I versi satanici, Salman Rushdie

«Per rinascere» cantò Gibreel Farishta, precipitando dai cieli, «devi prima morire. Ho-ji! Ho ji! Per scendere sulla terra rotonda, bisogna prima volare. Tat-taa! Taka-thun! Come puoi ancora sorridere, se prima non avrai pianto? Come conquisti il cuore del tuo amore, signore, senza un sospiro? Baba, se tu vuoi rinascere…»
Poco prima dell’alba di un mattino d’inverno, il giorno di Capodanno o pressappoco, due uomini, reali, adulti e vivi, cadevano da grande altezza, seimila metri, verso la Manica, senza l’ausilio di paracadute o di ali, da un cielo limpido.

Non avevo mai provato a leggerlo prima, questo libro, sebbene alla sua uscita mi avesse fortemente impressionato il fatto che fosse stato censurato e che – oltre alla condanna a morte per l’autore, decretata da Khomeyni per la bestemmia – anche diversi traduttori avessero rischiato la vita (il traduttore italiano e quello svedese vennero feriti e il traduttore giapponese Itoshi Sagurashi venne ucciso l’11 luglio 1991) per aver avuto a che fare con questa storia. Mi faceva un po’ paura, ero ancora piccola nel 1989 e non avevo molto chiari gli effetti che possono avere le parole scritte sulle persone…

Un uomo che decide di inventare se stesso, si assume il ruolo del Creatore, almeno secondo un certo modo di vedere le cose: è uno snaturato, un bestemmiatore, un abominio tra gli abomini. Da un altro punto di vista, potreste vedere pathos nella sua persona, eroismo nella sua lotta, nella sua disponibilità a rischiare: non tutti i mutanti sopravvivono. […] Un uomo che inventa se stesso ha bisogno di qualcuno che creda in lui, per dimostrare che ce l’ha fatta.

Ora che ho letto queste più di 500 pagine, ora che sono un po’ più matura di allora e capisco meglio la potenziale forza delle parole, mi tuffo a capofitto nella magia sognante di una storia di cui non si capisce il senso fino a quando una voce non ti illumina all’improvviso dall’alto e ti dice:

Per rinascere si deve prima morire.

E pensateci bene, è vero o no? È vero o no che solo toccando il fondo si può sapere con convinzione che esiste una cima? È vero o no che l’uomo ha bisogno, a volte, di ridursi a niente per imparare qualcosa in più di sé?

Un uomo che inventa se stesso ha bisogno di qualcuno che creda in lui, per dimostrare che ce l’ha fatta. Di recitare ancora la parte di Dio, potreste dire. Ma potreste anche scendere qualche gradino e pensare a Tinker Bell: le fate non esistono se i bambini non battono le mani. O potreste semplicemente dire: significa proprio questo essere un uomo.
Non è solo il bisogno di esser creduti, ma quello di credere in un altro.
Avete capito benissimo: amore.

Perché il divieto?

Parliamo di quei versi che hanno scatenato le ire dei capi religiosi: la fatwa è dovuta ad alcuni passaggi del libro, nei quali viene rielaborato un episodio della tradizione islamica, piuttosto controverso, nel quale il profeta Maometto viene ingannato da Satana che gli suggerisce un passo del Corano. Un momento di debolezza del Profeta, quindi. Una debolezza umana.
Trasformata – dall’interpretazione che ne è stata fatta – in una bestemmia.

Perché bisogna leggere questo libro?

Quello che mi ha insegnato Salman Rushdie con questa storia sognante, dove uomini comuni precipitano da 6000 metri senza rovinarsi un capello, dove uomini comuni acquistano come per magia un’aureola luminosa o due corna da capra (o da Satana?), dove uomini comuni scelgono di vivere una vita lontano dalla loro patria e si fanno sedurre dalle luci dell’Occidente, dove uomini comuni cercano un’integrazione in una cultura diversa dalla loro. Quello che mi ha insegnato Rushdie, dicevo, è che ogni uomo/donna può deve poter scegliere liberamente cosa fare della sua vita, che ogni uomo/donna può sbagliare e avere debolezze – le ha avute anche Maometto, figuriamoci! – che la lotta tra il Bene e il Male è e sarà sempre parte importante della nostra vita, che l’Amore (per se stessi, per gli altri), è l’unico segreto da conoscere. Cose che tutti noi sappiamo, cose ovvie, che diamo per scontate anche troppo spesso.

Cose che forse, a leggerle tra le frasi di un libro, riescono a rimanere più impresse.

p.s.: ora però mi è venuta una gran voglia di leggere Rushdie, che è un fine scrittore, abile evocatore, fantastico immaginatore. Leggerò Joseph Anton, il suo racconto della vita dopo la condanna a morte decretata dal governo islamico e ne parleremo insieme! 

I versi satanici
Salman Rushdie
Mondadori (Oscar contemporanea), 2009, € 9,35
ISBN: 978-8804588207

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 [Credits: morguefile.com]

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