Adele, Giuseppina Torregrossa

Cucina piccolo borghese, un tavolo ricoperto da una tovaglia ricamata, un cesto di frutta al centro, quattro sedie, una piattaia, sulla parete di fondo i fuochi, il lavandino, i gradini di una scala con la quale si accede al piano superiore. Un camino.
Adele ha circa sessant’anni; i fianchi abbondanti, le spalle curve, il petto grande mal trattenuto da un vestitino logoro aperto davanti, un grembiule striminzito, rosso scuro. Ai piedi le ciabatte. I capelli, morbidi e curati, testimoniano la voglia ancora di piacere. Emana una bellezza che il tempo e i dolori non riescono ad annullare. I movimenti sono morbidi e sinuosi, persino sexy.

Avete presente quei testi che vi trovate davanti e non sapete perché ci sono arrivati? Adele è capitata di fronte a me mentre davo un’occhiata al reader: avevo bisogno di una lettura veloce, avevo bisogno di iniziare e finire un libro nella stessa sessione, nella stessa notte.

Adele mi si è fermata davanti, con i suoi fianchi e la sua pazienza, con la rassegnazione.

Non si tratta di un vero e proprio romanzo ma di un monologo teatrale, che ha fruttato all’autrice, Giuseppina Torregrossa, il Premio Roma 2008 “Donne e teatro”:

Giuseppina Torregrossa affronta la drammaturgia con straziante violenza, con poetica commozione, con lata teatralità regalandoci il monologo di un personaggio indimenticabile, capace di galvanizzare l’attenzione del pubblico sull’eterna, profonda, segreta “cognizione del dolore” di una donna.

Mi è sempre piaciuto il teatro, mi hanno sempre affascinato le scene, le quinte, quel gran tendone rosso che nasconde la fantasia dell’uomo giusto il tempo dell’intervallo. Mi è sempre piaciuto vedere i personaggi, leggerli come se li avessi davanti a me, con i vestiti addosso. E il teatro letto così è bello: Giuseppina Torregrossa, medico ginecologo e scrittrice, sa come trasportarti in un mondo fatto di cose quotidiane, di piatti da lavare e di doveri da donna, di parole abilmente mescolate, tra italiano e dialetto. La Sicilia ha il suo fascino, anche quando scrive.foto
Poi però scopri Adele‘u manciatu, il matrimonio riparatore con lui, anche se sua madre non avrebbe voluto e anche se non era lui il padre di quel figlio. ‘U manciatu non è un uomo qualsiasi: è un uomo malato, ricoperto di croste per l’ittiosi, un uomo che nessuna donna avrebbe voluto. Adele lo sceglie quasi come una sorta di autopunizione per il suo “peccato” e sceglie di punirsi per la vita intera. Adele ama suo figlio, figlio del peccato, ma ancora una volta il suo amore si tramuta in punizione e quel figlio le si rivolta contro. Poi un altro figlio – stavolta è ‘u manciatu a darglielo, per forza – e una storia che si ripete.
Adele è un libro crudele, fa piangere amaro, mette una tristezza pesante nel cuore e nell’animo. Ma va letto, assolutamente. Per vedere le cose con i suoi occhi di donna madre, se ancora non si è provato cosa significhi esserlo.

Un libro così crudele e drammatico in una selezione di libri dedicata alla rinascita sembra strano ma provate a pensarvi come se foste Adele prima della sua vita: poter leggere la vostra storia futura è anche poter modificare qualche azione

Leggerò ancora di Giuseppina Torregrossa: è una di quelle autrici che ti entrano nell’anima. Grazie a lei per questo piccolo dono!

Adele
Giuseppina Torregrossa
Nottetempo (collana I sassi), 2012, pag. 48, € 6,00
EAN: 9788874523979

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Polepole è Silvia, lettrice affamata e da poco tempo molto selettiva, geometra, architetto, perenne studente della vita. Sono nata nel 1973, in un soleggiato ultimo giorno di aprile, ho un marito e due figli meravigliosi, che riempiono la mia vita di emozioni belle. Passerei l’intera esistenza sui libri, con tazza di cioccolata fumante al seguito, senza distogliere lo sguardo se non per farmi conquistare dalla copertina di un altro libro.

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