L’amante giapponese, Isabel Allende

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«Ci sono passioni che divampano come incendi fino a quando il destino non le soffoca con una zampata, ma anche in questi casi rimangono braci calde pronte ad ardere nuovamente non appena ritrovano l’ossigeno.»

Isabel Allende – forse complice il passare del tempo? – ha iniziato a puntare il suo obiettivo verso protagonisti più maturi, con qualche anno in più sulle spalle. L’ho notato leggendo Oltre l’inverno, suo ultimo libro uscito a novembre del 2017, e lo confermo ora, con L’amante giapponese, che per una scelta casuale ho letto solo ora, sebbene sia stato pubblicato nel 2015. Personaggi meno passionali, più morbidi, più comodi, ma non per questo meno attivi e entusiasti della vita.

Nell’ultimo periodo la Allende ha affrontato temi molto diversi tra loro, si è cimentata nella letteratura per ragazzi, ha impostato ricostruzioni storiche, si è occupata di storia contemporanea, ci ha fatto viaggiare nel degrado e nella solitudine della vita a contatto con la droga, per poi insegnarci a rinascere imparando a conoscere se stessi e le nostre radici.
Con L’amante giapponese ci accompagna in una casa di cura, Lark House, una residenza per anziani più o meno autonomi. La sorpresa più piacevole è che le mura di una residenza all’apparenza serena e silenziosa possono custodire segreti, rivelazioni e sorprese inaspettate. A partire dall’amore, che non si spegne, nemmeno al raggiungimento della vecchiaia.

«Non siamo vecchi per il fatto di aver compiuto settant’anni. Iniziamo a invecchiare nel momento in cui nasciamo, cambiamo giorno dopo giorno, … ci evolviamo. L’unica cosa diversa è che adesso siamo un po’ più vicini alla morte. E cosa c’è di male in questo? L’amore e l’amicizia non invecchiano.»

Molti molti fili si intrecciano nel racconto, molte storie parallele, alcune solo accennate – ma che meriterebbero un qualche approfondimento futuro – altre approfondite il giusto.

L’Amore profondo si sente ancora: l’ardore e la passionalità di Blanca e Pedro (vedi La casa degli spiriti) hanno perso smalto ma l’amore profondo, quello che va oltre ogni confine e supera qualsiasi distanza, c’è e attraversa la Storia, le guerre, le discriminazioni e la violenza. Si rivivono insieme ad Alma bambina gli orrori dei campi di concentramento del periodo nazista, non solo quelli europei che raccoglievano gli ebrei ma anche quelli americani, che ospitavano i “nippo”. Si rivivono le vicende di un grande amore, quello tra Ichimei e Alma, le storie e i fatti di una grande famiglia, costruita sulle basi di una solida amicizia e un grande affetto, le avventure di una ragazza giapponese che vuole diventare medico in un mondo fatto di convenzioni e paraocchi, quelle di Irina e della sua fuga dalla Romania.
Molto altro viene accennato, in questa storia, che leggo immaginandola come un grande nuovo affresco che mette buone basi, buone radici. E io mi aspetto (e lo spero) che alcuni dei rami appena nati da queste radici divengano prossimamente nuove storie da cui farsi coinvolgere, che Isabel sia tornata con la volontà di lasciarci un nuovo, grande, entusiasmante racconto di Vita.

«A qualsiasi età è necessario uno scopo nella vita. È la cura migliore contro molte malattie»

L’amante giapponese
Isabel Allende
Feltrinelli (collana I narratori), 2015, pag. 281, € 18,00
ISBN: 978-8807031601

Polepole è Silvia, lettrice affamata e da poco tempo molto selettiva, geometra, architetto, perenne studente della vita. Sono nata nel 1973, in un soleggiato ultimo giorno di aprile, ho un marito e due figli meravigliosi, che riempiono la mia vita di emozioni belle. Passerei l’intera esistenza sui libri, con tazza di cioccolata fumante al seguito, senza distogliere lo sguardo se non per farmi conquistare dalla copertina di un altro libro.

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