Hunger Games, Suzanne Collins

La musica incalzante, le acclamazioni, l’ammirazione mi entrano nel sangue, e non posso soffocare la mia eccitazione. Cinna mi ha dato un grande vantaggio. Nessuno si dimenticherà di me, nè del mio aspetto nè del mio nome. Katniss. La ragazza in fiamme.

Hunger Games è un libro vivo.
Le pagine stanno strette alla storia che si agita per uscirne e prendere vita nella mente del lettore. Ma nemmeno quello spazio è sufficiente: da parola scritta diventa orale e, sottoforma di consiglio, migra negli occhi e nelle menti di altri. Non c’è terreno che rimanga inconquistato.

La storia narrata è quella di Katniss: dopo la morte del padre, sua madre si è spenta e adagiata in una vita passiva, incapace di prendersi cura delle proprie due figlie. Così Katniss si trova a far da mamma a tutto ciò che resta della sua famiglia.
Questa vicenda è calata nell’universo degli Hunger Games: come punizione e monito per un’antica rivolta, Capital City obbliga ognuno dei distretti che le sottostanno a fornire ogni anno due ragazzi adolescenti, per gettarli in un reality spietato dove ognuno è nemico di tutti gli altri; vince l’utlimo che rimane in vita.

La storia si articola su tre libri, ma è come se fosse un racconto unico. Scritto al presente, incalzante, vibrante come il rombo delle bombe che entra nelle viscere di Katniss e che le rimane impresso nel cuore.
Non ci sono personaggi simpatici: ognuno di loro cerca di sopravvivere come meglio può in una società governata dall’apparenza e dalla fame, dove nessuno è veramente buono. Non ci sono garanzie.
Possiamo solo sperare che “la buona sorte possa essere sempre dalla nostra parte”.

 

Hunger games
Suzanne Collins
Mondadori, 2012, p. 376, €. 14,90

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