Alexis o il trattato della lotta vana, Marguerite Yourcenar

Le cose, nella vita, non sono mai troppo precise; ed è mentire dipingerle nude, poiché non le vediamo mai se non in una nube di desiderio.

A settembre parliamo di ricordi e emozioni e questa lettera, prima opera di una Marguerite Yourcenar molto giovane, è più che ricca di ricordi e di emozioni, forti e reali.

Alexis, sposato con la dolce Monique, dopo aver tanto sofferto, dopo essersi costretto e aver combattuto contro se stesso per tutta la vita, si arrende. E lo fa accettando finalmente la sua essenza, il suo essere. In questo caso il suo essere omosessuale, ma la sua resa avrebbe potuto riguardare un qualsiasi altro aspetto della persona, perché in realtà – forse perché lo leggo per la prima volta ad un’età ‘matura’ – quell’arrendersi è un prendere atto di chi si è stati fino a quel momento della propria vita, in tutte le proprie azioni, in tutti i propri atteggiamenti, in ogni situazione.

La sofferenza che si cagiona è l’ultima di cui ci si accorge

Una lotta vana, quella di contrastare quel che si è nel profondo dell’anima, una lotta infinita, sfiancante e senza possibilità di vittoria: questo è il parere finale del nostro protagonista, questa la presa di coscienza che lo porta ad accettare finalmente se stesso e a lasciare la moglie con questa lunghissima lettera, carica di confessioni e di amore tenero – comunque. Una confessione sincera e una richiesta di perdono, nel momento in cui si rende conto della sofferenza a cui ha portato anche altri, oltre che se stesso.

Un libro così va letto da ragazzi, nel momento in cui si sta cercando di capire con chi avremo a che fare per il resto della nostra vita. Un libro così va letto come fosse un manuale che ci guida ad esprimere se stessi nel modo più onesto, prima che le convenzioni troppo vincolanti del mondo ci portino ad annullare la nostra personalità per trasformarci in esseri tutti uguali.
Lento e a tratti pesante, per tutte le riflessioni poetiche, per i segreti troppo intimi per essere spiegati a parole, per i travagli interiori che confessa, per la mancanza di un atto forte, deciso, anche un po’ violento, che rompesse quello stato di insicurezza continua, che si sente forte in ogni parola. Alexis è un libro che mi ha fatto molto pensare: mi ha fatto chiedere più di una volta se mi fosse piaciuto oppure no, mi ha fatto pensare a come, e a quanto, anch’io come tutti abbia lottato contro certi modi di essere che non si conformavano ai modi omologati della società.

Alla fine un libro buono, l’opera prima di una scrittrice giovanissima che dovremmo conoscere meglio, da cui trarre alcuni insegnamenti importanti. E alcune massime su cui meditare ancora e ancora e ancora.

“Conoscete gli stagni […] da bambino, ne avevo paura. Capivo già che ogni cosa ha il suo segreto e gli stagni come tutto il resto; che la pace, come il silenzio, è sempre solo una superficie, e che la peggior menzogna è la menzogna della calma”.

Alexis o il trattato della lotta vana
Marguerite Yourcenar
Feltrinelli (collana Universale Economica), 2013, € 5,95
ISBN: 978-8807883088

 

Photo : altrapsicologia.it

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Polepole è Silvia, lettrice affamata e da poco tempo molto selettiva, geometra, architetto, perenne studente della vita. Sono nata nel 1973, in un soleggiato ultimo giorno di aprile, ho un marito e due figli meravigliosi, che riempiono la mia vita di emozioni belle. Passerei l’intera esistenza sui libri, con tazza di cioccolata fumante al seguito, senza distogliere lo sguardo se non per farmi conquistare dalla copertina di un altro libro.

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