Questo viaggio chiamavamo amore, Laura Pariani

In un momento
sono sfiorite le rose
i petali caduti
perché io non potevo dimenticare le rose
le cercavamo insieme
abbiamo trovato delle rose
erano le sue rose erano le mie rose
questo viaggio chiamavamo amore
col nostro sangue e colle nostre lagrime facevamo le rose
che brillavano un momento al sole del mattino
le abbiamo sfiorate sotto il sole tra i rovi
le rose che non erano le nostre rose
le mie rose le sue rose

p.s.: E così dimenticammo le rose.

[In un momento (per Sibilla Aleramo)]

Ho letto alcuni libri di Mario Tobino ambientati intorno all’ospedale psichiatrico di Maggiano, dove lui ha lavorato per diversi anni. Parlano di matti, di personaggi strani e desolati, rinchiusi e abbandonati, spesso. Non ne raccontano la vita se non a brandelli.

Qui però la storia è un’altra: qui si parla di un poeta, Dino Campana, uno di quelli stravaganti, poco conosciuti dalla maggioranza di noi. Ho voluto leggere la storia scritta da Laura Pariani per conoscere la sua vita da un punto di vista diverso, quello della fantasia di chi immagina: e il risultato è incantevole.

Va bene, forse io sono un po’ di parte perché mi affascinano sempre le storie ambientate in Sudamerica, ma quello che esce da quelle pagine è magico e sognante:

Lanciai intorno a me uno sguardo disperato. Ma in quell’istante un’apparizione: tu, Nausicaa, sbucasti da dietro i cespugli della riva con una grande cesta di panni sulla testa. Cantavi sottovoce. Per la sorpresa di trovare uno sconosciuto davanti a casa, ti fermasti di botto. […] Sembravi poco più di una bimba: capelli di un blu inchiostro che luccicavano al sole…

Il racconto di Dino passa dai suoni, dalle voci, dagli odori e le urla notturne dei compagni di ospedale, per farsi strada nella pampa argentina, durante il viaggio che sembra abbia fatto tra il 1907 e il 1909, vagabondando senza meta se non quella del trovare un sé perso chissà dove.

Mi stupì che il paese si riducesse a una strada di sabbia fina che scendeva al fiume. In alto, nell’azzurro, un avvoltoio solitario. L’ombra meschina dei fichi d’India e quattro casupole imbiancate di calce. Senza finestre, per non fare entrare il sole che picchiava forte. Nient’altro.

All’uscita del libro l’autrice ha realizzato questo booktrailer:

Se avete voglia di partire anche voi, per fare un viaggio alla ricerca di sé, per conoscersi meglio e sentire «con delizia l’uomo nuovo nascere», prendete questo libro e buttatevi in un viaggio senza meta!
Del resto

«Cosa resta a fare un giovane in questa Europa decrepita? Meglio l’America col suo azzardo dell’ignoto: quando piove, chi non ha casa se la trova…»

Buona lettura e buon viaggio!
Questo viaggio chiamavamo amore
Laura Pariani
Einaudi (collana Supercoralli), 2015, pag. 189, € 16,15
ISBN-13: 978-8806223670

Per acquistare:

 

[credits: morguefile.com

Polepole è Silvia, lettrice affamata e da poco tempo molto selettiva, geometra, architetto, perenne studente della vita. Sono nata nel 1973, in un soleggiato ultimo giorno di aprile, ho un marito e due figli meravigliosi, che riempiono la mia vita di emozioni belle. Passerei l’intera esistenza sui libri, con tazza di cioccolata fumante al seguito, senza distogliere lo sguardo se non per farmi conquistare dalla copertina di un altro libro.

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