
«Clementine, devi stare attenta!» ha esclamato per la centocinquantesima volta la maestra di disegno.
E, proprio come prima, anche questa volta io ero attenta! Ero attenta a guardare la sedia vuota di Margaret.
Quando ero piccola, a scuola ero una di quelle del tipo “sempre attenta, ubbidiente, disponibile e generosa”. Che noia, a pensarci ora, dall’alto dei miei quaranta anni e qualcosa. Però non mi annoiavo, all’epoca: c’erano un sacco di cose da fare e da osservare e da imparare e per mia fortuna avevo una maestra che non era una bacchettona, anzi!
Curiosa come una scimmia, leggevo già a 5 anni e appena vedevo una qualsiasi cosa avesse delle pagine mi mettevo comoda e cominciavo dalla prima: mi piacevano tutte le storie, m’incantavo a leggere di mondi diversi dal nostro, trovavo bellezza in qualsiasi cosa leggessi.
Davanti a casa mia abitava una bambina che sembrava tutto l’opposto di me: superagitata, sempre nel mezzo a qualche guaio, un po’ menefreghista, un ‘maschiaccio’, come dicevano allora. Proponeva sempre idee e progetti strani e coraggiosi, dalla caccia alle streghe all’attraversamento in bici del fiumiciattolo che costeggiava i campi dietro casa, dalla gita senza meta alle corse col carretto sulla discesa di casa mia. Lei proponeva, il gruppo accettava all’unanimità, anche se tra noi alcuni erano già completamente terrorizzati dai pasticci in cui ci saremmo messi, automaticamente, a fine giornata…
Una mattina d’estate, quelle estati sonnacchiose passate vagabondando tra campi e cortili, la bimba propose di andare a fare un merendino in un campo che sapeva lei, oltre il fiume. Non era un granché, giusto un rio che scorreva piuttosto abbondante, ma per noi era “il fiume”. Coperte, cesti ripieni di panini e cose da mangiare, corde per saltare e elastici per giocare, bici pronte. E uno zaino misterioso che la bimba portava con sé stretto e non voleva mollare a nessuno…
Arrivati sull’altro lato del fiume, tutto pronto per mangiare, la bimba era sparita. E con lei erano scomparsi una coperta e il misterioso zaino. L’abbiamo cercata ovunque, per un’ora intera, e già pensavamo a come spiegare tutto ai nostri genitori, quando ci siamo ricordati di un albero grande, che avevamo incontrato durante il percorso: siamo corsi là, impauriti e preoccupati. La bimba era sdraiata con la sua coperta rossa sotto la quercia, all’ombra. Sognava ad occhi aperti. E leggeva un libro, Piccole Donne.
Già alle prime pagine di Clementine mi sono resa conto che leggendo ero tornata indietro nel tempo, a quella bimba e alle sue idee geniali che puntualmente si trasformavano in pasticci involontari. La bimba della mia infanzia doveva mettersi sempre in mostra per non essere da meno della sorella maggiore, bella, brava e perfetta. E allora trovava tutti i modi possibili per far vedere che lei era grande, in gamba, responsabile di tutti noi. Ma era pur sempre una bambina, con tanta voglia di libertà. Da quel giorno siamo diventate un po’ più amiche: la passione per la lettura ci ha unito, anche se continuavamo ad essere così diverse.
Gli spunti per una bella lettura vacanziera ci sono tutti: la bambina combinaguai fuori dagli stereotipi classici, l’amica perfettina senza mai un capello fuori posto (appunto!), la società e i genitori che non comprendono ragioni e motivi di Clementine.
Un libro (e una collana intera, quella delle avventure di Clementine) da leggere insieme ai bambini, per trovare con loro quell’empatia che a volte fatichiamo a riscoprire e che tanto è indispensabile per migliorare, sia come genitori che come adulti in genere.
Clementine
Sara Pennypacker
Traduttore: C. Cartolano
Giunti Junior, 2015, 160 pag., €8.90








