Il paese sbagliato, Mario Lodi

Ai bambini comandano tutti: i genitori a casa, il prete in chiesa, il maestro a scuola; poi comanderà il dirigente al partito o al sindacato, il sergente al soldato e infine il padrone in fabbrica. Cresciuto uomo così, si rifarà comandando alla moglie e ai figli e allungherà la catena, che nessuno osa spezzare perché ognuno di noi tende a diventare secondino. Dirai che sono esagerato, ma non c’è nulla come le istituzioni che rivelino come è tenuto in considerazione l’uomo. Per me, chi ha inventato le scuole simili a prigioni non pensava certo alla libertà del suo prossimo.

Un diario che è il racconto della passione di un uomo per l’insegnamento e per lo sviluppo libero e creativo delle capacità dei bambini, futuro dell’umanità.

La recensione di Il paese sbagliato, Mario Lodi

Ora eccoci finalmente riuniti, qui dove non esiste censura. Il primo lavoro di questo giorno di scuola è la distribuzione e la spedizione agli abbonati del giornalino delle vacanze estive. Dopo la lettura commentata, riprendiamo a conversare. Ognuno ha molto da raccontare ed è attentamente ascoltato. 

Un diario che è testimonianza di quella buona volontà che molti insegnanti mettono nel proprio lavoro, dell’esperienza quotidiana di un maestro della Bassa Padana, che si impegna a creare, nel costante dialogo con i ragazzi, un metodo critico da opporre alle sopraffazioni del sistema; una “cronaca”, ma anche una analisi storica e sociologica implicita ed esplicita, sottesa dal problema della democrazia di base e da quello della formazione della personalità umana.
Il libro di Mario Lodi, pubblicato nel 1970, mise a nudo molte delle mancanze della scuola dell’epoca. Da allora molto è cambiato, ma in qualche modo, tutto è ancora come allora, e la scuola e l’insegnamento sono ancora sotto tiro, vittime della burocrazia e di sistemi vecchi, lenti, inadeguati e inefficienti.

Il mio parere su Il paese sbagliato, Mario Lodi

E mentre i bambini sfogliano i disegni e si incantano agli splendidi colori, e mentre altri addentano con uguale piacere panini e sfilatini, noi parliamo dell’intolleranza che avvelena a tutti i livelli la vita degli uomini organizzati in gruppi chiusi schierati su trincee che passano ovunque. E si gode della sassata, e si prova la felicità del male fatto al nemico, perché il bene è diventato colpire il nemico, nel quale l’uomo non esiste più. (…) Quella ventata di luce pare spazzare via gl’incubi su cui abbiamo conversato. Ma ho l’impressione che l’inferno ritorni.

È pieno di lampi di luce e di salti nel buio, questo libro. Di fiducia nelle potenzialità dei bambini e sconforto per le anime nere di alcuni adulti. Si legge la passione per un metodo di insegnamento nuovo, che si basa sulla democrazia, della “parità” tra insegnante e alunno: tutto si basa sulla cooperazione e sulla discussione. Nella classe del maestro Lodi tutto si discute e nessuno comanda.

Un modo di imparare che è entusiasmante, a mio parere, che fa sentire “grande” anche il piccolo, che contribuisce a dare fiducia in sé.
Un metodo che sarebbe bello vedere nella scuola di oggi.
Ma invece.

Il paese sbagliato
Mario Lodi
Einaudi, 2014, pag. 471, € 15,00
ISBN: 978-8806224707

Polepole è Silvia, lettrice affamata e da poco tempo molto selettiva, geometra, architetto, perenne studente della vita. Sono nata nel 1973, in un soleggiato ultimo giorno di aprile, ho un marito e due figli meravigliosi, che riempiono la mia vita di emozioni belle. Passerei l’intera esistenza sui libri, con tazza di cioccolata fumante al seguito, senza distogliere lo sguardo se non per farmi conquistare dalla copertina di un altro libro.

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