
Quando l’aveva vista, al caffè, pareva che aspettasse qualcuno: aveva un’aria tesa, le ginocchia strette sotto la gonna e la borsetta in grembo, a portata di mano. Gli aveva rivolto uno sguardo fugace, distogliendolo subito, come se non si fosse accorta del movimento veloce dei suoi occhi che andavano dal foglio a lei.
Un romanzo d’esordio ispirato alla vera storia di famiglia dell’autrice, che intreccia storia, sentimenti, arte e molto altro ancora…
La recensione di La felicità dei giorni perduti, Nikoletta Kiss
L’avvocato Karsay le passò una vecchia fotografia in bianco e nero. La foto doveva essere stata scattata in studio per un’occasione speciale, un fidanzamento o un matrimonio. In primo piano si vedeva una donna adagiata su una sedia di vimini, come se fosse un oggetto prezioso di cui avere cura.
Budapest 1949: in un fumoso caffè, il giovane pittore István vede per la prima volta la bellissima Rebeka, seduta da sola a un tavolo con in mano una sigaretta, e rimane folgorato da quella bocca sensuale e quegli occhi fieri. Impossibile resistere alla tentazione di prendere foglio e matita e farle subito un ritratto. È l’inizio di una storia d’amore travolgente quanto contrastata, passionale e piena di ostacoli, tra l’impetuosa Rebeka, di famiglia altolocata, che coltiva il sogno di diventare attrice, e lo squattrinato studente di pittura István, insofferente alle regole del regime comunista.
Che non amo le storie dolciastre e troppo romantiche ormai lo sanno anche i muri.
In questo caso il dolciastro si abbina bene alle tante pause amare, alla storia (in generale e a quella dell’arte), alla riflessione su sé, legando e alternando epoche diverse e personaggi i cui caratteri sono ritratti in punta di pennello.
Anna, Rebeka, Istvàn, Michael e i loro compagni vi conquisteranno e vi accompagneranno nel tempo e nello spazio di una storia avvincente, ispirata alla storia di famiglia dell’autrice.
Provate a leggere e mi saprete dire!
La felicità dei giorni perduti
Nikoletta Kiss
Giunti, 2020, p. 464, €. 16,90








