Vite da leggere : Nessuno uscirà vivo di qui, Jerry Hopkins, Daniel Sugerman

«Volevo sperimentare i confini della realtà, tutto qua, semplice curiosità»

Non bastano poche parole per raccontare il successo e la caduta di un mito come quello dei Doors e del loro cantante, Jim Morrison. Però quelle qui sopra danno una direzione da seguire, almeno: quella dell’eccesso.

La recensione di Nessuno uscirà vivo di qui, Jerry Hopkins, Daniel Sugerman

Discussa e criticata dai più vicini a Jim Morrison, questa biografia è stata scritta da due personaggi che a loro volta hanno vissuto da vicino la storia del gruppo (Danny Sugerman, appena adolescente, tra il 1969 e il 1970 lavorò negli uffici della band a Los Angeles, Jerry Hopkins era allora giornalista della rivista Rolling Stone). Sono convinta anche io che aver subito sulla propria pelle l’influsso e il fascino di un personaggio carismatico come James Douglas Morrison possa aver ‘falsato’ alcuni racconti. Certo è che non si trattava di uno “stinco di santo” e che il suo stile di vita non fosse dei più salutari.

We want the world and we want it now… | Now. | Now? | Now!
(When the Music’s Over)

La musica e la poesia dei Doors parlavano di rivolta, di riprendersi il mondo, di oltrepassare le porte della percezione. Jim era un appassionato lettore, amava Aldous Huxley, Arthur Rimbaud, Friedrich Nietzsche. Sosteneva – come Rimbaud stesso – che per poter “vedere” oltre, si dovesse arrivare ad uno sconvolgimento dei sensi: un saggio di Huxley, “Le porte della percezione”, che citava una frase di William Blake, fu l’origine del nome del gruppo, The Doors

«Se le porte della percezione fossero purificate, ogni cosa apparirebbe all’uomo com’è: infinita.»

Convinto di quest’idea, Jim Morrison continuò a sperimentare i confini della realtà, scrivendo poesie, testi di canzoni, girando film, bevendo e usando droghe fino alla propria distruzione totale.

«Ci sono cose che si conoscono e altre che non si conoscono. Esiste il noto e l’ignoto, e in mezzo ci sono Le Porte (The Doors). I Doors sono i sacerdoti del regno dell’ignoto che interagisce con la realtà fisica, perché l’uomo non è soltanto spirito, ma anche sensualità. La sensualità e il male sono immagini molto attraenti, ma dobbiamo pensare a esse come alla pelle di un serpente di cui ci si libererà.»

La mia opinione su Nessuno uscirà vivo di qui, Jerry Hopkins, Daniel Sugerman

Letto una trentina di anni fa, perché innamorata persa di un ragazzo che adorava The Doors; riletto oggi, innamorata persa di un marito che nemmeno sapeva chi fossero :D, questo libro ora mi appare con occhi certo diversi, senza però riuscire a distruggere del tutto quell’immagine mitizzata del Re Lucertola, fatta di una certa fisicità, di un’apparente timidezza che esplodeva non appena Jim cominciava a cantare, recitando le sue poesie e improvvisando testi e movimenti che spesso hanno portato a scandali, interruzione dei concerti, processi per ubriachezza, molestie, danni:

«Si muoveva come un indiano d’America in una danza rituale. Sul palco Jim diventava lo Sciamano. Nel corso dell’esibizione, come un festante dionisiaco, cantava dei miti moderni, e come uno sciamano evocava un panico sensuale per rendere significative le parole di questi miti. Agiva come se un concerto fosse un rito, una cerimonia, una seduta spiritica, e lui era lo strumento per la comunicazione con il sovrannaturale. Tentava di strappare gli spettatori dai loro posti a sedere, dai loro ruoli, dalle loro menti, così che potessero vedere l’altro lato della realtà, anche solo per una breve occhiata. Il suo messaggio era: apriti un varco comunque ti sia possibile, ma fallo adesso. Spesso il messaggio era sfocato e così si perdeva tra la musica, i miti, la magia e la follia.» (da Diario fotografico, Frank Lisciandro)

Potrei continuare a raccontarvi le scene e le situazioni che più mi hanno colpito durante la rilettura, potrei continuare a citare i testi delle canzoni, memorabili e famosissime, potrei consigliarvi di ascoltarle, di osservare Jim nei video: o lo odi o lo ami, un personaggio come lui. Non ti lascia mai indifferente. Al di là degli eccessi, oltre le provocazioni, quello che più colpisce però è la contemporanea presenza di una mente indiscutibilmente intelligente, dedita alla letttura, alla ricerca, alla volontà di approfondire la conoscenza dello spirito umano e di un corpo che tenta l’autodistruzione mediante alcool e droga. Come molti dei poeti maledetti di una certa epoca, Morrison sperimentava la distruzione per capire dove potesse arrivare l’uomo. Quello che resta sono le sue canzoni. Quello che resta sono le poesie. Quello che resta è il rapimento:

« […] la vera poesia non dice niente, elenca solo delle possibilità, apre tutte le porte, e voi potete passare per quella che preferite»

Nessuno uscirà vivo di qui. La sconvolgente biografia di Jim Morrison
Jerry Hopkins, Daniel Sugerman
KAOS, 2005, P. 370, € 20.00

Per acquistare:

Polepole è Silvia, lettrice affamata e da poco tempo molto selettiva, geometra, architetto, perenne studente della vita. Sono nata nel 1973, in un soleggiato ultimo giorno di aprile, ho un marito e due figli meravigliosi, che riempiono la mia vita di emozioni belle. Passerei l’intera esistenza sui libri, con tazza di cioccolata fumante al seguito, senza distogliere lo sguardo se non per farmi conquistare dalla copertina di un altro libro.

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