Shantaram, Gregory David Roberts

“Penso che avessero ragione. Avevo una possibilità di rinascere, di seguire il fiume interiore, di diventare l’uomo che avevo sempre voluto essere. Lo stesso giorno in cui mi spiegarono il ‘gioco della piena’, circa tre ore prima che rimanessi solo nella pioggia, la madre di Prabaker mi aveva raccontato di avere convocato una riunione delle donne del villaggio: aveva deciso di darmi un nuovo nome, un nome marathi, come il suo. Siccome vivevo in casa di Prabaker, fu stabilito che il mio cognome dovesse essere Kharre. Siccome Kishan era il padre di Prabaker, e il io padre adottivo, la tradizione imponeva che il suo nome diventasse il mio secondo nome. E siccome giudicavano che la mia indole fosse benedetta da una serena felicità – aveva concluso Rukhmabai -, le donne avevano deciso il mio primo nome. Shantaram, che significa ‘uomo di pace’, o anche ‘uomo della pace di Dio’.

Quei contadini avevano conficcato i loro bastoni nella terra della mia vita. Conoscevano il punto dentro di me in cui il fiume si sarebbe fermato, e lo avevano segnato con un nuovo nome. Shantaram Kishan Kharre. Non so se avevano scoperto quel nome nel cuore dell’uomo che credevano che io fossi, o se l’avevano piantato come una pianticella di buon augurio, per farlo crescere e fiorire. Forse avevano scoperto la mia pace interiore, forse l’avevano creata loro. In ogni caso l’uomo che sono oggi nacque in quel preciso istante, mentre ero in piedi vicino ai ‘bastoni della piena’, il viso rivolto al lavacro battesimale del monsone.

So che questa citazione è troppo lunga. Lo so.
Ma la storia che racconta merita qualche parola in più. Anzi, già queste parole sono una storia dentro la meravigliosa storia di Shantaram.

Un viaggio nell’India ‘vera’. Quella dell’incredibile Bombay, una delle tante strane metropoli fatte di grande ricchezza e grande povertà, che convivono, vicine di marciapiede.
Un viaggio nei villaggi sperduti tra le piantagioni, dove arrivi dopo aver attraversato il paese in un treno di chissà che classe, tra polli e neonati e vecchi e donne e sorrisi; dove arrivi dopo aver fatto altrettanti chilometri a bordo di un autobus molto malmesso, il cui conducente prima di farti salire ha chiesto al tuo accompagnatore tutto su di te e soprattutto si è davvero preoccupato che tu fossi a tuo agio in questa terra straniera; e dove arrivi imparando la lentezza di un bue che traina un carretto, in un luogo che da millenni vive allo stesso modo. E senza elettricità.

Non si può raccontare la trama di Shantaram, così come è difficile scrivere in poche parole le impressioni che lascia in chi si appresta a leggere di questo viaggio.
Certo è che da questo viaggio si torna con un bagaglio enorme di esperienza, con mille frasi da imprimere nella mente per trovare la risposta giusta ai mille problemi che ci facciamo nella vita quotidiana, con il ricordo dei sorrisi e delle crudeltà che abbiamo vissuto insieme al protagonista, con i volti che ci hanno accompagnato in questo viaggio nell’India che non si trova nelle agenzie di viaggio. Un bagaglio enorme, sì, ma per niente pesante: il bagaglio della condivisione.

Sì, forse questo è proprio uno di quei viaggi che tutti dovremmo fare, per capire meglio quale sia il nostro scopo sul pianeta Terra…
Con l’augurio che quel seme piantato dai contadini arrivi a migliorare anche un po’ ognuno di noi… buona lettura!

Per chi volesse saperne di più

Gregory David Roberts ha raccontato così bene l’India perché l’ha vissuta davvero e Shantaram è basato proprio sulla sua vita. Questo il suo sito: www.shantaram.com

SHANTARAM
Gregory David Roberts
Neri Pozza (collana Le tavole d’oro), 2009, 1177 pagine<

polepole
Polepole è Silvia, lettrice affamata e da poco tempo molto selettiva, geometra, architetto, perenne studente della vita. Sono nata nel 1973, in un soleggiato ultimo giorno di aprile, ho un marito e due figli meravigliosi, che riempiono la mia vita di emozioni belle. Passerei l’intera esistenza sui libri, con tazza di cioccolata fumante al seguito, senza distogliere lo sguardo se non per farmi conquistare dalla copertina di un altro libro.

8 COMMENTS

  1. … io posso dirvi solo cosa è stato capace di fare con me, Shantaram: ancora una volta, mi ha fatto vedere le cose da un altro punto di vista. E ancora una volta, mi ha fatto rendere conto della fortuna che ho e di quanto, a volte, non dimostri di apprezzarla.

    E ancora una volta, mi ha impresso sul viso e nella mente un sorriso sereno. Leggetelo! 🙂

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here