L’anno dei fuggiaschi, Sunjeev Sahota

«Ti costringe a pensare solo a te stesso.» Gurpreet parlava piano.
«Questa vita. Rende tutto una competizione. Una lotta. Per il lavoro, per i soldi. Non c’è pace. Mai. Una lotta continua per il prossimo lavoro. Lotta, lotta, lotta. E non ha importanza se sei più forte degli altri, ci sarà sempre un fottuto chamaar con cui dovrai dividere il lavoro o un ragazzino ricco che si è comprato una moglie.»
«Ognuno gioca le carte che ha» disse Avtar.
Gurpreet fece schioccare la lingua. «Oppure si smette di giocare. Ci si sbarazza degli avversari.»

Ne avevo già parlato nelle ricette letterarie preparando il Brinjal Bartha quando vi ho presentato la nostra versione di una delle tante atmosfere al profumo di Punjab che si trovano in questo romanzo.

L’anno dei fuggiaschi, di Sunjeev Sahota, è uno di quei libri che vorresti non arrivassero mai all’ultima pagina. Di quelli che basta chiudere gli occhi e ti ritrovi nei vicoli di Sheffield o in un gurdwara di Chandighar. Di quelli che ti rimangono nel cuore per i sorrisi e le fitte di dolore che fanno provare. È come essere su un’altalena.

La mia recensione di L’anno dei fuggiaschi di Sunjeev Sahota

Mi piace l’India, o meglio, mi attrae fortissimo. I suoi colori, i profumi, i contrasti. La povertà assoluta, la disperazione, la speranza, la corruzione che come in tutti i luoghi del mondo, purtroppo, trova terreno fertile per crescere e distruggere la vita, gli spiriti, le anime.
Leggo isolandomi dal mondo, soprattutto questa storia, che ha bisogno di raccoglimento e concentrazione, per un ritmo iniziale piuttosto lento. Ma i personaggi de L’anno dei fuggiaschi sono così ben dipinti che non fai in tempo a esprimere dubbi che sei già entrato nelle loro vite: Tarlochan, Randeep, Avtar, Narinder. Ammetto un primo momento di disorientamento nel collegare nomi, parole straniere, famiglie e tradizioni, ma dura il tempo di nulla, perché la storia tragica di Tochi ti tocca il profondo e ti rimane nell’anima per sempre, perché l’amore per gli altri e la fede incrollabile di Narinder sono da ammirare, perché a tratti ti immedesimi nei caratteri e nei comportamenti di Randeep e Avtar, ragazzi giovani e ingenui che si trovano in un universo totalmente diverso da quello in cui erano abituati a sopravvivere.

La vita così com’è

I temi dell’immigrazione, della clandestinità, del lavoro irregolare, della lotta per la sopravvivenza quotidiana nella realtà purtroppo attualissima dei migranti, sono affrontati senza patetismi, senza ridurre tutto a sentimentalismi ipocriti. Il racconto della diffidenza, dei pregiudizi, della cattiveria e della condivisione e della solidarietà si alternano come in un’altalena: c’è chi offre a tutti roti e dahl e chi provoca incidenti al coinquilino per trovare lavoro ad un amico.
Sahota sa descrivere i fatti così come sono, infondendo Anima ai suoi personaggi, raccontando momenti di vita che accomuna tutti noi, chamaar (intoccabili) o no. Sa parlare di caste e tradizioni ancora esistenti in un mondo che in realtà ha eliminato solo i termini dai suoi princìpi di vita apparenti, ma continua a etichettare le persone e a trattarle più o meno bene in base alle possibilità economiche e ad alcuni pregiudizi antichi e senza alcun senso.

In molti dovrebbero leggere L’anno dei fuggiaschi: è uno di quei libri che raccontano come in una cronaca nuda la vita vera, quella di ogni giorno, quella per cui migliaia di persone affrontano grandi rischi e pericoli in cerca della possibilità di vivere una vita normale e umana.
In un’attualità in cui l’immigrazione è un’emergenza quotidiana, dovremmo capire di più, approfondire la realtà, infilare i piedi nei mocassini dell’altro e camminarci dentro per un po’.

Ma L’anno dei fuggiaschi non è solo una denuncia lucida della crudeltà di una parte della società, ma anche una storia, quattro storie di crescita, quattro romanzi di formazione che si intersecano a formare un intreccio di vite, di speranze, di emozioni: si assiste al dramma accaduto a Tochi e alla sua reazione, al modo in cui affronta la terribile solitudine in cui si trova. Si cresce con Narinder e con lei si prende atto della condizione femminile in un mondo che ha regole rigide e fisse, ci si ribella con lei e con lei si cerca un lavoro e un’autonomia che pare impossibile. Si matura e ci si fanno domande e si cercano risposte con Randeep e il dolore di un padre in crisi, con Avtar ed il suo enorme senso di responsabilità. Questo non significa che la vita avrà per tutti un lieto fine, che tutti vivranno per sempre felici e contenti, anzi.
L’importante però è capire che la vita è imprevedibile, e che si deve essere in grado di lottare e imparare ad andare avanti con le proprie gambe e la propria testa.

Un romanzo ricco di spunti, di argomenti su cui meditare, di esempi. Un romanzo che mi rimarrà nel cuore soprattutto per la sua intensità.

L’autore: Sunjeev Sahota

Sunjeev Sahota è nato nel 1981 nel Derbyshire, Inghilterra, e vive attualmente a Sheffield. Il suo primo romanzo “Ours Are the Streets” è stato pubblicato nel 2011.
Nel 2013 è stato inserito nella lista Best of Young British Novelists della rivista letteraria “Granta”. L’anno dei fuggiaschi è stato finalista al Man Booker Prize, ha vinto il Premio dell’Unione europea per la letteratura, il South Bank Sky Arts Award e l’Encore Award. Eletto tra i migliori libri dell’anno da “The Guardian”, “The Observer”, “The Boston Globe”, “The Washington Post”, è in corso di pubblicazione in quindici Paesi.

L’anno dei fuggiaschi
Sunjeev Sahota
Chiarelettere (collana Narrazioni), 2018, pag. 506, € 19,00
ISBN: 978-8832960327

Polepole è Silvia, lettrice affamata e da poco tempo molto selettiva, geometra, architetto, perenne studente della vita. Sono nata nel 1973, in un soleggiato ultimo giorno di aprile, ho un marito e due figli meravigliosi, che riempiono la mia vita di emozioni belle. Passerei l’intera esistenza sui libri, con tazza di cioccolata fumante al seguito, senza distogliere lo sguardo se non per farmi conquistare dalla copertina di un altro libro.

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