‘O Maé storia di judo e di camorra, Luigi Garlando

Perchè lo chiami “compagno” e non “avversario”? E’ un combattimento.
Omero rispose con una domanda: – Sai cosa significa ji ta kyio ei ?
Ci risiamo col menù di sushi...
– Signfica “io e gli altri insieme per progredire”. Io non ho avversari sul tatami. Anche quando combatto, io ho un compagno che mi aiuta a diventare più forte nella testa e nel corpo. Non posso crescere da solo. Il compagno più forte si abbassa al livello del compagno più debole per aiutarlo a salire. Tu da solo non fai judo, il judo si fa in due.

La recensione di ‘O Maé storia di judo e di camorra, Luigi Garlando

Filippo ha quattordici anni, vive alle Vele di Scampia, il padre è in prigione, il fratello lavora per un boss e la madre non si è fatta una ragione di tutto questo e passa le giornate a letto con il mal di testa.

Il ragazzo lavora già per il Sistema facendo la vedetta nei palazzoni, guadagna dei soldi che gli permettono di vestirsi sempre all’ultima moda, la  scuola non gli interessa e alla scuola lui interessa poco o nulla, solo l’insegnante di musica vede in lui qualcosa, un incredibile talento musicale, e lo invita a casa sua a suonare il piano.

In famiglia l’unico che ha tentato di non entrare nei clan è lo Zio Bianco che fa il panettiere. Un giorno lo zio decide di far conoscere a Filippo il clan Maddaloni, sperando che il ragazzo si allontani dal giro di Toni Hollywood del quale il fratello Carmine, detto il ninja, è il braccio destro.

Non sarà semplice per Filippo adattarsi alla filosofia della “cedevolezza” insegnata nel judo e rinunciare alla bella vita che il Sistema promette, ma grazie a ‘O Maè Maddaloni e agli amici che conosce sul tatami scoprirà che si può vivere anche diversamente.

Il mio parere su ‘O Maé storia di judo e di camorra, Luigi Garlando

Quando ho cominciato questo romanzo ,pensavo di bermelo in pochi giorni come è stato per Vai all’inferno Dante, invece ho fatto un po’ più fatica a digerirlo, forse perché è ispirato da storie vere.

E’ stato un pugno allo stomaco leggere di questo ragazzino che fa la sentinella per la camorra, di gente ammazzata perché tradisce il boss, di altri ragazzini che scippano perché non vedono alternative, ma allo stesso tempo è stato davvero bello vedere che c’è un alternativa e che c’è chi lotta per insegnare a vivere in modo diverso.

Mi ha fatto piacere saperne un po’ di più su Gianni Maddaloni che da anni insegna judo in uno dei quartieri più degradati di Napoli, tentando di dare un alternativa a tanti ragazzi che pensano che il loro destino non si possa cambiare.

Il destino non è un ombra legata al piede. E’ solo un chewing-gum. Se uno vuole, se lo stacca.

‘O Maé storia di judo e di camorra
Luigi Garlando
Piemme. 2015, p. 256, €. 15,00

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