L’albero delle bugie, Frances Hardinge

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«Sono stufa delle menzogne» disse Faith. «Io non voglio nascondermi, come ha fatto Agatha.»
«E cosa vuoi fare, allora?» domandò Myrtle.
«Voglio aiutare l’evoluzione.»

L’evoluzione non colmava Faith dello stesso orrore che aveva provato suo padre. Perché avrebbe dovuto dolersi del fatto che nulla era scolpito nella pietra? Tutto poteva cambiare. Tutto poteva migliorare. Tutto stava migliorando, centimetro dopo centimetro, così lentamente che lei stessa non era in grado di coglierlo, ma il fatto di saperlo le dava forza.

«Mia piccola cara, non ho la più pallida idea di cosa tu voglia dire.»
Faith pensò al modo migliore per riformulare il suo proposito. «Voglio essere un cattivo esempio» disse.
«Capisco.» Sua madre si stiracchiò, accingendosi a passeggiare verso la prua, «Bè, mia cara. Credo che tu abbia iniziato in modo eccellente.»

Ho letto questo romanzo qualche mese fa, quando parlavamo di bugie. Mi è parso talmente intenso e motivante nel suo delineare il carattere forte e determinato della protagonista, che abbiamo fatto slittare la recensione del romanzo a questo mese, dedicato al femminismo e alla forza delle donne.

“Chi erano state, tutte quelle madri e sorelle e mogli? Cos’erano, adesso? Lune, bianche e senza volto, che brillavano di luce riflessa, ciascuna in leale rotazione attorno a una sfera più grande.”

 

Faith ha una grande passione per le scienze e per la conoscenza. Ha un padre appassionato di scienze naturali, il reverendo Erasmus Sunderly, col quale ha un rapporto molto particolare: lei, ragazza dell’Inghilterra vittoriana, non può mostrare la sua sete di conoscenza e la voglia di studiare e ha imparato a nascondere quella sua curiosità dietro affettate buone maniere e sorrisi gentili e occhi bassi, così come vogliono le regole. E’ una donna e il suo ruolo sarà per sempre quello di stare in salotto a bere il the con le signore, di fare al massimo la bambinaia intrattenendo il suo fratellino in attività minime e per lei assolutamente noiose…
Oppure no.
Oppure Faith (che significa fede, fiducia, guarda caso!), scavando dentro di sé e riconoscendo le sue capacità con coraggio e tanta volontà, potrà davvero diventare ciò che vuole, potrà davvero un giorno dimostrare ciò che già è.
La sua sarà una scelta che passa attraverso gli eventi che la vita le metterà davanti, attraverso le casualità e soprattutto la sua fiducia nella verità, in se stessa e nel padre, che le permetteranno di scoprire quello che davvero è successo.

Bravissima Frances Hardinge nell’usare certi trucchi letterari: quegli scavi che tanta parte hanno nel libro, quello scendere sottoterra, quell’esplorare grotte nascoste e gallerie e pozzi, sono la metafora del percorso che Faith dovrà fare dentro di sé: scavare, scavare, scavare. Non solo nella storia della sua famiglia ma anche in se stessa, per portare alla luce la sua vera essenza e ribadire quanto vuole davvero essere se stessa sotto la luce del sole.

L’albero delle bugie – oggetto del contendere e mezzo metaforico per raggiungere la verità – è un esemplare botanico unico al mondo: proviene dall’estremo oriente, vive al buio assoluto e la leggenda racconta che si nutre di bugie, crescendo come un parassita in sintonia con la mente di chi lo cura. La ricompensa per chi lo nutre raccontandogli bugie è la produzione di piccoli frutti allucinogeni, in grado di rivelare alcune verità: basta essere capaci di porre la giusta domanda e far intendere le giuste bugie…

“Sapeva bene che, se si voleva spingere qualcuno a credere a qualcosa, non bisognava farglielo trangugiare a viva forza. Molto meglio concedere un’allusione, una vaga idea, tirare un sassolino, e poi nascondere rapidi la mano. E più veloce eri nell’allontanarti più quello ti avrebbe inseguito, e sarebbe stato disposto a credere all’informazione faticosamente carpita.”

Faith – mente acuta e intelligente nonostante quello che i suoi contemporanei pensino del cervello delle donne, più piccolo rispetto a quello degli intelligentissimi uomini dei suoi tempi – riesce a scoprire la verità e a riscattare se stessa e anche diverse altre donne, che in una prima lettura potrebbero essere scambiate per ochette insensate e frivole. La voglia di riscatto, la volontà di affermazione, il coraggio e la sfida alle regole, sono molle tese, pronte per attrarre le menti assetate che vorranno leggere questo romanzo di formazione, tra il fantasy e il gotico, con un po’ di giallo e tanta fiducia nelle capacità di chi crede – e vuole credere – in se stesso, nonostante ciò che pensano gli altri.

“C’era una vera e propria fame in lei, e alle ragazze non si confaceva essere fameliche. Le ragazze dovevano sbocconcellare con parsimonia a tavola, e le loro menti dovevano accontentarsi di una dieta morigerata. Poche lezioni stantie da parte di un’istruttrice stanca, passeggiate monotone, passatempi vacui. Ma tutto questo a lei non bastava. Tutta la conoscenza — ogni genere di conoscenza — attirava Faith, e c’era un piacere delizioso, pernicioso, nel carpirla senza essere scoperta.”

Libro che può avere multipli livelli di lettura, a varie età e a seconda di cosa uno voglia leggerci, L’albero delle bugie ha giustamente vinto nel 2015 il Costa Book Award, primo romanzo per ragazzi a ricevere questo premio rivolto ad autori in lingua inglese.

Una buona lettura per aiutare le nostre ragazze a tirar fuori le vere se stesse, senza mimetizzarsi dietro etichette uguali per tutte, convenzioni e convinzioni immotivate.

L’albero delle bugie
Frances Hardinge
Mondadori, 2016, p. 415, €. 11,50

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