’arte di ascoltare i battiti del cuore, Jan-Philipp Sendker

A Kalaw, una tranquilla città annidata tra le montagne birmane, vi è una piccola casa da tè dall’aspetto modesto, che un ricco viaggiatore occidentale non esiterebbe a giudicare miserabile. Entrando, sulla parete di fronte è possibile scorgere una vetrina con biscotti e dolcetti di riso sui quali si posano mosche a dozzine. Accanto, un fornello a gas con sopra un bollitore nero di fuliggine con l’acqua per il tè. Negli angoli, cataste di cassette di legno con bottigliette piene di una bibita arancione. Il caldo poi è soffocante, così come gli sguardi degli avventori che scrutano ogni volto a loro poco familiare con fare indagatorio. Julia Win, giovane newyorchese appena sbarcata a Kalaw, se ne tornerebbe volentieri in America, se un compito ineludibile non la trattenesse lì, in quella piccola sala da tè birmana.

Ecco che all’improvviso bastano poche parole, il silenzio, gli occhi volutamente chiusi, il buio, per scoprire che c’è un mondo pieno di suoni e rumori ed emozioni. Uno di quei mondi che in pochi conoscono. Uno di quei mondi dove vorresti finire, e a volte rimanere, per un po’.

Si mise in ascolto. Silenzio. Fece un passo e si fermò di nuovo. Ascoltò. Il suono riprese, più forte e chiaro di prima.

Sembrava un picchiettìo, una specie di lieve, morbido martellare.

Dopo qualche secondo al rumore si aggiunse quello dei passi strascicati dei monaci. Poi li udì ruttare e scoreggiare dalla cucina. Sentì lo scricchiolio delle assi di legno e il cigolio delle imposte. Lo scoppiettio del fuoco. Al di sopra del quale c’era un fruscio. Pensò a uno scarafaggio od a un coleottero che strisciava sul tetto. E cos’era quello stridere sulla parete? Mosche che si strofinavano le zampette posteriori?

Qualcosa cadeva dall’alto. La piuma di un uccello.

Tin Win improvvisamente non vede più. Il suo nuovo mondo è fatto di nebbia e l’unica cosa che lo salva è la capacità – appena scoperta – di ascoltare.

Aveva bisogno di un traduttore, di qualcuno che andasse insieme a lui alla scoperta dell’universo, che lo aiutasse a prendere confidenza con la vita. Una persona paziente, che non lo prendesse in giro se lui diceva di sentire battere un cuore.

Tin Win rimarrà nel mio cuore per tanto tempo. Per sempre probabilmente, nonostante tutto (non per fare spoiler, ma c’è qualcosa nel suo comportamento che non riesco ad accettare: una totale rassegnazione alla volontà degli altri, sicuramente basata sul rispetto, sull’amore assoluto e sulle filosofie buddhiste, che però lascia un amaro in fondo al cuore…)

La storia d’amore tra Tin Win e Mi Mi è dolce, struggente, tragica e assoluta. L’amore che tutti sognano, quello “cieco e per sempre”. La storia che ascolta sua figlia Julia, non dalle parole di suo padre ma da quelle riportate da un curioso personaggio in bilico tra saggezza e miseria, è una di quelle che ti rimangono in testa e che nonostante, a tratti, tu ti renda conto – più cinica che mai – che non si possa davvero trattare di una storia vera (almeno non completamente vera), leggi con una passione forte, con un coinvolgimento totale, assetata di quella irresistibile voglia di amore.

Esiste solo una forza più grande della paura, l’amore.

Dell’amore si possono dare mille e più definizioni – anche se ‘definire’ è un po’ mettere dei paletti ad un sentimento che è infinito. “Fiducia” è la parola da associare a questo amore: Tin Win e Mi Mi hanno totale fiducia l’uno dell’altra. Nonostante la distanza, nonostante la totale mancanza di parole tra loro, per un periodo lunghissimo

«Mia amata Mi Mi, sono passati cinquemilaottocentosessantaquattro giorni da quando ho sentito battere il tuo cuore per l’ultima volta»

Cosa più della fiducia assoluta può dimostrare la grande forza di un amore?

Qualcuno di cui fidarsi, a cui abbandonarsi, che gli dicesse la verità senza divertirsi a farlo sbagliare. Solo Su Kyi poteva aiutarlo.

Era giunto sulla via principale e la prima cosa che lo colpì fu il battito incessante che lo circondava da ogni parte.

Erano i cuori della gente che gli passava accanto. Con meraviglia si accorse che non c’era un cuore che batteva uguale all’altro, così come non esistono due voci identiche.

Una guida alla Birmania

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photo credits: Ikunl

Ho letto alcune recensioni, prima di scrivere il mio parere su questo libro. Per capire il giudizio degli altri, dopo essermi fatta la mia personale idea. Tra tutte mi ha colpito quella di chi asseriva che questo libro fosse “una delle migliori guide agli usi e costumi e alle caratteristiche degli ambienti e degli abitanti della Birmania”, dove si svolge la maggior parte della storia. In effetti alcune delle descrizioni sono veramente illuminanti e parlano di quiete, di serenità, di fiducia. Anche i luoghi, le case, i volti: tutto è ritratto con parole così vive che sembra di esser lì con loro, di essere in viaggio in questa sperduta città di questo sperduto paese, così lontano in tutti i sensi, dalla nostra vita quotidiana:

Rise, mettendogli un braccio intorno al collo. Lui si alzò lentamente. Si incamminarono per una via laterale in cui erano parcheggiati diversi carri trainati da buoi e cavalli, in mezzo ai quali si muovevano uomini e donne intenti a caricare i veicoli con sacchi di riso e patate e ceste piene di verdure. Gli animali erano irrequieti. I cavalli nitrivano, scalpitavano battendo gli zoccoli sul terreno, i buoi ansimavano e si scrollavano, facendo cigolare i finimenti.

Sono stanchi del sole e dell’attesa e hanno fame, pensò il ragazzo.

Sentì il loro stomaco brontolare. I carri erano dappertutto sulla strada e a Tin Win, frastornato da tutti quei rumori sconosciuti, sembravano muri contro i quali temeva ogni momento di urtare.

È una di quelle sensazioni che non si provano spesso, quella di essere lì con i protagonisti, tra i profumi, i suoni, i colori, il calore, l’umanità. Provate a leggerlo e poi mi direte, ne vale davvero la pena!

L’arte di ascoltare i battiti del cuore
Jan-Philipp Sendker
BEAT, (collana BEAT), 2011, pag. 303, € 9,00
ISBN-13: 978-8865590423
Polepole è Silvia, lettrice affamata e da poco tempo molto selettiva, geometra, architetto, perenne studente della vita. Sono nata nel 1973, in un soleggiato ultimo giorno di aprile, ho un marito e due figli meravigliosi, che riempiono la mia vita di emozioni belle. Passerei l’intera esistenza sui libri, con tazza di cioccolata fumante al seguito, senza distogliere lo sguardo se non per farmi conquistare dalla copertina di un altro libro.

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