La linea del sangue, Jesmyn Ward

Lucien era morto soltanto due anni prima, e si rendeva conto anche lei di essere un po’ sconvolta. Da quando lo aveva perso non si riconosceva più: il dolore per la sua morte era stato un incendio che l’aveva attraversata da capo a piedi, lasciandola annerita e sterile come un tratto di foresta arsa da un fulmine – un paesaggio carbonizzato di pini stecchiti e mozzi, con i tronchi neri e deformi e il verde spento delle chiome che oscillavano appena. Un anno dopo la morte di Lucien se n’era andata anche Cille, e l’unica cosa che aveva impedito a Ma-mee  di impazzire erano stati i gemelli, com’erano stati preziosi per lei quei due testoni rotondi e ricciuti, quelle bocche sdentate, quelle continue domande.

La recensione di La linea del sangue, Jesmyn Ward

Joshua e Christophe,  gemelli diciottenni appena diplomati si trovano ad affrontare il mondo del lavoro. Mentre Joshua viene assunto al porto, Christophe non riceve chiamate da nessuno dei posti dove ha fatto domanda e si trova  a dover decidere se vivere alla spalle del fratello o accettare la proposta del cugino Dunny di aiutarlo nella sua attività di spacciatore.
Il rapporto tra i due ragazzi vive un momento di crisi, ma il legame tra loro e con la nonna Ma-mee che li ha cresciuti è più forte di ogni momento difficile.

La mia opinione su La linea del sangue, Jesmyn Ward

Attendevo da tempo di poter leggere questo libro di Jesmin Ward dopo aver letto con entusiasmo Salvare le ossa e Canta spirito canta.

Il ritmo di questo terzo volume della serie ambientata a Bois Sauvage e senza dubbio più lento rispetto ai primi due romanzi, ma contiene gli stessi ingredienti : persone dalla vita misera ma dignitosa, in particolare una nonna dolce e tenace che cresce i suoi nipoti con una tenerezza incredibile e riesce a tenere unita la famiglia nonostante le difficoltà.

La linea del sangue
Jesmin Ward
NN Editore, 2020, p. 320, €. 19,00

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