Pastorale americana, Philip Roth

Arrivai ad abitare nel posto più bello del mondo. Odiare l’America? Ma se in America ci stava come dentro la propria pelle! Tutte le gioie dei suoi anni più giovani erano gioie americane, tutti quei successi e tutta quella felicità erano americani, e non doveva più tenere la bocca chiusa solo per disinnescare l’odio ignorante di sua figlia. Avrebbe sofferto di solitudine, da uomo, senza i suoi sentimenti americani. Avrebbe sofferto di nostalgia, se avesse dovuto vivere in un altro paese. Sì, tutto ciò che conferiva un significato alle sue imprese era americano. Tutto quello che amava era lì.

Con Pastorale americana Philip Roth ha vinto il Premio Pulitzer per la narrativa nel 1998. Questo dice già parecchio sul libro. Classico e contemporaneo allo stesso tempo.
Ma c’è da parlare del suo stile, dei contenuti, sempre più che attuali, sempre più che corrispondenti al mondo che c’è lì fuori.

La recensione di Pastorale americana, Philip Roth

La cosa più importante della sua vita era questa. Risparmiare sofferenze ai propri cari, essere buoni con tutti, sino al midollo.

Cambia la vita, leggere un libro come questo. Cambia certi sentimenti che se ne stanno lì inerti per lungo tempo e poi esplodono in un attimo.

Raccontare la vita di Seymour Levov, lo Svedese, è solo una scusa per parlare di vicende molto più ampie, per allargare il raggio d’azione alla famiglia e a qualcosa che va oltre il singolo. È cercare i perché, continuare a farsi domande, ingegnarsi per capire.
Non che alla fine ci sia una risposta uguale per tutti, sia chiaro. Ognuno dovrà darsi la sua, di risposta, più personale che mai.

Pastorale americana parla dell’America, dei suoi contrasti, del successo del sogno americano. Ma anche del suo contrario. Dell’ipocrisia, della falsità, del sogno di una pace e di un ordine che non sono certo facili da raggiungere, meno che mai da mantenere.

Ci sono così tanti spunti da cogliere, così tanti motivi di riflessione… è un pugno nello stomaco quasi ad ogni pagina:

Sì, siamo soli, profondamente soli, e in serbo per noi, sempre, c’è uno strato di solitudine ancora più profondo. Non c’è nulla che possiamo fare per liberarcene. No, la solitudine non dovrebbe stupirci, per sorprendente che possa essere farne l’esperienza. Puoi cercare di tirar fuori tutto quello che hai dentro, ma allora non sarai altro che questo: vuoto e solo anziché pieno e solo.

Credo non basti una sola recensione per raccontare tutto quello che Pastorale americana può tirar fuori da un lettore. Credo che continuerò a leggerne paragrafi e a tornare indietro tra le sue pagine, per capire di più, per capire meglio, anch’io come Nathan Zuckerman, l’io narrante. Credo che ci sia molto, molto altro da capire e da raccontare.

Pastorale americana
Philip Roth
Einaudi (collana Super ET), 2013, pag. 462, € 14,00
ISBN: 978-8806218034

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