Prima le donne e i bambini, Elena Gianini Belotti

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“Nei libri d’avventure della mia infanzia, «prima le donne e i bambini!» era l’ultimo ordine gridato dal capitano nell’imminenza del naufragio. Bambina e donna insieme, passiva spettatrice delle avventure degli uomini, scoprivo che il loro meraviglioso codice morale mi riconosceva il diritto alla priorità nella salvezza, mi faceva dono della sopravvivenza fisica. Ma scoprivo anche che ero uno strumento necessario alla continuità della società degli uomini. Pagavo con l’inferiorità e la sottomissione, in cambio della libertà e dell’autonomia, mi offrivano la protezione e la tutela. “Loro” decidevano del mio crescere e del mio divenire, dei miei affetti e della mia infelicità, del mio corpo e della mia sessualità, del mio sapere e della mia ignoranza, delle mie parole e del mio silenzio, della mia giovinezza e della mia vecchiaia, della norma e dei suoi limiti, della mia sanità e della mia follia.”

Oggi parliamo di femminismo.

Lo facciamo con Elena Gianini Belotti, un nome importante nella letteratura italiana per tutto ciò che riguarda la difesa del diritto all’individualità del bambino e la denuncia di quanto alle donne viene imposto, tramite condizionamenti verbali e morali, a volte senza che loro nemmeno se ne accorgano. Talmente sono insiti nel’inconscio collettivo, certi meccanismi, certe regole non scritte, che accade, troppo spesso, che alcune etichette diventino indelebili. Effettive.

Leggendo questo libro ho spesso sgranato gli occhi, riconoscendo ancora oggi, nel 2019, certe situazioni descritte nella vita – anche nella mia, donna che lavora in un ambito da sempre ‘maschile’ – di ogni giorno. Ho avuto reazioni rabbiose leggendo il racconto di una donna che “si disponeva ad aspettare”. Sono rimasta senza parole al pensiero di quell’uomo che si rende improvvisamente conto di non sapere niente, di non avere niente da condividere con le tre donne con cui vive, moglie e figlie adolescenti.

Più di una volta la denuncia cala sul non detto, sul fatto che – tutti quanti – non parliamo abbastanza e che quando lo facciamo si tratti solo di un velo steso a celare tutto il resto. Sul fatto che anche la donna, in parte, sia complice di questo effetto-inferiorità, che si attenga troppo spesso “al suo ruolo”, non effettivo ma imposto dalle convenzioni, che “faccia la brava”, come le regole della buona educazione dettano nei secoli dei secoli.

“L’impossibilità di capirsi corre sul filo della comunicazione. Tra uomo e donna, tra adulti e bambini, tra bambini. La disparità del potere distorce la comunicazione, obbliga a sorvegliare quello che si dice, a stare in guardia, uccide la fiducia e l’amicizia. Le parole non sono usate per dire, per esprimere, per raccontarsi, servono per nascondere, eludere…”

Sono molti, troppi, gli esempi portati dall’autrice che dimostrano questa differenza tra i sessi e se da una parte non si può negare che ognuno di noi, indistintamente maschi e femmine, abbia le sue peculiari caratteristiche e potenzialità, quello che è davvero difficile – ma non impossibile, basta volerlo e darsi da fare per ottenerlo – è far sì che questa diseguaglianza non diventi pretesto per sopraffare l’altro, da entrambe le parti.

Quello che importa, quello che conta davvero, è che ci sia l’impegno, la volontà, di porsi alla pari, di non perpetuare l’abitudine a considerare il rapporto uomo-donna con una sostanziale e discutibile superiorità dell’uno sull’altra. E trasmettere ai nostri figli valori che vadano oltre le convenzioni, fiducia nei diritti di ognuno, da difendere sempre.
L’analisi dell’autrice spiega in modo chiaro e preciso tutti i meccanismi, codificando i comportamenti-modello maschile e femminile (da una parte la forza, il coraggio, dall’altra la debolezza, il sacrificio, la sottomissione), denunciando l’incapacità di comunicare delle parti e l’incomprensione che ne risulta. Ci apre gli occhi sulla violenza familiare, sulla trasmissione inconscia di quei modelli a figlie e figli.
Sebbene si siano fatti tanti passi avanti rispetto a un tempo, purtroppo c’è ancora molto da fare, molto da lavorare, soprattutto sull’inconscio.

“[…] detesto gli uomini che camminando per la stanza e parlando di sé a voce alta incespicano nei tappeti senza neppure vederli,lasciano gobbe e angoli rovesciati all’insù e nemmeno se ne accorgono”. Ma detesto anche le donne che silenziosamente, senza parere, riassestano col piede il tappeto e l’angolo rovesciato. E dunque detesto anche una parte di me stessa. Oltretutto detesto i tappeti.”

Un saggio che dovremmo avere il coraggio di affrontare, donne e uomini, facendoci domande su domande, mettendoci in gioco e rivalutando i nostri comportamenti. Un saggio che potrebbe aiutarci a capire qualcosa in più di noi stessi e di quello che ci sta accadendo intorno, di quanto dipenda un po’ da tutti noi la condizione per molti versi drammatica in cui ci troviamo ancora oggi. E che potrebbe aiutarci a costruire un futuro migliore per chi verrà.
Crediamoci.

Prima le donne e i bambini
Elena Gianini Belotti
Feltrinelli, 1998, p. 208, €. 15,00

Photo : ilfattoquotidiano.it

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