Le figlie del nord, Sarah Hall

Ultima Modifica: Set 16, 2020

Era successo tutto in fretta, in modo brutale: la carenza di carburante, i prezzi che schizzavano alle stelle, e poco dopo il divieto di spostarsi.

Non mi attirava per niente la distopia, il tema scelto dalle mie socie per questo mese, preferisco leggere romanzi dall’ambientazione realistica, invece sono stata piacevolmente stupita da questo libro che oltre a essere  distopico è fortemente legato anche all’argomento trattato il  mese scorso ovvero il femminismo, a me abbastanza caro, ma che per mancanza di tempo non sono riuscita ad approfondire.

La recensione di le figlie del nord, Sarah Hall

Sorella si trova in prigione e ci racconta la sua fuga dalla città distopica creata dalla Riorganizzazione Sociale.
In un futuro imprecisato nel quale l’Inghilterra è in profonda crisi economica e ambientale, quasi tutta la popolazione vive ammassata nei Centri Urbani, i cittadini sono censiti e costretti a vivere in abitazioni comuni con pochi confort e privacy quasi nulla.
Alle donne viene installato un dispositivo che impedisce la riproduzione, solo poche fortunate vengono estratte per la lotteria riproduttiva.
Colei che diventerà Sorella non riesce più a vivere in quelle condizioni e progetta la fuga.

Era una malattia diversa :non mi sentivo né apatica né oppressa ; non volevo assumere medicinali, né raggiungere  uno stato di torpore che mi spegnesse la coscienza. Io sapevo che tutto quello che mi circondava era sbagliato. Lo vedevo, me ne accorgevo. Ma non avevo ancora trovato una voce per esprimere il mio punto di vista.

Si mette in viaggio verso Carhullan, una comunità di sole donne situata tra le montagne,  guidate da Jackie, la fondatrice, le donne sono libere di scegliere il loro compito all’interno del gruppo, l’unica regola è il rispetto reciproco.
Alcune di loro ricevono un addestramento “militare”, Sorella appena arrivata vorrebbe unirsi al gruppo di Jackie nelle esercitazioni ma inizialmente non le viene concesso.
Solo dopo essersi ambientata nel gruppo e averne capito le dinamiche viene invitata a partecipare all’addestramento, ma ormai è giunto il momento di uscire allo scoperto e di ribellarsi.

Mi piacevano, e mi piaceva stare con loro. Sia nella brughiera sia nei dormitori c’era un cameratismo che non avevo mai conosciuto prima. Non era semplicemente comprensione reciproca o il frutto dell’assenza degli uomini: era la consapevolezza di potersi aiutare e di dipendere le une dalle altre; ci si sentiva attive, autentiche e unite.

Il mio parere su le figlie del nord, Sarah Hall:

Ho apprezzato molto questo romanzo che inizia con una distopia e prosegue con un’utopia.
Mi ha catturata in modo particolare la descrizione della comunità gestita dalle donne, nella fattoria infatti non si vive in maniera idilliaca, il lavoro è duro e le donne spesso discutono pesantemente ma ognuna ha un suo compito che viene affidato cercando di rispettare le attitudini di ognuna.
Il personaggio che più di tutti emerge è Jackie la leader odiata e amata ma sempre rispettata.

La parte distopica invece mi ha ricordato i temi trattati ne “Il racconto dell’ancella” che mi riprometto di leggere prossimamente.

Le figlie del nord
Sarah Hall
Baldini+Castoldi, 2016, p. 255, €. 17,00

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