Ricette letterarie: Spaghetti con le vongole – La cucina del buon gusto, Simonetta Agnello Hornby, Maria Rosario Lazzati

Scendevamo verso Misilmeri. A sinistra, fuori dal paese, un castello arabo semidistrutto ma ancora maestoso. […] “Se avessi dovuto lavorare per altri, avrei scelto il mestiere di quell’uomo.

I rappresentanti di commercio conoscono il territorio e non si annoiano mai: vanno da un paese all’altro, al volante di macchine potenti, e non devono dare conto a nessuno…”
Una pausa e poi: “Sono buongustai e conoscono i posti in cui si mangia meglio”. E accelerò per superare una Seicento; proprio mentre la sorpassava annunciò, cambiando marcia: “Andiamo a mangiare da Spanò!”

E ancora, più avanti:

Ho ricordato l’unica donna che quel giorno sedeva al ristorante, una giovane col suo innamorato: pasta con le cozze lui, con le vongole lei, e si imboccavano a vicenda. La ragazza succhiava il mollusco con voluttà, gli occhi negli occhi di lui. Noi avevamo finito di mangiare e papà chiacchierava con il cameriere. In bocca avevo ancora il gusto delle vongole e sulle dite l’odore dell’aglio e dell’olio – non c’erano lavadita da Spanò. Guardavo la giovane coppia e sentivo uno strano benessere. Mi ritornò, imperiosa, la fame. Di vongole e spaghetti ma anche di altro. Esilarante.

Fu quello il mio primo incontro, indiretto, con le génésique

Ecco che la lettura di certe immagini, l’essere completamente immersi nel libro e nella sua atmosfera, stimola le papille e ti fa venire una gran voglia di quel bel piatto di spaghetti di cui si parla. E non solo. Ecco che la tua mente nonché il tuo stomaco prendono – autonomamente dalla tua volontà – la decisione che sì, stasera si cena così: spaghetti con le vongole.

E ok, magari non saranno quelli di Spanò, magari non saranno così prelibati come i suoi (che poi magari un salto da Spanò potremmo anche farcelo, prima o poi…), però la mia ricetta stracollaudata, migliorata e ritoccata è una garanzia: ogni volta che la preparo sono proprio fiera di me!

Ora che poi finalmente è arrivata la bella stagione (e che nessuno si azzardi a dirmi che fa caldo!) cosa può esserci di meglio che una cenetta così, con un bel bicchiere di vino e la giusta compagnia a far da contorno?

Il libro di cui stiamo parlando è delizioso, ricco di storie di vita quotidiana e di amore. E anche di tanta voglia di felicità. Di voglia di stare bene.

Il valore che ha la preparazione di un pasto in questa ricerca della felicità è ormai conosciuto. Oggi che in molti campi del ‘popolare’ si punta sulla cucina e sulla gola per ottenere consensi (dai programmi tv ad un bel po’ di libri, ultimamente anche troppo infarciti fin nei titoli di ricette) si scopre di nuovo che la cucina è utile come terapia e cura per un sacco di guai.

Scegliamola con cura, però, e amiamo con tutta l’anima i gesti necessari per la preparazione dei piatti…

Note sul libro

cucina buon gustoL’atmosfera descritta nella citazione qui sopra, le immagini che arrivano alla mente, tutto il libro in generale, sono una meravigliosa celebrazione dell’arte dell’ospitalità e dell’amore per il buon cibo. Non necessariamente cibo costoso, ma buono e preparato con amore, quello sì!

“Volevamo celebrare la gastronomia e i piaceri dei sensi che si incontrano nel preparare il cibo, nel servirlo e nel mangiarlo. Cucinato, condiviso, consumato da soli, regalato; occasione d’incontro, simbolo di appartenenza a gruppi e a religioni, nutrimento del corpo e della psiche, il cibo è potentissimo antidoto contro l’isolamento e la tristezza. Ce ne siamo rese conto quasi per caso. Rosario, da bambina, nella cucina di casa si incantava a osservare la trasformazione degli ingredienti in pietanza; da adulta, all’estero, cucinava per mantenere la propria identità e ha cominciato ad apprezzare dettagli che danno piacere, come organizzare e riordinare la dispensa, fare la spesa nei mercati del quartiere e cucinare con i fiori del terrazzo. Molte alunne della sua scuola di cucina londinese frequentano i corsi da anni, perché hanno imparato che cucinare aiuta a stare meglio. Simonetta, cuoca per tradizione familiare e per necessità, ha sperimentato attraverso le vicissitudini della vita il valore catartico della cucina. Per lei, la cucina e la tavola, oltre a essere elementi fondamentali dell’esistenza, costituiscono un trionfo dei sensi, della bellezza e dell’ospitalità.”
(fonte: Amazon.it)

Chiedo perdono per la lunga citazione ma mi sembrava fondamentale per capire: quella che propongo è una ricetta semplice che – come tante altre – richiede ingredienti e, soprattutto, intenzioni di qualità.

La ricetta

Spaghetti con le vongole

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ingredienti (per 4 persone)
  • 320 g di spaghetti
  • 2 spicchi di aglio
  • 4 cucchiai d’olio evo (extra vergine d’oliva)
  • 2 peperoncini secchi
  • 500 g di vongole veraci
  • 1 bicchiere di vino bianco
  • 6 pomodorini (datterini o pachino)
  • 1 mazzetto di prezzemolo
Preparazione 
  1. Mentre bolle l’acqua per la pasta sciacquate e preparate le vongole veraci eliminando quelle che sono rotte
  2. Mettete un padella a bordi alti (saltapasta) al fuoco, aggiungete 2 cucchiai d’olio, l’aglio vestito ed i peperoncini secchi
  3. Appena l’olio scalda buttate le vongole e fatele aprire a fuoco sostenuto. Verificate che non sia presente sabbia e versate il vino, facendo sfumare sempre a fiamma alta
  4. Buttate gli spaghetti e quando sono quasi a fine cottura toglieteli dalla pentola senza scolare l’acqua, prelevandoli con una pinza (io lo faccio con due forchette, con la pinza non mi trovo) e metteteli direttamente in padella, a finire la cottura
  5. Aggiungete altro olio, i pomodorini tagliati a metà e finite con il prezzemolo tritato, amalgamando la pasta con gli ingredienti

Servite con tanto amore e voglia di essere felici come condimento!
Buon appetito!

Polepole è Silvia, lettrice affamata e da poco tempo molto selettiva, geometra, architetto, perenne studente della vita. Sono nata nel 1973, in un soleggiato ultimo giorno di aprile, ho un marito e due figli meravigliosi, che riempiono la mia vita di emozioni belle. Passerei l’intera esistenza sui libri, con tazza di cioccolata fumante al seguito, senza distogliere lo sguardo se non per farmi conquistare dalla copertina di un altro libro.

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