La luna di carta, Andrea Camilleri

La sveglia sonò, come tutte le matine da un anno e mezzo a ‘sta parti, alle setti e mezza. Ma lui si era arrisbigliato una frazione di sicunno prima dello squillo, era abbastato lo scatto della molla che mittiva in moto la soneria. Ebbe perciò, prima di satare dal letto, il tempo di girari l’occhi alla finestra, dalla luce accapì che la jornata s’appresentava bona, senza nuvoli.

Nuovo capitolo della vita di Montalbano.
Questa volta il commissario si fa coinvolgere da due donne forti e insidiose, credendo all’una poi all’altra poi di nuovo alla prima… e non trovando più il capo della matassa:

Quenn’era picciliddro, una volta so patre, per babbiarlo, gli aveva contato che la luna ‘n cielu era fatta di carta. E lui, che aviva sempre fiducia in quello che il patre gli diciva, ci aviva criduto. E ora, maturo, sperto, omo di ciriveddro e di intuito, aviva novamente criduto come un picciliddro a dù fimmine… che gli avivano contato che la luna era fatta di carta

Una vicenda parecchio torbida, quella dell’informatore medico-scientifico Angelo Pardo, trovato cadavere e in atteggiamento piuttosto osceno… Passioni, politica, morti eccellenti e vizi non raccontabili. Roba che si legge in tanti altri libri, sì, ma a cui solo Camilleri sa dare quel tocco in più che rende uniche le sue storie…

LA LUNA DI CARTA
Andrea Camilleri
Sellerio Editore (collana La memoria), 2005, 267 pagine

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