Le Beatrici, Stefano Benni

Chi sto aspettando? Che importanza ha? Un amante, un marito, un figlio, una figlia, o… un medico con un verdetto, un assassino col coltello, forse uno sconosciuto. L’importante è che io ora vivo in questa parte dell’universo, nel pianeta dell’attesa, separato e diverso dal pianeta di chi non aspetta nulla e nessuno. E la mia ansia, il mio cuore, i miei pensieri impazziti non si calmeranno finché non sentiranno una voce in strada… e i passi salire le scale, e una mano aprire la porta e…
E lo vedrò. Sul suo volto un sorriso, o un faticoso ghigno di scampato, ferito ma vivo, o iroso e indifferente, ma potrò andargli incontro e avere cura di lui e avere pace.

Quanto mi mancava Stefano Benni! Da parecchio non leggevo qualcosa di suo e averlo ritrovato con questa raccolta di monologhi scritta per il teatro è stato… piacevole. Le Beatrici è uno spettacolo “sperimentale” diretto dallo stesso Benni e andato in scena al Teatro dell’Archivolto di Genova.

Le donne, le Beatrici che racconta, a volte fanno ridere e sghignazzare, altre sono crude e volgari e licenziose. Sono anche bisbetiche e indemoniate, ma sanno essere amorevoli e gentili, quando vogliono.

Otto donne: una suora assatanata, una donna ansiosa, una donna in carriera, una vecchia bisbetica e una vecchia sognante, una giovane irrequieta, un’adolescente crudele e una donna-lupo. Parecchi luoghi comuni e molte cose su cui far luce. Quando ci si legge nelle parole di un uomo si scoprono sempre – andando oltre la serie che sembra inevitabile di quegli odiosi luoghi comuni – certi particolari che ci calzano addosso come guanti, certi vizi che davvero riconosciamo di avere, non appena ce lo fanno notare.
Sarà perché sono una di quelle donne che ama prendersi un po’ in giro e evita di prendersi troppo sul serio, ma a me questa raccolta è piaciuta parecchio, per quelle piccole cose che mi ha fatto notare, per quell’ironia neanche tanto sottile, per quei difetti che magari vanno un po’ corretti in ognuno di noi, anche se sappiamo che non lo faremo mai perché alla fine ci piacciamo così come siamo!

«Tanto gentile e tanto onesta pare».
Certo che il letterato capisce che «pare» sta per «appare».
Ma quelli del Borgo San Jacopo, quando passo, li sento: “Guarda la Bea, la Beatrice Portinari… sai che c’è? Tanto gentile e tanto onesta… pare”.
E giù che ridono. Bel servizio mi ha fatto, la Poiana canappiona.

Per gli amanti del teatro

È chiaro che, essendo un’opera-laboratorio teatrale, la sua resa scritta può non fare altrettanta breccia nel cuore dei lettori, ma se provate a chiudere gli occhi e immaginarvi un’attrice che sappia donare emozioni forti nei panni di una qualunque delle Beatrici, avrete l’effetto sperato. Io l’ho fatto e il risultato è stato più che positivo.

A proposito, volete godervelo in versione teatrale?

“Le Beatrici” regia di Stefano Benni e Collettivo Beatrici from bottega rosenguild on Vimeo.

Le Beatrici
Stefano Benni
Feltrinelli (collana I narratori), 2010, pag. 92, € 7,65
ISBN: 978-8807018312

[credits: Wikimedia Commons]

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Polepole è Silvia, lettrice affamata e da poco tempo molto selettiva, geometra, architetto, perenne studente della vita. Sono nata nel 1973, in un soleggiato ultimo giorno di aprile, ho un marito e due figli meravigliosi, che riempiono la mia vita di emozioni belle. Passerei l’intera esistenza sui libri, con tazza di cioccolata fumante al seguito, senza distogliere lo sguardo se non per farmi conquistare dalla copertina di un altro libro.

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