127 ore, Aron Ralston

Ogni addio è anche un modo coraggioso e potente per ricominciare.

Aron è un appassionato scalatore.
Fin da ragazzo ha imparato ad amare la montagna e le sue sfide.
Durante un fine settimana decide, senza avvertire nessuno, di esplorare una serie di canyon nello Utah.
Aron ha ventotto anni ed è molto sicuro di sé, forse troppo.
Crede di non poter sbagliare e l’azzardo è sempre stata una delle componenti fondamentali delle sue esplorazioni.
Questa volta però la sua superficialità gli sarà fatale.
Un enorme masso intrappola il ragazzo all’interno del canyon bloccandogli il braccio destro.
Aron non può chiamare aiuto e nessuno sa dove si trovi.
Mentre passano le ore e le poche scorte di cibo ed acqua si esauriscono, Aron tenta di tutto per scalfire la roccia e liberarsi fino a prendere la decisione più difficile di tutte: amputare l’arto bloccato ed uscire dal canyon.

127 ore è il resoconto di quei giorni.
Giorni duri, durissimi, di lucida follia.
Perché senza cibo e acqua Aron oscilla tra lucidità ed allucinazioni.
Ripensa alla sua vita, ai suoi affetti e a come spesso sia stato troppo avventato e sicuro.

Il romanzo si legge abbastanza bene, la forza e la lucidità di Aron nel decidere di tagliare il braccio sono impressionanti e il lettore è coinvolto nella vicenda.
A volte il testo si dilunga un po’ troppo nel racconto delle scalate di Aron ma questo serve a dare un quadro più preciso della personalità del ragazzo.

127 ore è la storia di un cambiamento, di una rinascita e di una nuova gestione della propria vita.
Aron rinascerà come scalatore dopo aver amputato il braccio, continuerà a salire sulle sue adorate montagne ma con la consapevolezza del pericolo costante a cui va incontro.

Nel 2010 Danny Boyle ha diretto il lungometraggio tratto dal romanzo con James Franco nel ruolo di Aron.

 

Centoventisette ore intrappolato della montagna
Aron Ralston
Rizzoli, 2011, p. 349,

 

 

Foto: mymovies.it

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