Mi interrogo e mi tormento; cosa so fare, io? per portarlo, condurlo a me, come è scritto sul vocabolario alla voce “sedurre”.
So cucinare. La sera dopo è a cena. Via Botticelli. Politecnico. Io architetto. Una casa tutta in polistirolo. Ricordo di un amico rivoluzionario, sarà poi testimone di nozze, che spegneva le cicche sui “mobili” in espanso. Il colore dominante in quegli anni è l’arancione. Il vecchio armadio è stato pitturato in arancione, e così è il copriletto, e questo e quello, e pure la sveglia di Rodolfo Bonetto. Rosso all’anilina il tavolo di Magistretti, e rosse le lampade di Scarpa. Il menù deve essere esemplare. No, non sarà delicato. Sarà “tanto” e “forte”; che mi restituisca un’identità subito.
Ci siamo innamorati di nuovo.
O meglio: ancora una volta c’è stata un’immagine raccontata che, al di là del resto del libro, ci ha colpiti immensamente. La storia di un innamoramento a base di cucina e non solo. La storia di un’aspirante architetto durante il “rude ’68”. La storia di quello che qualcuno riesce a fare, per amore.
Di questo libro, Zucchero a velo, parleremo in seguito: di cosa racconta, di chi parla, di quanto sia stato interessante leggerlo.
Oggi parliamo solo di bucatini. All’amatriciana, per giunta.
Note sul libro
“Zucchero a velo” è al tempo stesso un libro di cucina e il racconto di una passione. Quella per un gesto quotidiano che può trasformarsi fino a cambiare il corso di una vita. Dopo aver cucinato per divertimento pranzi e pranzetti per amici, fidanzati e parenti, Stefania Giannotti si trasforma infatti in una professionista della cucina, diventa il capo di una società di catering, rileva un ristorante sui Navigli.
[fonte: Amazon.it]
La ricetta
Bucatini all’amatriciana
Ingredienti per sei persone:
- 600 gr. di bucatini di buona qualità
- 300 gr. di pancetta: 150 affumicata, 150 coppata o normale, non troppo grassa, tagliata a fette né sottili né spesse (2 mm.) La regola è comunque mezzo etto di pancetta per ogni etto di pasta. Quanta pasta dipende dalla fame, ricordando che la piccola e media borghesia mangia di più, l’alta meno.
- mezza cipolla e uno spicchio d’aglio
- vino bianco
- pomodoro (pelato o salsa)
metà pecorino e metà parmigiano grattugiati
Non è facile fare una buona amatriciana. Se non si sta attenti a due cose è greve, pesante, grassa. La prima, fondamentale, è usare meno olio possibile, infatti non l’ho neanche nominato tra gli ingredienti; possono essere sufficienti un paio di cucchiaini, tanto per ungere la padella e per consentire che aglio e cipolla, tritati finissimi, imbiondiscano senza attaccarsi. Certo, devo prestare un’attenzione particolare; controllare e rimestare continuamente con il cucchiaio di legno. La seconda è il punto di rosolatura della pancetta che metto appena pronti aglio e cipolla; il grasso deve sciogliersi lentamente senza che la pancetta rinsecchisca e diventi scura.
Se queste due operazioni sono riuscite verso parecchio vino bianco, un paio di bicchieri.
Quando sarà evaporato è il momento del pomodoro, a pezzetti se è pelato, o della salsa. Ce ne vuole poco di pomodoro, e qui vado a occhio, forse per chi non l’ha mai fatta, per chi non l’ha fissata tra i caratteri genetici ci vorranno due o tre volte prima di azzeccare la giusta quantità. Mi regolo ripetendomi ogni volta che l’amatriciana non è pancetta nel pomodoro ma pomodoro nella pancetta.
Naturalmente non ci vuole sale, pepe sì.
Il sugo deve essere ben caldo al momento di versarlo sui bucatini, perché il grasso tende a rapprendersi subito. Spargo pecorino e parmigiano direttamente nella zuppiera dopo aver condito col sugo. Mescolo bene. La parte migliore resta sempre sul fondo.
Che dire di questa versione? noi ne siamo rimasti entusiasti, anche se abbiamo applicato qualche accorgimento rispetto alla ricetta dettata da Stefania, anche su consiglio di qualche amica che ne sa più di noi… volete saperli, i trucchetti? chiedetecelo nei commenti, se saranno abbastanza ve li racconteremo, altrimenti… be’, rimarrà il segreto dello chef!
Siamo convinte che un potenziale innamorato, dopo aver assaggiato questa magica pozione d’amore, sarà irrecuperabilmente vostro! Per sempre! Quindi, mi raccomando, scegliete mooolto bene le vostre vittime…. 😉
Torno a casa, via Botticelli 45. Guido una Mini Cooper rossa. Trovo in portineria una busta con un dattiloscritto. Il titolo è “Manifesto dichiarativo”. Ho trovato marito.
p.s.: nel frattempo, scopriamo che in tante avete provato a replicare le ricette trovate nei libri. Chi ha voglia di proporci la sua? fatevi avanti, o lettrici amanti della cucina!










a parte le Ricette Immorali? 😀
io mi ero data da fare per cercare la torta di zucchero di cui si parla in La collega tatuata della Oggero. Naturalmente mai fatta, ma la ricetta è qui: http://www.psicologia-utile.it/psicosomatica/psicosomatica-le-sezioni/cibo-mente/le-ricette-speciali/275-margheritaoggero.html
Stima, non conoscevo il libro né la ricetta. Promettiamoci che la facciamo tutte e due, poi ci diamo un appuntamento una sera (ovviamente ognuno a casa sua) e la assaggiamo insieme. Ovviamente davanti al computer, per scambiarsi i pareri all’istante! 😉
Grazie del contributo… 🙂
son famosa per le mie torte gnucche, prendo anche l’appuntamento dal dentista, già che ci sono
Perfetto, siamo in due!
Però lo prendo come un sì… 😉